DON MILANI VIVE ANCORA

27-06-2017 - Notizie

DON MILANI VIVE ANCORA

E avrebbe oggi tanto da insegnarci

 

A 50 anni dalla morte, avvenuta il 26 giugno 1967, Don Lorenzo Milani suscita ancora contrasti e riconoscimenti, gratitudine e incomprensione. Di incomprensioni ne ha avute tante, soprattutto da parte della Chiesa, che lui amava e che non ha mai abbandonato.

Ma vorrei soffermarmi su due prese di posizione, che ho letto di recente, in due articoli comparsi sul SOLE 24 Ore il 26 febbraio e il 26 marzo. Nel primo, dal titolo ” Io sto con la professoressa”, scritto da Lorenzo Tomasin (alludendo alla immaginaria professoressa cui Don Milani si era rivolto nella sua famosa lettera), e nel secondo “Uscire dal donmilanismo”, della scrittrice Paola Mastrocola, l’educatore viene accusato di essere il responsabile dello “sfacelo” della scuola italiana, di aver facilitato la vita ai ragazzi con lo slogan “non bocciare”. Ma che cosa vuol dire promuovere per Don Milani? Non certo far passare il ragazzo da una classe all’altra per toglierselo di torno, ma significa promuoverne le doti, individuarne le capacità, suscitare interessi, aprirgli la mente, indirizzando, correggendo, anche con severità, chi crede di “fare il furbo”. In primo luogo è fondamentale dare ai ragazzi un fine “Bisogna che sia onesto. Grande. Che non presupponga nel ragazzo null’altro che essere uomo... A Barbiana tutti i ragazzi andavano a scuola dal prete. Dalla mattina presto fino a buio, estate e inverno, non c’era ricreazione, non c’era vacanza nemmeno la domenica”.

 Questa sarebbe la scuola facile proposta dal priore? Gli autori degli articoli sopraccitati non hanno letto il testo della lettera di Don Milani. Ed è sua la responsabilità di una scuola burocratizzata? dell’abbandono scolastico? Lui che affermava “Se ognuno di voi sapesse che ha da portare innanzi ad ogni costo tutti i ragazzi, aguzzerebbe l’ingegno per farli funzionare... cercherebbe un modo nuovo di fare scuola, tagliato su misura (del più debole) Andrebbe a cercarlo a casa se non torna”.

E OGGI? Le nostre classi sono frequentate da bambini e ragazzi provenienti da diversi paesi, culture e lingue. Agli insegnanti è richiesto uno sforzo supplementare, spesso molto gravoso, che devono affrontare in prima persona con pochissimi supporti, in un mondo estremamente complesso. Ma la lezione di Don Milani è tuttora valida. Il suo atteggiamento è stato ben compreso da papa Francesco: “La sua inquietudine non era frutto di ribellione, ma di amore e tenerezza per i suoi ragazzi, per i quali soffriva e combatteva per dar loro la dignità che spesso veniva loro negata”.

 Andreina Cafasso