È mancato Giovanni Franzoni

13-07-2017 - Notizie

È mancato Giovanni Franzoni verso le tre del pomeriggio. ..buio anche dentro di noi ma illuminati dalla certezza che resterà vivo in tutti coloro che sapranno coglierne i frutti abbondanti che negli anni ci ha lasciato con le sue battaglie per i diritti civili delle peresone per un dibattito coraggioso sui temi di fede di teologia della morale con  i suoi scritti - La terra è di Dio e la recente pubblicazione Autobiografia di un cattolico marginale - le sue scelte ispirate al Vangelo e al Concilio Vaticano II  cui prese parte in quanto Abate e di cui ci venne a raccontare lo scorso 12 giugno ospite a 'Una Chiesa a più voci' insieme a Mons. Luigi Bettazzi ora unico vivente italiano dei tanti padri conciliari.  Siamo stati onorati della loro presenza nell' ottobre 2015 e il 12 giugno scorso  per l'ultima volta insieme. Ora che Dom Franzoni vive la Comunione piena con Dio rimanga sempre con noi come testimone e rendiamo grazie al Signore per  averlo donato alla Chiesa negli anni settanta in cui il confronto e il dibattito sia pure accesi aiutavano a camminare in avanti senza ignorare i mutamenti del mondo e della società. Un invito a fare memoria e a non dimenticare la sua vita per continuarne l'opera preziosa. Al confratello Bettazzi il compito di perseverare con gioia e gratitudine nel raccontare di quella Primavera dello Spirito che vi ha visti insieme allora e  a Ronco di Cossato...
Con gratitudine e amicizia don Mario

In ricordo di Giovanni Franzoni

+ Luigi Bettazzi

Già presidente di Pax Christi 

 http://www.paxchristi.it/?p=13132

Pax Christi Italia e Mosaico di Pace mi chiedono di esprimere la loro partecipazione al lutto della famiglia e della Comunità  cristiana di S. Paolo a Roma per la morte di Giovanni Franzoni.

Personalmente lo ricordo, quando era Abate di S. Paolo, alle Assemblee della CEI e agli ultimi due Periodi del Concilio Vaticano II. Penso alla sua attività negli anni caldi dopo il 1968; il suo libro “La terra è di Dio” (cui seguì poi “Anche il cielo è di Dio. Il credito dei poveri”) anticipava i problemi ecologici oggi sul tavolo della politica internazionale. Le sue prese di posizione sulla Chiesa dei poveri e sul dialogo con i comunisti sembrano appartenenti al passato, ma la sua dichiarazione di aver votato comunista lo portò alla “riduzione allo stato laicale”. Il suo temperamento ardente ma soprattutto il legame con la Comunità di S. Paolo, che aveva fondato e diretto fino ai nostri giorni, lo portarono a prese di posizioni di critica e di contestazione molto forti al di là di ogni compromesso (ad esempio di prendere domicilio nella mia Diocesi, pur restando a Roma), che indussero poi la Chiesa a decisioni drastiche.

Era rimasto, anche vivendo da laico (e sposandosi) uomo di fede. L’avevo incontrato il mese scorso, presentando insieme in una parrocchia piemontese il Concilio Vaticano II, di cui eravamo rimasti gli ultimi membri viventi italiani, ed era stato molto pacifico e fraterno. Forse i suoi atteggiamenti di contrasto non permetteranno lo si ponga tra i profeti, accanto a d. Mazzolari e d. Milani, ma non gli tolgono il merito di una profezia – sulla Chiesa dei poveri, sull’ecologia, sulla nonviolenza e la pace – perseguita con sincerità e con coraggio e con la coscienza di una fede sincera. Gliene restiamo grati.

14 luglio 2017

 

 

AVVENIRE: Il lutto. Morto Giovanni Franzoni: «cattolico del dissenso»


Gianni Gennari venerdì 14 luglio 2017

 

Aveva 89 anni. Lo chiamavano l’abate rosso. Benedettino, padre conciliare nell’ultima fase del Vaticano II, aveva fondato la “Comunità di San Paolo”

 

Giovanni Franzoni morto ieri a 89 anni

Giovanni Franzoni, prete nel 1955, già abate benedettino di San Paolo e padre conciliare nell’ultima fase del Vaticano II, fondatore, iniziatore e guida della sua 'Comunità di San Paolo', di nuovo laico negli anni 70 e sposo dagli anni 90: è morto ieri, a 89 anni. Nato in Bulgaria, ove lavorava suo padre, ma cresciuto nella Firenze di Giorgio La Pira, di don Lorenzo Milani e di molti altri cristiani 'singolari' e significativi per tanti, anche oltre le mura della Chiesa. Significativo anche lui: scrittore, polemista, guida per molti, amato e respinto, discusso sempre, capace di aprire nella vicenda della Chiesa cattolica italiana echi che sono andati anche ben al di là dei confini ecclesiali. Da giovane frate insegnò filosofia e storia a Farfa, ma la sua elezione come abate di San Paolo lo trasformò nel più giovane 'padre' al Concilio nelle ultime due sessioni.

Abate amatissimo dai suoi confratelli, per esempio capace di assistenza speciale, delicata e fraterna soprattutto ai monaci anziani, spesso (e non solo allora) troppo dimenticati… Un “padre” e “fratello” anche come abate. Alla base il Concilio Vaticano II alla luce del Vangelo e i problemi sociali del momento, soprattutto nella stagione del ’68, che dal maggio francese arrivò anche nella comunità cattolica mossa dal rinnovamento conciliare. Era il tempo nel quale la visione sociale di un marxismo sognato 'dal volto umano' affascinò non pochi anche nella nostra società.

Uomo capace di guida autorevole, sensibile alla problematica sociale per quello che riguardava la città dell’uomo e della donna, ma nella Chiesa capace di sollevare interrogativi che si ricollegavano alla grande tradizione patristica, spesso rivista anche alla luce delle elaborazioni sociologiche della cultura di sinistra: basterà ricordare uno dei suoi primi scritti, «La Terra è di Dio», che riprendeva temi antichi alla luce della realtà del tempo vissuto nella Chiesa e nella società. Se la terra è di Dio, chi se ne impadronisce tradisce la paternità di Dio per consegnarla al potere iniquo – che cioè produce ingiustizia – dell’uomo, allora è fuori strada…È noto che alcuni passi della costituzione conciliare Gaudium et spes furono anche dovuti ai suoi suggerimenti. Paolo VI lo stimava, ma quando le vicende della società italiana videro Franzoni e i suoi su posizioni politiche e dottrinali non capite, e tanto meno approvate, dalla pastorale cattolica, arrivarono dolorose e dure lacerazioni che solo il tempo successivo avrebbe portato tutti a capire meglio e con maggior senso di equilibrio.

Fu comunque tra i primi a vedere il rischio delle ricchezze amministrate a nome della Chiesa, e a ragionare polemicamente sulla funzione di istituzioni di Chiesa (lo Ior, per esempio, e già nel 1973). Arrivò il 1974, anno decisivo, e portò conseguenze pesanti, con la forte opposizione dell’ex «abate rosso» al referendum abrogativo della legge sul divorzio, voluto dalla Dc di Fanfani e che in qualche modo – nonostante esitazioni e dubbi di Paolo VI stesso – 'costrinse' la Chiesa come tale ad appoggiare l’abrogazione dalla nuova disciplina: fu una sconfitta che segnò non solo quel tempo. La sua comunità aveva preso parte attiva al cosiddetto 'Convegno sui mali di Roma' del 1974. Le elezioni politiche e comunali del 1975 e 1976, teatro dei successi del Pci di Berlinguer, furono determinanti per uno strappo 'politico' ulteriore di Franzoni e dei suoi. E nel 1975, dopo la sospensione a divinis dell’anno prima, arrivò anche la dimissione dallo stato clericale. Nella realtà di quegli anni, egli vide e segnalò anche la trasformazione anti-ideologica e pluralista dei partiti della sinistra italiana, e in particolare del Pci berlingueriano: ne seguì l’accusa di marxismo e sovversione sociale.

Franzoni nel 1991 aveva sposato una giornalista giapponese, e fino alla fine, anziano e malato, ha continuato a scrivere, parlare, sempre attento anche alle posizioni diverse, ma onestamente capace di giudizio anche sorprendente, e aiutando sempre la maturazione della coscienza di chi lo incontrava. La sua comunità ha continuato negli anni la celebrazione domenicale e l’azione sociale in un locale della via Ostiense avuto dalla Abbazia di San Paolo. Dopo 40 anni, nel 2014 ha riassunto la sua avventura, pienamente di mondo e nonostante tutto anche di Chiesa, nella “Autobiografia di un cattolico marginale” (Rubbettino), importante per capire al fondo la sua sempre rinnovata vita sociale e, nonostante tutto, ecclesiale. Arriva l’ora della pace: si chiudono gli occhi, morendo, ma per vedere tutto, e pienamente

(immagini del 12 giugno - vedi locandina)

Giovanni Franzoni è in Paradiso

 

Il nostro fratello e padre Giovanni Franzoni, a 88 anni,  è andato in Paradiso questa mattina dopo una vita densa di fede nell’Evangelo e di opere. Giovane abate dell’abbazia benedettina di  S.Paolo a Roma,  ha cercato di dare attuazione al nuovo corso della Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II , a cui aveva partecipato. Si scontrò però con la pesantezza del sistema ecclesiastico  che resisteva al cambiamento. Negli anni settanta la sua forzata separazione dalle strutture canoniche ha coinciso con un suo accresciuto impegno perché la comunità dei credenti fosse sempre più fondata sulla centralità della Parola di Dio, sul protagonismo dei suoi membri e su un rapporto laico con le istituzioni e con la società civile.

 

Franzoni ha così partecipato da protagonista ai vari percorsi che nella Chiesa si sono impegnati per il rinnovamento del modo di vivere l’Evangelo, dal movimento delle Comunità cristiane di base, ai Cristiani per il Socialismo fino alla Teologia della Liberazione. In particolare, è stato il fondatore e l’animatore fino ad oggi della Comunità di base di S.Paolo di Roma. La sua libertà ed indipendenza di giudizio si sono manifestate , in particolare, quando si è espresso, in modo molto argomentato, contro la canonizzazione di papa Wojtyla, facendosi portavoce di un’opinione diffusa ma senza risonanza mediatica.   .

 

I difficili rapporti tra Franzoni e la sua abbazia di un tempo si sono normalizzati quando il 10 ottobre dell’anno scorso  l’attuale abate di S.Paolo dom Roberto Dotta e il Card. James Michael Harvey , arciprete della basilica, hanno visitato la sede della Cdb di S.Paolo, ascoltando informazioni sulle opere sociali che vi sono svolte e leggendo insieme brani della  prima lettera ai Corinzi (12, 4-14, 26-27) dove si dice che “vi è diversità di doni, ma vi è un medesimo Spirito. Vi è diversità di ministeri, ma non v’è che un medesimo Signore”. Questo incontro non ha però significato una piena “riabilitazione” di Giovanni da parte delle massime autorità della Chiesa, come era stato ripetutamente richiesto.

 

Giovanni ha sopportato, con  cristiana pazienza e con l’aiuto dei membri della sua comunità, la perdita della vista negli ultimi anni, fatto che gli ha reso faticosa una maggiore partecipazione ai  fermenti che si muovono ora nella Chiesa con papa Francesco. Tutte e tutti di Noi Siamo Chiesa partecipiamo con grande emozione, amicizia e preghiera alla salita al padre di Giovanni.

 

Roma, 13 luglio 2017                         NOI SIAMO CHIESA

 

E’ morto Giovanni Franzoni


Un maestro, un profeta, un padre, un cristiano coraggioso, un annunciatore intenso ed appassionato del Regno di Dio, un profeta del nostro tempo...

Giovanni Franzoni è stato certamente tutto questo per noi delle comunità cristiane di base italiane e per tutti e tutte coloro che lo hanno avuto compagno di riflessione, di elaborazione e di lotta per tante battaglie civili e umane che gli hanno procurato provvedimenti repressivi da parte di una gerarchia patriarcale e anacronistica.

E’ stato per noi anche un amico e un prezioso compagno di ricerca, per un cammino di fede solidale e senza confini che, lontano dalle sponde sicure del potere e dei dogmatismi, si è spinto con coraggio in mare aperto per realizzare quella "chiesa dei poveri" che tanto lo affascinava. Non tentiamo neppure di fare un elenco delle iniziative di cui si era fatto promotore e a cui collaborava con competenza e impegno.

La sua profonda preparazione biblica e teologica, unita ad un attento interesse per le ricadute sulla vita delle persone delle ricerche scientifiche, ci ha aiutato negli anni ad affrontare con coraggio i problemi urgenti posti all’umanità – e a noi – dalla violenza del sistema capitalista e patriarcale.

Con Enzo Mazzi, Martino Morganti, Ciro Castaldo - e tanti e tante che semplicemente non sono così famosi/e – ha saputo leggere i “segni dei tempi” con più coerenza di tanti loro predicatori e ci ha incoraggiati/e e sostenuti/e nel percorrere strade nuove per cooperare a "rimettere al mondo" il mondo.

Lo ricorderemo sempre con immenso affetto e, soprattutto, ci impegniamo a far tesoro dei suoi insegnamenti e del suo esempio di vita.

Con queste emozioni e con questi sentimenti esprimiamo alla sua famiglia e alla sua comunità tutto il nostro affetto solidale e partecipe.

La Segreteria tecnica nazionale delle CdB italiane 

Pinerolo (TO), 13 luglio 2017

PADRE CONCILIARE 13 luglio 2017

Morto l’ex abate Franzoni: fu ridotto a laico dalla Chiesa quando annunciò il voto al Pci

 

Newsletter Il Secolo XIX

È MORTO oggi a Canneto (Rieti) Giovanni Franzoni, classe 1928, ex abate benedettino della basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, uno dei simboli del cattolicesimo progressista degli anni 60-70, che fu punito con la riduzione allo stato laicale dalla Chiesa, quando Paolo VI all’epilogo del proprio pontificato si preoccupò di frenare le spinte conciliari.

Della morte di “Dom” Franzoni dà notizia Luigi Sandri, giornalista e scrittore della Comunità di base di San Paolo fondata dallo stesso Franzoni.

Eletto nel 1964 abate di San Paolo, Franzoni partecipò, in quante tale, alle ultime due sessioni del Concilio Vaticano II. Nel post-concilio si impegnò sia per l’attuazione della riforma liturgica sia per favorire un impegno sociale dei cristiani alla luce del Concilio. Si impegnò anche sul fronte dei problemi internazionali in particolare battendosi per chiedere la pace per il Vietnam.

Nel 1970 scrisse una lettera aperta all’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat perché la festa del 2 giugno non fosse caratterizzata dalla presenza eccessiva delle armi ma da rappresentanti dalla società civile. Nel giugno 1973 pubblicò una lettera pastorale nella quale denunciava le speculazioni edilizie a Roma che sarebbero state sostenute, secondo la sua denuncia, anche da ambienti vaticani. Da lì le divergenze con la Santa Sede che lo portarono a dimettersi da abate e nel luglio ‘73 e a trasferirsi in un piccolo appartamento per continuare a vivere come monaco. Lo seguì un gruppo di uomini e donne che formarono la Comunità cristiana di base di San Paolo che esiste tuttora.

In occasione del referendum sul divorzio si espresse a favore della libertà di coscienza aggiungendo che avrebbe votato `no´ alla cancellazione di quella legge, ponendosi così in aperto contrasto con i vertici della Conferenza Episcopale Italiana. Decisione che gli costò, ad aprile del ‘74, la sospensione `a divinis´. Poi in occasione delle elezione politiche nel giugno del 1976 annunciò pubblicamente che avrebbe votato per il Pci. «Per volere di Paolo VI, nell’agosto successivo fu ridotto allo stato laicale» riferiscono dalla Comunità di San Paolo.

Continuò poi la sua vita impegnandosi per cause sociali e scrivendo libri; nel 1990 si era sposato. Negli ultimi tempi si era espresso per il diritto dei malati terminali di avere una morte degna decisa da essi stessi. La Comunità di Base riferisce ancora che negli ultimi mesi era entrato in contatto con l’attuale abate di San Paolo con il quale «era nato un dialogo fraterno».

Fino al '73 era un ascoltato benedettino della basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, con le omelie contro il capitalismo. Poi la cacciata dalla Chiesa, dopo le denunce delle collusioni fra Vaticano e poteri forti, il favore a divorzio e aborto e l'adesione al partito di Berlinguer. Teologo ascoltato da Paolo VI, poi si definì "un cattolico marginale"

 

La Repubblica  13 luglio 2017 :

 

di PAOLO RODARI

 
 

Se ne è andato in silenzio, come ha vissuto l’ultima parte della sua vita. Ai margini di una Chiesa che per anni l’ha emarginato, tenuto in disparte. Giovanni Franzoni, classe 1928, ex abate benedettino della basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, è morto oggi nella sua casa di Canneto (Rieti), dove viveva da tempo.
 
Fino al 1973 era abate nullius, cioè non dipendente da nessun vescovo ma solo dal Papa, alla basilica di San Paolo Fuori le Mura a Roma. Teologo ascoltato da Paolo VI, il più giovane italiano al Concilio Vaticano II. Poi l'estromissione, arrivata dopo la denuncia delle collusioni fra Chiesa e poteri forti, la presa di posizione a favore del divorzio, la dichiarazione di voto per il Pci. Le sue omelie erano come fuoco, a favore della Chiesa dei poveri e contro il capitalismo. Allora era una voce che non si poteva ignorare.
 
Dom Giovanni Franzoni ("dom", dal latino dominus, è predicato d'onore attribuito ai monaci benedettini), ha vissuto da prete ridotto allo stato laicale ma non scomunicato, fra i primi animatori delle Comunità di base che cercano di cambiare le strutture della Chiesa senza una bandiera che connoti il loro status di credenti. La sua Comunità ha sede a Roma in un locale spoglio ma dignitoso di via Ostiense. Tavoli di legno attorno ai quali ancora Franzoni, con discrezione, fino all’ultimo ha concelebrato messa con gli amici. Fra loro anche alcuni sacerdoti: spezzavano il pane recitando l'anafora assieme. "Un cattolico marginale", si definì lui stesso nell'"Autobiografia" pubblicata da Rubbettino, defilato e, per anni, dimenticato dalle gerarchie. Anche se, due anni fa, un segno per lui fausto arrivò: alla presentazione del suo libro in Campidoglio intervenne, a sorpresa, anche Matteo Maria Zuppi, allora vescovo ausiliare di Roma, oggi arcivescovo di Bologna.
 
In una intervista a Repubblica raccontò di come avvennero le sue dimissioni da abate di San Paolo, lo strappo con le gerarchie che lo portò a fondare la Comunità di base in una fabbrica dismessa dell’Ostiense dopo le prese di posizioni sul divorzio e aborto: "In Vaticano mi denigravano. Dicevano che mi ero venduto al Pci. Una domenica in basilica un giovane pregò perché suo figlio potesse crescere in una Chiesa dove non si fa speculazione finanziaria come aveva da poco fatto, con tanto di deplorazione pubblica da parte dell'Associazione Bancaria Internazionale, lo Ior. Paul Mayer, a quel tempo segretario dei Religiosi, reagì. Mi disse che visto che ero così "democratico" dovevo accettare le sue condizioni: sottoporre ogni atto pubblico al parere dei superiori. Presi tempo. In una riunione della Comunità si alzò Vincenzo Meale. Disse che dovevo obbedire perché altrimenti sarei stato l'unico a pagare. Però, spiegò, "è certo che se accetta le censura, la mia esperienza con la Comunità finisce qui". Fu un lampo, un'illuminazione appunto. Risposi: "Ho capito". E il lunedì seguente dissi a Mayer che volevo dimettermi. E così ebbe inizio la mia nudità". Prego? "Spogliato di ogni sicurezza, mi trovai fuori dall'apparato ecclesiastico. Certo, non ero ancora sospeso a divinis. Fu dopo che dovetti lasciare l'abito".
 
Dopo il Concilio la Chiesa aveva aperto al rinnovamento. Franzoni la pungolava, deciso a tornare sui testi biblici per recuperare la figura storica di Gesù e il suo autentico messaggio. Fu Pier Paolo Pasolini a scrivere di lui: "Non c'è sua predica che prendendo convenzionalmente il pretesto dal Vangelo o dalle Lettere di San Paolo, non arrivi implicitamente ad attaccare il potere". Ben altro dicevano Oltretevere. Un giorno in Basilica gli mandarono l'abate Tonini, dei monaci Silvestrini. Disse ai monaci che vivevano con lui che il Papa piangeva per causa sua. In pochi gli rimasero amici. Fra questi il cardinale Pellegrino. All'inizio del ‘74 Franzoni aveva già lasciato la Basilica e abitava in un appartamentino di via Ostiense. Pellegrino andò a trovarlo, e alla domanda su perché fosse a Roma rispose: "Non ho niente da fare qui, sono venuto solo per chiederti scusa per come ti abbiamo trattato".
 
Fu sempre nel ‘74 che Il Tempo esultò così alla notizia delle sue dimissioni: "L'abate rosso si è messo da parte: speriamo che stia tranquillo". Ma fermo non stava. Girava l'Italia per il referendum sul divorzio. Il cardinale Poletti, vicario del Papa a Roma, gli disse di cercarsi una diocesi in cui incardinarsi. Lui trovò Frascati. Poletti gli disse che era troppo vicina a Roma. "C'è un chilometraggio minimo, vostra Eminenza?", gli chiese Franzoni. Nessuna distanza era sufficiente. Così l'ex abate aprì una sua Comunità di base, senza attendere il placet di nessuno. Poletti preparò una lettera per chiedere spiegazioni. La recapitò presso la "sedicente Comunità cattolica di base". Fu l'unico appellativo, sedicente, che l'istituzione riuscirà a darle in tanti anni.
 
La riduzione allo stato laicale avvenne il 4 agosto 1976. I motivi furono che Franzoni si era detto favorevole all'aborto "perché se esiste deve essere regolamentato", e aveva dichiarato la propria adesione al Pci. Quando arrivò la lettera Franzoni era a Nusco, in provincia di Avellino. Disse: "Andai in trattoria con i ragazzi. A metà del pranzo mi si bloccò lo stomaco, la gola. Non riuscii a deglutire nulla. Per oltre due anni ho fatto fatica a inghiottire cibo asciutto".
 
Da quel giorno Franzoni ha fatto una sua strada. Nessuno, entro le mura leonine, gli ha mai mandato un segnale. Anche per la messa celebrata da Ratzinger nel 2012 con i padri conciliari nessuno si è ricordato d'invitarlo. Il cattolico marginale si è eclissato sempre più ai margini. Fino alla morte.

 

IL SECOLO XIX:

Morto l’ex abate Franzoni: fu ridotto a laico dalla Chiesa quando annunciò il voto al Pci

 

È MORTO oggi a Canneto (Rieti) Giovanni Franzoni, classe 1928, ex abate benedettino della basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, uno dei simboli del cattolicesimo progressista degli anni 60-70, che fu punito con la riduzione allo stato laicale dalla Chiesa, quando Paolo VI all’epilogo del proprio pontificato si preoccupò di frenare le spinte conciliari.

Della morte di “Dom” Franzoni dà notizia Luigi Sandri, giornalista e scrittore della Comunità di base di San Paolo fondata dallo stesso Franzoni.

Eletto nel 1964 abate di San Paolo, Franzoni partecipò, in quante tale, alle ultime due sessioni del Concilio Vaticano II. Nel post-concilio si impegnò sia per l’attuazione della riforma liturgica sia per favorire un impegno sociale dei cristiani alla luce del Concilio. Si impegnò anche sul fronte dei problemi internazionali in particolare battendosi per chiedere la pace per il Vietnam.

Nel 1970 scrisse una lettera aperta all’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat perché la festa del 2 giugno non fosse caratterizzata dalla presenza eccessiva delle armi ma da rappresentanti dalla società civile. Nel giugno 1973 pubblicò una lettera pastorale nella quale denunciava le speculazioni edilizie a Roma che sarebbero state sostenute, secondo la sua denuncia, anche da ambienti vaticani. Da lì le divergenze con la Santa Sede che lo portarono a dimettersi da abate e nel luglio ‘73 e a trasferirsi in un piccolo appartamento per continuare a vivere come monaco. Lo seguì un gruppo di uomini e donne che formarono la Comunità cristiana di base di San Paolo che esiste tuttora.

In occasione del referendum sul divorzio si espresse a favore della libertà di coscienza aggiungendo che avrebbe votato `no´ alla cancellazione di quella legge, ponendosi così in aperto contrasto con i vertici della Conferenza Episcopale Italiana. Decisione che gli costò, ad aprile del ‘74, la sospensione `a divinis´. Poi in occasione delle elezione politiche nel giugno del 1976 annunciò pubblicamente che avrebbe votato per il Pci. «Per volere di Paolo VI, nell’agosto successivo fu ridotto allo stato laicale» riferiscono dalla Comunità di San Paolo.

Continuò poi la sua vita impegnandosi per cause sociali e scrivendo libri; nel 1990 si era sposato. Negli ultimi tempi si era espresso per il diritto dei malati terminali di avere una morte degna decisa da essi stessi. La Comunità di Base riferisce ancora che negli ultimi mesi era entrato in contatto con l’attuale abate di San Paolo con il quale «era nato un dialogo fraterno».

È morto dom Franzoni, l’abate che invitava a votare per il Pci

di Carmine Crocco     giovedì 13 luglio 2017 

 

È morto Giovanni Franzoni, noto come dom Franzoni,  teologo di sinistra protagonista negli anni Settanta di furiose polemiche politiche e religiose. Ne danno notizia le Comunità cristiane di base. Era nato 88 anni fa a Varna, in Bulgaria, dove i  genitori si erano stabiliti per motivi di lavoro, poi tornò in Italia e trascorse la propria adolescenza a Firenze. Nel 1964 fu eletto abbate dell’abbazia di San Paolo fuori le mura a Roma, dove animò una comunità ispirata alle idee del cattolicesimo progressista

Dom Franzoni non si limitava però alla sola predicazione religiosa, amava intervenire anche nella polemica politica tentando di spostare a sinistra l’asse del mondo cattolico italiano.  Si ricorda che nel 1974  Franzoni prese apertamente posizione per la libertà di voto dei  cattolici al referendum sul divorzio, definendolo “un bisturi  necessario” e sottolineando che il matrimonio non poteva essere un  sacramento per i non cattolici. Nel 1976 (anno di cruciali elezioni politiche per l’Italia,  dal momento che si paventava il “sorpasso” del Pci sulla Dc ) dichiarò il suo aperto appoggio per il partito di Berlinguer.

Per queste sue posizioni, dom Franzoni divenne, per qualche tempo  (finché ne avevano l’interesse), l’idolo della stampa e dell’intellighenzia di sinistra in Italia, che vagheggiavano un incontro tra cattolicesimo e marxismo. Neanche la Chiesa italiana degli Anni Settanta, ancorché fortememente percorsa da correnti progressiste, poteva però tollerare un personaggio come l’abate di San Paolo, che perseguiva con intransigenza  il suo progetto politico-religioso: alla fine Franzoni fu, prima “sospeso a  divinis”, e poi ridotto allo stato laicale. 

Vanno comunque riconosciute a dom Franzoni una notevole vivacità intellettuale e una forte pulsione spirituale: era persona profondamente  in sintonia con il vortice ideale del suo tempo. Il problema è che l'”abate rosso” non aveva capito che il marxismo era ormai alle corde. E che ben altri fermenti ideali e culturali si stavano preparando a scuotere, in quegli anni, sia l’Italia sia il mondo occidentale sia , soprattutto, la Chiesa: non intese che la sua  legittima ansia di rigenerazione spirituale e religiosa non poteva più inseguire una “modernità” morente. Se avesse avuto più pazienza (e  se fosse stato meglio ispirato dai media italiani di allora) chissà…

 

(AGI) – CdV, 13 lug. – E’ deceduto a 88 anni di eta’ Giovanni Franzoni, l’ex abate di San Paolo. Padre conciliare, dopo il Vaticano II era entrato in conflitto con la gerarchia ufficiale per il suo tentativo di portare a compimento le riforme che erano state varate. Un suo documento contro la proprieta’ privata suscito’ gli strali dell’allora vicario di Roma, Ugo Poletti. In particolare la rottura si consumo’ poi all’epoca del referendum per il divorzio e Franzoni, sospeso a divinis, lascio’ l’ordine dei benedettini e l’abbazia di San Paolo della quale era abate, con dignita’ pari a quella di un vescovo, per fondare la Comunita’ di San Paolo in una fabbrica dismessa dell’Ostiense. Una espressione del dissenso cattolico sopravvissuta poi fino ad oggi. (AGI)
 

IL MANIFESTO:

Quella di Giovanni Franzoni e della comunità cristiana di base di san Paolo è una vicenda che, pur in un contesto storico-politico molto diverso da quello attuale, parla ancora alla società e alla Chiesa. Dice della necessità di uscire fuori dal tempio e dai recinti del sacro per camminare nella storia e lottare per la giustizia e la pace; riafferma l’imperativo evangelico di una «Chiesa povera e dei poveri» – cambia una preposizione, ma è espressione profondamente diversa dalla «Chiesa povera e per i poveri» di papa Francesco –, lontana dal potere, spoglia di privilegi, annunciatrice del messaggio di liberazione per tutte e tutti, senza esclusioni.
Questa storia viene ora raccontata dallo stesso Franzoni, monaco benedettino, abate della basilica di San Paolo fuori le mura prima di essere allontanato, sospeso e dimesso dallo stato clericale per le sue scelte politiche troppo di sinistra per la Chiesa democristiana di allora. Le parole di Franzoni, oggi 86enne e impossibilitato a scrivere per aver perso quasi del tutto la vista, sono state raccolte da due membri della comunità (Salvatore Ciccarello e Antonio Guagliumi) e trasformate in un libro che racconta un’esperienza strettamente intrecciata alla storia della Chiesa del Concilio e del post Concilio, alla vita di una città, Roma, e alle vicende del nostro Paese (Giovanni Franzoni, Autobiografia di un cattolico marginale, Soveria Mannelli, Rubbettino, pp. 262, euro 16).
Alcuni anni sono decisivi. Il primo è il 1964 quando Franzoni, rettore dell’abbazia benedettina di Farfa, viene trasferito a Roma come abate di San Paolo fuori le mura. La domenica delle Palme – nel calendario liturgico cattolico è quella che precede Pasqua – c’è la visita di Paolo VI che gli dona un anello pontificale d’oro, a suggello del nuovo incarico. Franzoni lo terrà con sé fino al 2006, quando lo cederà per una sottoscrizione a sostegno dell’ospedale di Gaza.
Da abate di San Paolo acquisisce il diritto a partecipare alle ultime due sessioni del Concilio Vaticano II, durante il quale parlerà solo una volta, non in aula («non ne ebbi il coraggio», ricorda Franzoni, che a 36 anni era il più giovane padre conciliare italiano) ma nelle riunioni dei vescovi italiani per sostenere i principi della collegialità e della sinodalità, guardati con timore dai settori ecclesiali conservatori. E si lascia provocare dalle contraddizioni della città e di un quartiere popolare come San Paolo. Inizia a prendere forma una comunità «orizzontale» fatta anche di laici, donne e uomini, che vuole vivere il Vangelo nella storia: l’opposizione alla parata militare del 2 giugno e ai cappellani militari, le manifestazioni contro la guerra in Vietnam, i digiuni per la pace fra India e Pakistan, il sostegno all’obiezione di coscienza al servizio militare, l’attenzione agli emarginati – in particolare i reclusi nell’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà – le lotte degli operai licenziati della Crespi, una fabbrica di infissi vicina alla basilica (nel volume, in appendice, sono presenti numerosi documenti).
Fascisti e cattolici tradizionalisti protestano: irruzioni violente in basilica, scritte minacciose sui muri del quartiere («Franzoni al rogo», «Franzoni Giuda»). I gerarchi ecclesiastici sorvegliano la comunità, ma non trovano elementi per intervenire con delle sanzioni. Fino al 1973, il secondo anno decisivo di questa storia, quando un giovane, durante la messa, legge una preghiera contro lo Ior. Franzoni è costretto alle dimissioni. Prima però, pensando al Giubileo del 1975, pubblica la lettera pastorale La terra è di Dio. «Il concetto centrale – spiega – è che la terra è di Dio e quindi non può essere usata come strumento di dominio». È anche una denuncia della speculazione edilizia e dei legami diabolici fra Chiesa, poteri economici e Dc.
Fuori dalla basilica nasce la comunità cristiana di base di San Paolo e inizia un’altra storia che, attraverso quattro decenni di esistenza, dura ancora oggi. Frattanto Franzoni viene sospeso a divinis perché nel 1974 si schiera a favore del divorzio e poi dimesso dallo stato clericale perché dichiara che voterà per il Pci. L’istituzione ecclesiastica chiede «di sacrificare le proprie scelte politiche perché pregiudicanti l’adesione a Cristo», ma «l’adesione a Cristo non pone questa pregiudiziale», scrive Franzoni a don Macchi, segretario di Paolo VI.
Tornato laico, nel 1990 si sposa con Yukiko, giapponese, insegnante di sostegno, in Italia per tradurre e studiare Gramsci insieme a Mario Alighiero Manacorda. Il seguito è l’oggi. E l’Autobiografia di un cattolico marginale – dice Franzoni durante la presentazione in Campidoglio – non è «un’apologia e nemmeno un amarcord, ma una storia che continua». 

 E’ morto Giovanni Franzoni, ex sacerdote scomodo e coerente

di Redazione Contropiano

 

Si è spento ieri Giovanni Franzoni, già abate della Basilica di S. Paolo, messo fuori dalle gerarchie Vaticane nel 1975 per le sue posizioni progressiste. Da allora Giovanni “Dom” Franzoni, insieme a un gruppo di fedeli ha animato per anni la Comunità di Base di San Paolo in via Ostiense. Un luogo aperto, solidale, protagonista di mille iniziative.

Giovanni Franzoni si era dedicato moltissimo alla lotta per la pace e contro la guerra in Iraq ed a iniziative di amicizia e solidarietà con il popolo iracheno. Ma era anche uno storico animatore del gruppo Per Non Dimenticare Gaza, protagonista di tante lotte e iniziative a sostegno della causa palestinese come di quelle dei diseredati di tutto il mondo. La Comunità di Base di S. Paolo – e non solo essa – ha perso la sua guida, ma non il suo insegnamento né la sua testimonianza.

In tanti, soprattutto a Roma, abbiamo conosciuto, stimato, collaborato con Giovanni, soprattutto nelle iniziative contro la guerra e per i diritti del popolo palestinese. Giovanni Franzoni aveva una sua profonda coerenza, è stato chiamato spesso a scelte difficili e laceranti che ha affrontato con coraggio e un profondo senso di comunità.

Sabato 15 luglio, dalla mattina, alla Comunità di base di San Paolo (via Ostiense 152 b) ci sarà il saluto a Giovanni.

La terra accoglierà con estrema benevolenza Giovanni Dom Franzoni

 

E’ morto Giovanni Franzoni

Autore : Alfonso Pascale
Pubblicato il : 13-07-2017

Abate di San Paolo fuori le Mura di Roma, era stato costretto nel 1973 ad abbandonare il suo incarico per le pressioni degli ambienti cattolici conservatori

La sua testimonianza di fede ha segnato uno snodo decisivo della vita del Paese e della Cristianità. A partire dagli anni Sessanta, dom Franzoni aveva condotto una lotta per il rinnovamento della liturgia e per l’impegno della Chiesa nei movimenti sociali. La sua azione si ispirava allo spirito evangelico, in sintonia con l’azione in Francia di dom Bernard Besret, ex priore dell’abbazia cistercense di Boquen.

Franzoni era nato nel 1929 a Varna, in Bulgaria, dove i genitori si erano stabiliti per motivi di lavoro. Tornato in Italia, aveva trascorso la propria adolescenza a Firenze. Era stato poi ammesso all’Almo collegio Capranica di Roma ed entrato nell’ordine benedettino, aveva compiuto gli studi teologici presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo. Ordinato sacerdote nel 1955, era stato eletto abate dell’abbazia di San Paolo fuori le Mura nel 1964 e, in tale veste, aveva partecipato alle ultime due sessioni del Concilio Vaticano II, risultando il più giovane tra i padri conciliari.

Nel 1969 Franzoni aveva intrapreso un rinnovamento della liturgia parrocchiale, allo scopo di attirare i giovani. Le sue omelie venivano spesso intese come una presa di posizione politica sui problemi della società. Infatti, per lui, la Chiesa doveva assumere un ruolo profetico denunciando ogni forma di sfruttamento e doveva mettersi dalla parte dei poveri “per rovesciare al loro fianco i meccanismi che li mentengono nella miseria”.

 

Nell’agosto 1973, papa Montini aveva accettato le sue dimissioni dalla carica di abate. E l’anno seguente era stato sospeso “a divinis”. Nell’imminenza del referendum sul divorzio egli aveva preso posizione a favore della libertà di scelta per i cattolici. La rottura definitiva con la gerarchia cattolica era avvenuta, qualche anno dopo, nel 1976, con la riduzione allo stato laicale.

In questi decenni, Franzoni ha continuato ad animare la Comunità cristiana di base di San Paolo fuori le Mura ed è stato punto di riferimento delle Comunità di base costituitesi in diverse regioni italiane. Esse hanno rappresentato, nel panorama delle aggregazioni cattoliche, un movimento del tutto peculiare con un richiamo esplicito al Concilio Vaticano II e, in particolare, alla riscoperta del valore delle chiese locali, quelle delle origini per intenderci, e di un cristianesimo che si incarna nella storia degli uomini.

Esse hanno mantenuto un collegamento tra loro senza mai considerarsi un modello di pratica ecclesiale. Mentre i Neocatecumenali, i Focolarini, l’Opus Dei, i Legionari di Cristo, Sant’Egidio, Comunione e Liberazione si sono caratterizzati come movimenti in competizione tra loro ma legati direttamente al papa, spinti da una “spiritualità di conquista” per ritornare ad un “regime di ri-consacrazione” del cristianesimo, le Comunità di base hanno scelto di mettere costantemente alla prova la loro “fede in Dio e fedeltà alla terra” senza mai darsi un progetto organizzativo. Hanno vissuto un’idea di chiesa ancorata alla lettura comunitaria della Bibbia per ispirare ad essa la propria iniziativa sui problemi concreti della società.

Hanno cercato, in sostanza, di costruire dal basso una chiesa rispettosa delle scelte di ciascuna comunità, in una prospettiva di pluralismo teologico e istituzionale. Una chiesa povera dalla parte dei poveri praticata mediante i principi dell’autoconvocazione e della “porta aperta”, senza tuttavia negare all’istituzione ecclesiastica la sua funzione di garantire, nelle forme ritenute storicamente più idonee, la presenza cristiana nel mondo. Una chiesa priva di potere e dotata solo dei mezzi necessari per assolvere alla sua funzione di evangelizzazione.

Con la scomparsa di Dom Franzoni si chiude, di fatto, anche l’esperienza delle Comunità cristiane di base, quando ormai il confronto tra diverse fedi, religioni, culture e saperi si è fatto molto più complesso. In un mondo in continua trasformazione, gli strumenti e le modalità per rendere proficuo il dialogo interculturale e interreligioso vanno completamente ridefiniti, a partire dal concetto stesso di laicità, che assume oggi una valenza generale molto più ampia rispetto al passato.