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Quaresima: “Cenere in testa e acqua sui piedi”

Don Tonino Bello, con il suo slogan “cenere in testa e acqua sui piedi”, vuole esprimere proprio i due segni che caratterizzano l’inizio e il compimento del tempo quaresimale, un tempo che deve essere scandito dalla preghiera, dal digiuno e dalla carità.

Cenere e acqua, testa e piedi, mercoledì e giovedì: “Una strada – scrive don Tonino – apparentemente di poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala. Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole. Non c’è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un “linguaggio a lunga conservazione”.

In questa riflessione ci si soffermerà soprattutto sul primo segno che la Chiesa mette in atto e che dà inizio al periodo quaresimale: le ceneri.

I simboli della Chiesa non sono espedienti per fare spettacolo, ma segni che rimandano ad una realtà altra ed alta: la realtà di Dio. I “santi segni”, infatti, sono gesti visibili che parlano dell’invisibile; si rivolgono alle “profondità essenziali” da cui scaturiscono le grandi parole della Chiesa. Una volta discesi nella profondità si attinge direttamente alla fonte di queste realtà. Non ci si ferma alle apparenze, ma si comincia a vedere la realtà che dietro di essi giace.

Le ceneri sono il segno, il simbolo della conversione del cristiano, del suo cambiare strada per andare verso la direzione giusta. Sul simbolo della cenere, così si esprime don Tonino: “È difficile sottrarsi all’urto di quella cenere. Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un’autentica martellata quel richiamo: “Convertiti e credi nel Vangelo”. Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale, secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d’ulivo benedetti nell’ultima domenica delle palme. Se no, le allusioni all’impegno per la pace e all’accoglienza del Cristo diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione. Quello “shampoo alla cenere”, comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato”.

La cenere, allora, ricorda la debolezza, la fragilità, il peccato dell’uomo. Dinnanzi a tutto questo l’atteggiamento di Dio nei confronti dell’uomo peccatore non è come quello del padrone che rimprovera, ma del Padre che ama e perdona. Tutto questo è ciò che la Chiesa crede e celebra all’inizio del “tempo favorevole per la nostra conversione”, per dirla con l’apostolo Paolo.

A conclusione di questa riflessione, risuonino le parole di colui che ha guidato questo piccolissimo itinerario: “Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua. La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare… sui piedi degli altri. Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa. Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi”

 

 

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