LA GUERRA NON E' UN GIOCO

16-05-2018 - Notizie

 LA GUERRA NON È UN GIOCO

 

   don Renato Sacco, Coordinatore Nazionale di Pax Christi – 12 maggio 2018

 

 

A Trento, alla grande adunata degli Alpini, ci sono anche diversi miei amici. E sono davvero convinto che gli alpini siano persone buone, generose, cordiali e disponibili per tantissime attività di solidarietà, dai sentieri da sistemare alle castagnate. Forse, è vero, qualche volta il gomito si alza un po’, ma si sa…

Mi trovo d’accordo con l’amico Massimiliano Pilati, che abita da quelle parti, che ha scritto su www.ildolomiti.it “Alpini, siete i benvenuti, ma non fate giocare i bambini con le mitragliatrici.”

Credo che sia molto grave offrire la ‘possibilità di fare esperienze avvincenti e interessanti a bambini e adulti.’ Ormai è normale in tutte le fiere, esposizioni (lo abbiamo visto anche alla Fiera delle armi di Vicenza) coinvolgere i bambini, dare la possibilità di ‘giocare’ a fare la guerra con le armi vere.

Credo sia molto diseducativo, perché educa alla guerra non alla pace.

E di questo credo si debba chiedere conto ai vertici, ai responsabili, a chi progetta ‘questa cultura di morte’.

Anche in questi giorni vediamo in molte parti del mondo che le armi vengono usate per uccidere, ‘davvero’ e non per gioco.

C’è anche da augurarsi che oggi non si torni a recitare la preghiera ‘rendi forti le nostre armi…’.

Che non si benedica una cultura di guerra anche se mascherata con il nome della pace.

Quanta retorica intorno alla guerra… basti pensare all’Iraq (dove oggi si vota) e dove sono stato tante volte… partecipando anche ai funerali degli italiani uccisi nel 2003.

“E’ quindi legittimo e doveroso che nel dibattito democratico siano presenti voci e strategie mirate a far cessare la produzione e il commercio delle armi, perché i loro ricavi grondano sangue.” Lo scrivevano i Vescovi italiani nella Nota pastorale ‘educare alla pace ‘ del 19 marzo 1998.

Credo ne debbano tener conto la chiesa, la politica, i mezzi di informazione, la società in generale.

C’è da augurarsi che la politica (e il nuovo Governo quando ci sarà), non usi l’adunata degli alpini per sfoggiare le frasi retoriche sugli eroi che hanno difeso i nostri confini della Patria, ecc., che non vengano usate le frasi ormai standard che “la guerra (anche se non nominata) serve a difendere la pace”. E, a 100 anni dalla fine della prima guerra mondiale, c’è da augurarsi di non ascoltare parole anche di elogio ed esaltazione per chi trascinò l’Italia in guerra e la coinvolse in quell’inutile strage.

Mi auguro che a Trento vengano ricordati anche i disobbedienti, i disertori, quelli fucilati perché si rifiutarono di obbedire agli ordini criminali che imponevano di uccidere al grido di ‘avanti Savoia’.

Le parole di Ermanno Olmi, un grande uomo, oltre che un grande regista, morto pochi giorni fa, ci possono illuminare per evitare di trascinare anche questa adunata degli alpini in una spirale di cultura di guerra con la quale, come dicevo all’inizio, sicuramente molti di loro non hanno nulla a che fare.

“La disobbedienza - diceva Olmi in una intervista del 2014 -  è un atto morale che diventa eroicità quando la paghi con la morte. Ma sui monumenti che ritraggono gli alti comandanti, bisognerebbe scrivere sotto ‘criminale di guerra”.