È morto don Cesare Massa

17-07-2017 - Notizie

È morto don Cesare Massa, il 16 maggio 2008 nostro ospite sul tema della preghiera, decano del clero vercellese, figura profetica della Chiesa eusebiana, fu tra i fondatori della Comunità di Bose, formatore di generazioni di giovani, sacerdoti e laici. Aveva 93 anni.

 

di Piermario Ferraro

 

Vercelli è in lutto per la morte di don Cesare Massa, 93 anni, il decano del clero eusebiano. Il rettore della chiesa di San Michele si è spento nella sua abitazione. Conosciutissimo e amato in tutta la città, era diventato sacerdote solo a 45 anni, dopo essere stato professore di filosofia al liceo classico di Varallo, quindi a Vercelli. Prima di prendere i voti, nel 1969, aveva militato anche nella Democrazia cristiana, ricoprendo la carica di segretario vercellese del partito, ed era stato direttore del Corriere Eusebiano, il settimanale diocesano.  

Nel capoluogo lo ricordano anche come fondatore e animatore del Meic, il Movimento ecclesiale di Impegno culturale. Nel 2011 gli era stato assegnato il premio «Vercellese dell’anno». I funerali saranno celebrati martedì alle 10,30 nella basilica di Sant’Andrea. Oggi (domenica 16 luglio), alle 14, verrà allestita la camera ardente in San Michele, dove alle 19 - e anche domani alla stessa ora - sarà recitato il rosario. 

 L'addio a don Cesare Massa, rettore di San Michele

 AVEVA 93 ANNI ED ERA UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER MOLTISSIMI FEDELI

Vercelli perde un sacerdote e un intellettuale di grande valore: a 93 anni è morto don Cesare Massa, rettore della chiesa di San Michele.

Da mesi, ormai, l'aggravarsi delle condizioni di salute gli aveva impedito di partecipare alla messa, la "sua" messa che, per lungo tempo, aveva celebrato - portandosi dietro la bombola dell'ossigeno - grazie agli amici che lo accompagnavano negli spostamenti e lo sorreggevano quando le gambe si facevano malferme.

Si respirava un clima particolare, durante quelle celebrazioni: la solennità della liturgia - con molte parti cantate e omelie sempre ricche di spunti profondi - era accompagnata da un clima familiare, dall'amicizia che si era consolidata negli anni tra il sacerdote e i fedeli. Due chiacchiere a fine celebrazione, la preghiera speciale da dire insieme quando qualcuno si trovava ad attraversare momenti di difficoltà, un saluto: segni piccoli e grandi di vicinanza e di affetto.

Aveva vissuto molte vite, don Cesare Massa: lo ricordò, nel 2010, quando aveva ricevuto il riconoscimento di Vercellese dell'Anno. Da ragazzo era "il fieu dal Ricardu il fumista di Porta Milano e della Sandrina"; poi, per anni, era stato insegnante di filosofia nei licei e all'istituto magistrale di Vercelli. Un insegnante molto apprezzato dai suoi allievi, con i quali, spesso, aveva anche allacciato rapporti di amicizia durati tutta la vita. La sua carriera era iniziata al liceo di Borgosesia, negli anni '50, con tante aspirazioni e qualche timore. Lo ricordò in uno scritto, pubblicato nel volume edito per i 50 anni del liceo scientifico di Borgosesia. Un testo in cui c'era molto dello spirito di ricerca che ha accompagnato don Cesare Massa per tutta la sua vita.

"Cosa sanno gli allievi di un insegnante che è agli inizi? Dei suoi timori di non essere all'altezza?... I liceali di Borgosesia sono stati i primi. E, invece, beati gli ultimi, quando sulla bilancia dei rapporti pesa di più l'amicizia che la disciplina e la creatività rispetto alla ripetizione. E, tuttavia, beati gli ultimi se i primi sono stati bravi a mettermi alla prova, a starmi sotto, a farmi crescere da novizio a professo. Ho dato da parte mia molta amicizia, anche se troppo ingabbiata, e acceso qualche desiderio di verità e interesse per ciò che rende l'uomo più uomo. Almeno, lo spero".

Fin da quegli anni, all'attività professionale, aveva affiancato l'impegno politico nella Democrazia Cristiana, partito nel quale aveva rivestito anche incarichi istituzionali. E che aveva poi lasciato per la sua vita sacerdotale: una decisione presa in età più che adulta e senza mettere da parte nulla di quelli che erano stati gli interessi precedenti, ma, anzi, cercando di collocare tutto in una prospettiva più alta.

Legato a Ezio Bianchi e alla Comunità di Bose e vicino a importanti esperienze di comunità ecumeniche come quella di Taizè, don Cesare Massa era tra i più convinti sostenitori del dialogo inter-confessionale. La chiesa di San Michele fu la prima, a Vercelli, a essere aperta agli ortodossi per le celebrazioni liturgiche, così come don Cesare non mancava mai agli incontri della settimana del dialogo con Ebrei e Ortodossi, organizzate ogni anno dalla diocesi.

Era stato fondatore e animatore del Meic, il Movimento ecclesiale di Impegno culturale che organizzava i Settelunedì; seguiva con affetto l'Università Popolare e dava spazio, nella chiesa di San Michele, a coinvolgenti momenti di spiritualità e cultura, come i concerti d'Avvento. A Vercelli saranno in tanti a sentire la sua mancanza.

Il decesso nella tarda serata di sabato 15 luglio. Il sacerdote aveva compiuto 93 anni a marzo. I funerali martedi’ alle 10,30 in S.Andrea

Si è aggravato la scorsa notte e questa mattina, sabato 15 luglio, è entrato in coma spirando nella tarda serata. Se ne è andato così mons. Cesare Massa, uno dei sacerdoti più noti, apprezzati e amati della nostra diocesi. Il 13 marzo aveva compiuto 93 anni e, nonostante le condizioni di salute ormai compromesse da tempo, è sempre rimasto lucido, curioso e sagace come in tutta la sua lunga esistenza. Una vita densa di eventi, esperienze, incontri spesa non solo sul fronte ecclesiale, ma anche in campo civile con un impegno forte e diretto in politica, prima di scegliere la via del seminario.

Don Cesare Massa ha vissuto gli anni giovanili a Vercelli, si è laureato in Pedagogia a Torino, è stato  consigliere comunale nella sua città ed ha unito l’impegno civile al grande approfondimento spirituale che lo ha portato ad intrattenere stretti rapporti con Enzo Bianchi e la Comunità di Bose. Don Cesare fu apprezzato professore di filosofia in diversi licei della provincia: tanti suoi allievi e colleghi, incontrati in quegli anni, non lo hanno mai dimenticato. Incancellabile il solco lasciato in decenni di impegno in seno al Meic che in lui ha sempre trovato un punto di riferimento fondamentale. Il Corriere eusebiano lo ricorda particolarmente per il servizio offerto in qualità di direttore di questa testata per diversi anni quando ancora ci chiamavamo “L’Eusebiano”: una direzione caratterizzata dall’intelligenza e dalla sensibilità in particolare verso i temi di rilevanza sociale.

Ma è davvero difficile riassumere tutto ora, nell’immediatezza della triste notizia.  

 Un cristiano, un prete e un amico sapiente

 “Il Magnificat è il cantico che conclude l’ora di vespro. Va proprio bene per me in questo tempo che è il mio vesperale. Va bene perché è la voce della Madre del Signore a dare parole e sentimenti. Va anche bene perché, mentre lo si canta, vengono liberati gli incensi e il profumo riempie anche gli spazi più discosti. E per me vuol dire che non c’è persona, memoria o avvenimento che non sia stata raggiunta, in questi ultimi due anni di quasi immobilità, da una invisibile e nuova o rinnovata amicizia nella preghiera”. Così si esprimeva don Cesare Massa nel novembre 2010 a Bose, invitato da fr. Enzo Bianchi a cantare insieme ai fratelli e le sorelle di Bose e agli amici il suo Magnificat, al declinare delle forze.

Da sabato scorso don Cesare canta il Magnificat alla presenza di Colui che ha tanto cercato durante la sua vita di cristiano, di uomo di cultura e di politica, di presbitero amante del bello e del buono.

Fr. Enzo – che ha incrociato la propria ricerca monastica con il cammino di don Cesare fin dal suo primo arrivo a Bose e che, in nome di una comunione passione per la Parola di Dio letta, meditata e pregata nello Spirito volle dedicare a don Cesare il suo libro Pregare la Parola – ha ancora potuto visitarlo negli ultimi mesi e scambiare con lui il dono reciproco della consolazione. Assieme a fr. Enzo, i fratelli e le sorelle di Bose con il priore fr. Luciano lo ricordano con affetto e gratitudine come amico della Comunità fin dai primissimi passi: un’amicizia fedele che, a partire dagli anni novanta e fino a che la salute e le forze lo hanno consentito, viveva anche la sua giornata annuale di gioia e di condivisione nel pranzo fraterno di festa a Natale. Lì la sapienza evangelica e la sensibilità di don Cesare potevano esprimere tutta la loro sintonia con il sentire della Comunità.

Ora assieme ai tanti che hanno avuto don Cesare come fratello, amico e maestro, i fratelli e le sorelle di Bose rendono grazie al Signore per il dono ricevuto e si uniscono al magnificat di una vita intera vissuta nella quotidiana ricerca di una fedeltà sempre più radicale al Vangelo.