ADDIO AL RABBINO LARAS

15-11-2017 - Notizie

ADDIO AL RABBINO LARAS  PROTAGONISTA DEL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO CON IL CARDINALE MARTINI

Scomparso a 82 anni a Milano, era una delle maggiori autorità rabbiniche contemporanee in Italia e in Europa

 

La Stampa, 15 novembre 2017

 

 

È morto questa mattina, a Milano, il rabbino Giuseppe Vittorio Laras, una delle maggiori autorità rabbiniche contemporanee in Italia e in Europa e figura chiave, assieme al cardinale Carlo Maria Martini e Paolo De Benedetti, del dialogo ebraico-cristiano e tra cultura laica e cultura religiosa a Milano e in Italia. Aveva 82 anni ed era malato da tempo. 

«È mancato un grande Maestro, una Guida per la nostra Comunità della quale è stato per 25 anni Rabbino Capo», si legge in una nota del Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia. «Figura di altissimo spessore culturale e umano, rav Giuseppe Laras ha segnato un’epoca dell’ebraismo milanese e italiano, ma non solo. Ha dato impulso al Dialogo interreligioso con sincerità e coraggio; ha divulgato i valori e il Pensiero ebraico diventando un punto di riferimento costante, per la sua levatura intellettuale e spirituale». 

Nato e cresciuto a Torino, era uno dei “figli della Shoah”. Per oltre un ventennio ha svolto l’incarico di presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana, dal 1980 al 2005 è stato Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano. In precedenza è stato il Rabbino Capo di Ancona e, successivamente, di Livorno, nonché presidente del Tribunale Rabbinico di Milano. Molti rabbini, italiani e non, hanno ricevuto da lui la semichah (laurea/ordinazione rabbinica).  

Vasta e variegata è stata la sua formazione accademica, conseguendo prima la laurea in Giurisprudenza (diritto penale) e, successivamente, quella in Filosofia (pensiero dell’Illuminismo). Contemporaneamente, sin dal liceo, si addentrò nel campo degli studi rabbinici al Collegio Rabbinico Italiano di Torino sotto la guida di maestri quali rav Dario Disegni e rav Elia Samuele Artom, conseguendo giovanissimo la laurea rabbinica. 

Gli studi con il rabbino Disegni, una delle figure-chiave dell’Ebraismo italiano del dopoguerra, inseriscono la formazione di Laras nella scia dell’Ebraismo ortodosso colto e illuminato proposto dai rabbini Chayes (futuro Grande Rabbino di Vienna) e Margulies, gli stessi che risollevarono gli studi ebraici in Italia (e a Firenze in particolare) e di cui il Disegni fu allievo diretto. A dare ulteriore spessore alla sua formazione culturale ebraica e umana contribuì la lettura di classici dell’ebraismo italiano, dall’opera illuminata e all’avanguardia di Elia Benamozegh, a “classici” come gli scritti di rav Moshè Chaim Luzzatto, di Shadal e di Cassuto. 

Fine studioso del pensiero di Mosè Maimonide, è uno dei massimi conoscitori del pensiero del grande Maestro dell’ebraismo spagnolo, nonché del pensiero ebraico medievale e rinascimentale. È stato, inoltre, direttore della Rassegna Mensile di Israel, presidente della Federazione Sionistica Italiana, nonché direttore del Collegio Rabbinico Italiano di Roma. Tra i rapporti significativi con esponenti eminenti dell’Ebraismo italiano vanno ricordate le intense relazioni intercorse con il rabbino Elio Toaff, con Dante Lattes, con Amos Luzzatto e con molti altri. 

La sua “avventura” del dialogo tra ebrei e cristiani in Italia ha avuto la massima propulsione a Milano durante il ventennio di sinergica amicizia e collaborazione con il cardinale Carlo Maria Martini, all’epoca arcivescovo dell’arcidiocesi ambrosiana, e Paolo De Benedetti. Insieme hanno precorso i tempi, con lungimiranza, determinazione e coraggio, nonostante le molte opposizioni e diffidenze espresse dalle rispettive parti, raggiungendo anche vette di produzione culturale, tanto filosofica quanto teologica. In precedenza, anche durante il suo rabbinato a Livorno, Laras aveva intrattenuto intense relazioni di stima e dialogo con il vescovo di Livorno, monsignor Alberto Ablondi. 

Concluso il lungo episcopato dell’amico Carlo Maria Martini ed essendogli succeduto alla cattedra di Milano il cardinale Dionigi Tettamanzi, tra l’allora rabbino-capo di Milano e il nuovo arcivescovo nacque un rapporto di profonda stima vicendevole, di grande rispetto, di ascolto e di comprensione e, infine, di amicizia, che ha continuato a favorire e promuovere il dialogo tra le comunità cristiane - ed in particolare quella cattolica - e le comunità ebraiche, oltre che la conoscenza dell’Ebraismo. 

Il cardinale Tettamanzi, fondatore, tra le istituzioni interne all’antica e prestigiosa Biblioteca Ambrosiana, dell’Accademia Ambrosiana, aveva nominato Giuseppe Laras membro della sezione orientalistica (classe di studi giudaici). Sempre in ambito cattolico è da segnalarsi l’importante frequentazione, collaborazione e amicizia tra il rabbino e il prefetto emerito della Biblioteca Ambrosiana, oggi presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, il cardinale Gianfranco Ravasi.  

Proprio con Ravasi, nel 2006, e insieme anche a monsignor Carlo Chenis, monsignor Pierangelo Sequeri, Silvia Gervasoni, Alda Merini e Franco Bonilauri, il rabbino Laras aveva contribuito alla realizzazione di un catalogo, dal titolo “L’ospitalità dell’Arca”, sulle opere sacre realizzate dall’artista bergamasco Giovanni Bonaldi per la Cappella dell’Oratorio di Mozzo (Bg) improntate sul dialogo ebraico-cristiano. 

Nel gennaio 2010 aveva suscitato molto scalpore la decisione di Laras di non presenziare alla visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma (come pure l’intervista da egli rilasciata ad una nota rivista tedesca a questo stesso proposito), in seguito al pronunciamento di Papa Ratzinger, alla vigilia della sua visita al Tempio, sulle «virtù eroiche» del predecessore Pio XII, il cui comportamento durante gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale, secondo buona parte dell’ebraismo internazionale, resta ancora da chiarire. 

Tra le sue pubblicazioni: “Ricordati dei giorni del mondo”. Storia del pensiero ebraico dalle origini all’età contemporanea. Vol I-II (Edb, 2014); Il problema della teodicea. La Shoah tra teologia ed etica, immortalità e resurrezione nel pensiero ebraico medievale, Le dispute giudaico-cristiane nel medioevo (Cuem, 2013); La mistica ebraica (Jaca Book, 2012); Onora il padre e la madre (Il Mulino, 2010); Meglio in due che da soli. L’amore nel pensiero di Israele (Garzanti, 2009). 

Dopo una cerimonia di commiato, la salma del rabbino sarà sepolta in Eretz Israel, in Terra di Israele. 

          Corriere della Sera,15 novembre 2017    

                                                                                                                                                               Milano, muore a 82 anni il rabbino Laras, figura chiave del dialogo ebraico-cristiano

Rav prof. Giuseppe Vittorio Laras è stato presidente emerito e onorario dell’Assemblea Rabbinica Italiana, dopo una presidenza più che ventennale, è stato dal 1980 al 2005 Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano

di Redazione Milano online

 

 

«Con tristezza immensa e con cuore infranto, comunichiamo, a nome della famiglia e dei Rabbini membri di questo Tribunale, la notizia della morte del nostro amato e venerato Maestro Rav prof. Giuseppe Vittorio Laras z.z.l. presidente del Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia, rabbino capo emerito di Ancona, Livorno e Milano, per decenni presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana. Sia il suo ricordo in benedizione». Il Tribunale rabbinico del centro nord Italia comunica la morte di Rav Laras, 82 anni. Laureato in legge e filosofia e pedagogia, è stato una figura chiave, assieme al cardinale Carlo Maria Martini e Paolo De Benedetti, del dialogo ebraico-cristiano e tra cultura laica e cultura religiosa a Milano e in Italia. Presidente emerito e onorario dell’Assemblea Rabbinica Italiana, dopo una presidenza più che ventennale, è stato dal 1980 al 2005 Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano. In precedenza è stato il Rabbino Capo di Ancona e, successivamente, di Livorno, nonché Presidente del Tribunale Rabbinico di Milano. Giovedì, alle 13, nella Sinagoga di via della Guastalla si terrà una cerimonia per ricordarlo, mentre i funerali si terranno in Israele. «Ci stringiamo al cordoglio dei famigliari e di tutta la Comunità ebraica di Milano», ha scritto in una nota il sindaco di Milano Giuseppe Sala.

Le cariche

«Figlio della Shoah», ha vissuto la sua infanzia e adolescenza a Torino. È stato una delle maggiori autorità rabbiniche contemporanee in Italia e in Europa. Molti rabbini, italiani e non, hanno ricevuto da lui la semichah (laurea/ordinazione rabbinica). Vasta e variegata è stata la sua formazione accademica, conseguendo prima la laurea in Giurisprudenza (diritto penale) e, successivamente, quella in Filosofia (pensiero dell’Illuminismo). Nato a Torino nel 1935, ha studiato al Collegio Rabbinico di Torino dove ha conseguito il titolo di «Maskil» nel gennaio 1956, e la «Semikhà» con il titolo di «Chakham» al Collegio Rabbinico Italiano di Roma nel 1959. È stato Rabbino Capo di Ancona dal 1959 al 1968, di Livorno dal 1968 al 1980, di Milano dal 1980 al 2005 e nuovamente di Ancona dal 2011. È stato Direttore del Collegio Rabbinico Italiano dal 1992 al 1999 e Presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia fino al 2009. È stato Presidente del Bet Din – Tribunale Rabbinico di Milano dal 1980 al 2008 e Tribunale Rabbinico del Centro-Nord Italia dal 2003.

Le pubblicazioni

Tra le sue pubblicazioni: «Ricordati dei giorni del mondo». Storia del pensiero ebraico dalle origini all’età contemporanea. Vol I-II (Edb, 2014); Il problema della teodicea. La Shoah tra teologia ed etica,Immortalità e resurrezione nel pensiero ebraico medievale, Le dispute giudaico-cristiane nel medioevo (Cuem 2013); La mistica ebraica (Jaca Book 2012); Onora il padre e la madre (Il Mulino 2010); Meglio in due che da soli. L’amore nel pensiero di Israele (Garzanti 2009).

La Repubblica,  15 novembre 2017

Milano, è morto Giuseppe Laras: è stato il volto dell'ebraismo in Italia

Aveva 82 anni e lascia un lungo testamento spirituale. Con il cardinale Martini figura chiave del dialogo con i cristiani

di ALESSIA GALLIONE

 
 

 

A Milano, dove è stato rabbino capo per 25 anni, è stato il volto dell'ebraismo italiano. E, insieme al cardinale Carlo Maria Martini, anche una figura chiave del dialogo tra religioni diverse e tra laici e credenti. "Un grande Maestro", come lo definisce la comunità, che se ne è andato a 82 anni. Lasciando un lungo testamento spirituale. Perché Giuseppe Laras sentiva la fine vicina. Tanto da aver voluto consegnare un addio che inizia così: "Cari amici, la mia malattia sta avanzando inesorabilmente ed è pertanto mio desiderio, seppur brevemente, consegnarvi alcuni pensieri". E che incrocia la sua vita a quella di una città, di un Paese e di un popolo: "Durante la mia vita ho potuto vivere in prima persona il tramontare e il sorgere di mondi diversi, con inquietudini e speranze", ha scritto. Partendo da lì, dal suo essere stato "figlio della Shoah".

Laras aveva vissuto la sua infanzia a Torino. E' stato un rabbino e, insieme, uno studioso - era laureato in legge e filosofia e pedagogia, ha insegnato all'università Statale - e un intellettuale. A Milano è stato la guida religiosa degli ebrei dal 1980 al 2005, e prima ancora è stato rabbino capo di Ancona e Livorno. Negli ultimi anni aveva il ruolo di presidente emerito e onorario dell'Assemblea rabbinica italiana e di presidente del Tribunale Rabbinico del Centro-Nord Italia. Senza rinunciare anche a prendere posizioni scomode. Come fece nel 2010, quando decise di non presenziare alla visita di Papa Benedetto XVI alla sinagoga di Roma dopo le parole del pontefice alla vigilia della sua visita al Tempio sulle "virtù eroiche" di papa Pio XII, il cui comportamento durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, compresa la mancata denuncia dei criminali nazisti, resta ancora da chiarire.
Inizia da lì, il testamento di Laras. Dalla Shoah. E dalla storia.

"La distruzione degli ebrei d'Europa ha sfiorato la mia esistenza, segnandola per sempre. Misteriosamente, grazie alla forza e al coraggio di mia madre, il Santo e Benedetto ha voluto che sopravvivessi agli orrori e alle ceneri della Shoah". Ed è tornando a oggi e quanto si fa per ricordare quello che è avvenuto, che Laras ha voluto guardare anche al futuro. Perché "in quanto figlio della Shoah e cittadino europeo mi è cara la giornata della memoria". Che, però, avverte, "anch'essa è arrivata a una crisi di senso e comunicazione". Ecco, quindi, il primo compito consegnato: "Le attuali stantie forme celebrative sono in consunzione ed è necessario ripensarla (la Giornata ndr) quanto prima, specie in relazione all'attualità dell'antisemitismo contemporaneo, che è fenomeno vasto e complesso, con fila eterogenee e inquietanti". Perché il pericolo, perché l'odio è sempre lì.

Parla di Israele, Laras. E dalla nascita dello Stato, nel 1948: "Ricordo la commozione, l'euforia e il senso di stupore di quei giorni". Parla del "nostro ebraismo italiano", che è "giunto a una fase accelerata di consunzione e inaridimento". Troppe "polemiche", troppo "alto il livello di astio che percorre le nostre realtà comunitarie". Anche qui, Laras guarda alle sfide future e traccia la strada. Una parte centrale del suo addio, riguarda il suo tentativo di "aiutare il dialogo ebraico-cristiano con una serie di critiche controcorrente". Gli ha "alienato simpatie", dice. Ma spera possa continuare con "slanci nuovi, entusiastici e autentici. Anche nel 2005, d'altronde, quando decise di lasciare la guida degli ebrei milanesi, Laras ripercorse quegli anni lunghi e non facili come rabbino capo. Anni di tensione e impegno, a cercare di rafforzare l'unità interna della comunità più composita d'Italia, a difendere le tradizioni, tra il problema delle conversioni, quello dei figli nati dai matrimoni misti e un antisemitismo crescente.

Eppure, fu impossibile non parlare anche di Carlo Maria Martini. Le loro vite, spiegò, si intrecciarono sin dall'inizio: "Lo conobbi nel 1980. Lui arrivò a guidare la diocesi esattamente quando io giunsi a Milano come rabbino. capo. Questa concomitanza ci legò molto, così come la nostra provenienza torinese. Ci incontrammo subito. Abbiamo collaborato, pensato e fatto tante cose in comune". "Vite parallele", le definì nel 2012, quando Martini morì: "Era un saggio, una persona perbene. Era un amico". E in quel ricordo

c'era anche quello della Milano del loro incontro, "triste, cupa, ferita dal terrorismo".      

La sua ultima intervista a Repubblica risale allo scorso agosto quando, in occasione della scomparsa dell'arcivescovo Tettamanzi, ne ricordò la visita alla sinagoga nel 2003.

 

COMUNITÀ EBRAICA, MORTO EX RABBINO CAPO GIUSEPPE LARAS

15 novembre 2017  

E’ scomparso Giuseppe Laras, rabbino capo della comunità ebraica milanese per 15 anni. La notizia sul sito della comunità, dove si legge: “È mancato un grande Maestro, una Guida per la nostra Comunità della quale è stato per 25 anni Rabbino Capo. Figura di altissimo spessore culturale e umano, Rav Giuseppe Laras ha segnato un’epoca dell’ebraismo milanese e italiano, ma non solo. Ha dato impulso al Dialogo interreligioso con sincerità e coraggio; ha divulgato i valori e il Pensiero ebraico diventando un punto di riferimento costante, per la sua levatura intellettuale e spirituale. Il Rabbino Capo Rav Alfonso Arbib, i Presidenti Raffaele Besso e Milo Hasbani, il Consiglio, la Giunta, il Segretario Generale Alfonso Sassun e tutta la Comunità ebraica di Milano sono vicini alla Famiglia in questo momento di profondo dolore. Baruch Dayan Haemeth”. Sul sito (mosaico-cem.it) viene anche pubblicato il testamento spirituale lasciato da Laras, scritto già colpito dalla malattia che sentiva avanzare “inesorabilmente”.