Bassetti al Consiglio Episcopale Permanente

26-09-2017 - Notizie

La prolusione di Bassetti al Consiglio Episcopale Permanente: forse ora il vertice dei vescovi potrebbe facilitare una svolta nella Chiesa italiana nella direzione del nuovo corso di papa Francesco

La prolusione del Card. Gualtiero Bassetti al Consiglio Episcopale Permanente era attesa con particolare interesse per capire se effettivamente un nuovo corso può avviarsi anche nella Chiesa italiana senza più  i vertici CEI abituati  alle vecchie pratiche e alle discutibili simpatie degli ultimi trent’anni. Quali esse  siano state l’abbiamo detto e scritto un’infinità di volte. La nostra è stata una critica costante e- ci sembra- sempre motivata . A volte è stata una vera e propria denuncia.

Ciò premesso, la prima constatazione è la differenza della prolusione di Bassetti  dagli interminabili interventi di Ruini, autoritari e senza spazi di possibile dialogo e sempre su una linea poco conciliare (aldilà di belle parole) . Ugualmente è stata distante dalle relazioni angosciate di Bagnasco spesso tese solo ad affermare identità e a indicare antagonisti della Chiesa o a proporre “campagne”. Bassetti non ha fatto cenno alle unioni civili, al gender, alla legge sul fine vita. Non ha neanche parlato di due temi caldi di questi giorni, la nomina di papa Giovanni a patrono dell’esercito e della possibile ripresa della stagione dei Watileaks in Vaticano  e neppure del problema dei preti pedofili nel nostro paese (argomento all’ordine del giorno della riunione). Io penso e spero che ciò sia stato perché Bassetti  preferisce che il Consiglio Permanente discuta veramente su questi punti specifici, senza che si veda scodellata una posizione già definita. Se così fosse sarebbe una innovazione di metodo importante. Comunque noi, ora, ci attendiamo posizioni esplicite, chiare dal Consiglio Permanente, non condivideremo alcun pasticcio o belle parole, come in passato, sul problema della pedofilia.

Bassetti ha iniziato riprendendo molto esplicitamente temi caratterizzanti il messaggio generale di papa Francesco: lo spirito missionario, la conversione pastorale, il Vangelo sine glossa. Quello di Francesco è “un messaggio profetico”; esso, per quanto riguarda la Chiesa italiana è soprattutto contenuto  nel suo intervento al convegno di Firenze del novembre 2015. Il cammino va accelerato: “ è assolutamente necessario un deciso impegno per rivitalizzare le realtà che già esistono al nostro interno, ma che forse hanno smarrito la tensione e la capacità di animazione sul territorio”. E via di questo passo.

Secondo punto è stata la constatazione della “multiformità” della Chiesa in Italia, è una ricchezza ma ci vuole dialogo, comprensione reciproca, collegialità e poi, aggiunge Bassetti, anche una “spiritualità dell’unità”. Cosa ciò possa essere di diverso dalla pesante struttura gerarchica di ora non è facile prevedere . Bassetti non parla mai dei laici, del loro ruolo ecc… ma ciò potrebbe essere un fatto positivo se lo si intende come rifiuto della tanta demagogia parolaia  che si fa su questa questione da troppo tempo, senza che nulla cambi.

Bassetti parla poi dei poveri, citando Mazzolari e sponsorizzando la Giornata mondiale per i poveri indetta per la prima volta dal papa per il 19 novembre, parla dei giovani citando don Milani e La Pira, con indicazioni non originali ma fortemente sentite. Egli dice “non bisogna  ripetere ad oltranza una serie di frasi mielose e senza sostanza. Sui giovani, infatti, c’è una drammatica e stucchevole retorica, che purtroppo non viene sempre supportata dai fatti”. Sulla famiglia non si ferma su tutte le questioni etiche e giuridiche di cui si discute da anni ma descrive con efficacia la situazione in cui essa si trova a vivere (precarietà del lavoro, mobilità sociale, scarso tempo per la vita famigliare, condizione della donna…) e chiede alle istituzioni “politiche innovative e concrete” ( vecchie rivendicazioni che forse hanno ora un segno diverso perché su di esse si concentra l’attenzione, prima e al di fuori delle solite litanie sulla morale famigliare).

Sulle migrazioni- la questione più delicata-Bassetti è esplicito: “promuovere una pastorale per i migranti significa, prima di tutto, difendere la cultura della vita in almeno tre modi: denunciando la «tratta» degli esseri umani e ogni tipo di traffico sulla pelle dei migranti; salvando le vite umane nel deserto, nei campi e nel mare; deplorando i luoghi indecenti dove troppo spesso vengono ammassate queste persone.” Poi propone i corridoi umanitari, infine riprende la linea moderata di Francesco  di ritorno dalla Colombia  “salvaguardando i diritti di chi arriva e i diritti di chi accoglie e porge la mano”. Il punto più interessante di Bassetti mi sembra però un altro: è quello dove parla di fronteggiare da un punto di vista pastorale e culturale la diffusione di una cultura della paura e della xenofobia. Enfatizzare ed alimentare queste paure non è un comportamento cristiano, egli afferma. E naturalmente  la linea favorevole  alla legge dello jus soli è affermata con convinzione. Tutta la destra e i media relativi  sono  sistemati per bene!

Bassetti conclude la prolusione riflettendo sul diffuso rifiuto della politica e, indirettamente, anche sulla vasta opinione di protesta presente nel paese  nel voto e fuori. Il suo è un appello ai cattolici perché facciano politica, citando La Pira e Paolo VI. “Il vero problema è come portare in politica, in modo autentico, la cultura del bene comune. Non basta fare proclami. La proclamazione di un valore non ci mette con la coscienza a posto. Bisogna promuovere processi concreti nella realtà”. Populismi e qualunquismi di vario tipo sono messi al bando.

La relazione di Bassetti, per quello che non dice e per quello che sottolinea (basta con la paura diffusa , sì alla politica buona) mi sembra crei le premesse per un percorso diverso dal passato della Chiesa italiana, che non trovi ostacoli nel vertice dei vescovi ma invece esplicite sollecitazioni. Molto dipenderà anche dalle dinamiche dal basso e dalla possibile  mobilitazione di energie di ispirazione “conciliare” messe ai margini per anni e ora  con le potenzialità di attivarsi senza timidezze.

Roma, 25 settembre 2017                                               Vittorio Bellavite, di “Noi Siamo Chiesa”