MULLER E BUTTIGLIONE, COSÌ VICINI, COSÌ LONTANI

04-12-2017 - Notizie

  

 MÜLLER E BUTTIGLIONE, COSÌ VICINI, COSÌ LONTANI  di Sandro Magistri

 

In coda all'uscita del libro su "Amoris laetitia" che porta le loro firme, sia il filosofo Rocco Buttiglione che il teologo e cardinale Gerhard L. Müller sono nuovamente intervenuti a ribadire le rispettive posizioni.

Buttiglione intervistato da Andrea Tornielli per Vatican Insider:

> "Ecco la deviazione in cui cadono i critici di 'Amoris laetitia'"

Il cardinale Müller intervistato da Riccardo Cascioli per La Nuova Bussola Quotidiana:

> Müller: "Mai detto di eccezioni sulla comunione ai risposati"

Da entrambe queste interviste si ha la conferma che le posizioni del filosofo e del cardinale non sono affatto coincidenti. E quindi continua ad apparire indecifrabile l'entusiasmo con cui Müller scrive di approvare le tesi di Buttiglione e ne raccomanda la lettura.

Quali sono i punti su cui Müller e Buttiglione divergono? Andiamo con ordine.

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Buttiglione parte da una premessa che effettivamente, come lui dice, è "graniticamente tradizionale", insegnata in ogni catechismo. È la premessa secondo cui non è "mortale" ma solo "veniale" un peccato che pur essendo di materia grave, come l'adulterio, è compiuto senza piena avvertenza e deliberato consenso.

Da ciò egli deduce che il fedele che confessi questo peccato con queste attenuanti possa ricevere l'assoluzione sacramentale e fare la comunione, anche se continua a vivere "more uxorio" in una unione che è illecita per la Chiesa ma di cui egli continua a non avvertire la gravità.

I critici obiettano però a Buttiglione che nell'atto stesso di confessare questo suo peccato, se appena il confessore fa il suo dovere di illuminare le coscienze, il penitente diventa consapevole della gravità del suo stato di vita e della volontarietà con cui lo fa proprio, in forma continuata. E quindi se non si pente e non se ne distacca (o se almeno non propone seriamente di cambiar vita il prima possibile) non può essere assolto né fare la comunione.

A questa obiezione Buttiglione non dà una risposta convincente. Nè il cardinale Müller, nella sua prefazione al libro, prende in considerazione gli argomenti del filosofo.

Di suo, il cardinale affaccia un'altra ipotesi, e solo questa, nella quale effettivamente può essere consentito a dei divorziati risposati di fare lecitamente la comunione, in 'foro interno' e senza dare scandalo. Ed è l'ipotesi già prospettata a più riprese da Joseph Ratzinger come teologo, come cardinale e come papa. Un'ipotesi del tutto in linea con la tradizione, di cui ha dato conto Settimo Cielo in un precedente post.

È questa, dunque, una prima divergenza tra i due. Ma poi ce n'è una seconda. Ed è il loro opposto giudizio su "Amoris laetitia".

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Dell'esortazione apostolica postsinodale di papa Francesco Buttiglione dice solo un gran bene.

Persino della sibillina nota a piè di pagina n. 351 in cui Francesco ha nascosto la sua "apertura" alla comunione ai divorziati risposati Buttiglione parla con favore. Il papa ha fatto bene a fare così, dice, perché in un mondo così complicato come l'attuale "non è possibile dettare una  norma disciplinare che valga per tutti in modo uniforme". Meglio "invitare gli episcopati e i singoli vescovi ad assumere le proprie responsabilità".

Müller invece è di tutt'altro parere. Fa derivare proprio dall'oscurità di quella nota e di altri passaggi la babele di interpretazioni che è oggi sotto gli occhi di tutti. Scrive nella prefazione al libro:

"Nella nota 351 il papa cita sé stesso dalla 'Evangelii gaudium'. L'affermazione però che l'eucaristia non è un 'premio per i perfetti' ma 'un generoso rimedio e un alimento per i deboli' non rende le cose più chiare. Essa non apre affatto, per coloro che si trovano in una condizione di peccato grave e si ostinano a rimanervi, la via della comunione sacramentale. Non si possono confondere e scambiare l'uno con l'altro i sacramenti nella loro funzione specifica. Nel battesimo e nella penitenza ci è offerta una medicina che purifica, che ci libera 'dalla febbre del peccato'. Il sacramento dell'eucaristia è una medicina che rafforza, che può essere data solo a quelli che sono liberi dal peccato (Summa Theologiae, III, q. 80, a. 4 ad 2)".

E questo è solo uno dei numerosi appunti critici che il cardinale Müller rivolge ad "Amoris laetitia" e ai successivi interventi del papa, nella prefazione del libro.

Eccone qui di seguito un florilegio.

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"Immagini verbali non sempre ben riuscite (per esempio scagliare contro altri i comandamenti di Dio come se fossero dei sassi) e traduzioni affrettate di posizioni teologiche nel linguaggio della psicologia, come legalismo e fariseismo, provocano sconcerto piuttosto che comprensione per l'intenzione pastorale del papa (cfr. 'Amoris laetitia' 305). Chi si impegna per la chiarezza e verità della dottrina della fede, specialmente in un'epoca di relativismo e agnosticismo, non merita di venire apostrofato come rigorista, fariseo, legalista e pelagiano. Così, per esempio, il legalismo è l'opinione che l'uomo possa conseguire la giustizia di Dio attraverso la semplice esecuzione esterna dei comandamenti, e il pelagianesimo è l'idea che l'uomo possa adempiere ai comandamenti di Dio e quindi raggiungere la vita eterna anche senza l'immeritata e non meritabile grazia della giustificazione. Quale teologo cattolico difende una simile posizione, che starebbe nell'opposizione più evidente alla dottrina della giustificazione attraverso la grazia?".

"Le categorie del matrimonio come 'ideale' in opposizione alla 'realtà', ideale a cui l'uomo non può mai corrispondere interamente, sono forse appropriate per la teologia morale e la vita spirituale, ma non per la teologia sacramentale. Il matrimonio non è affatto 'una analogia imperfetta' ('Amoris laetitia' 73) della relazione di Cristo con la sua Chiesa. Nello stesso paragrafo però l'analogia del sacramento del matrimonio con il mistero dell'unità di Cristo e della Chiesa vengono descritti in modo assolutamente corretto. Qui abbiamo un esempio di terminologia che può provocare confusione".

"Nell'articolo 305 e in particolare nella nota 351 che è oggetto di una appassionata discussione, l'argomentazione teologica soffre di una certa mancanza di chiarezza che avrebbe potuto e dovuto essere evitata con un riferimento alle definizioni dogmatiche del Concilio di Trento e del Vaticano II sulla giustificazione, sul sacramento della penitenza e sul modo appropriato di ricevere l'eucaristia".

"I criteri fondamentali per l'applicazione del capitolo 8 di 'Amoris laetitia' pubblicati dai vescovi della regione pastorale di Buenos Aires purtroppo non ci dicono nulla sul problema se qualcuno in condizione di peccato mortale impenitente possa accostarsi alla tavola del Signore e ricevere le sacre specie come comunione di vita spirituale e soprannaturale, cosa che sarebbe una contraddizione 'in adiecto'. Nella lettera di risposta di papa Francesco al documento dei vescovi argentini, l'affermazione che 'non c'è nessun'altra interpretazione' non può essere intesa in senso letterale, davanti al dato di fatto dell'esistenza di interpretazioni contraddittorie. Fra di esse ve ne sono alcune che si richiamano sì ad 'Amoris laetitia' ma stanno direttamente in contraddizione con la dottrina definita dogmaticamente della fede della Chiesa. Non è sufficiente affermare l'ortodossia dei discussi passaggi sull'ammissione all'eucaristia. È necessario anche dimostrare la verità di queste affermazioni con argomenti persuasivi".

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In più, nella prefazione del libro, il cardinale Müller tira una stoccata agli estensori materiali di larga parte di "Amoris laetitia":

"La congregazione per la dottrina della fede ha la competenza teologica e istituzionale per assicurare l'argomentazione coerente dei testi del magistero romano. Singoli teologi che possono essere convocati 'ad hoc' – pur con tutta la gratitudine e il rispetto loro dovuti – non possono elaborare una redazione finale".

Qui Müller allude in particolare a Víctor Manuel Fernández, rettore della Pontificia Universidad Católica Argentina, da anni teologo prediletto e ghostwriter di Jorge Mario Bergoglio, che appena eletto papa l'ha persino fatto arcivescovo. La sua mano nella stesura di "Amoris laetitia" è così palese che vi si ritrovano interi pezzi di suoi articoli di una dozzina di anni fa.

Quanto alla congregazione per la dottrina della fede, invece, si sa che papa Francesco sistematicamente la ignora, anche dopo averne licenziato il prefetto, che era appunto il cardinale Müller.

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POST SCRIPTUM – Il cardinale Müller ha apiamente sviluppato questa sua ultima protesta sul "Corriere della Sera" del 26 novembre 2017: