SE FOSSE L'AFRICA A CHIUDERE I PORTI?

07-07-2018 - Notizie

SE FOSSE L’AFRICA A CHIUDERE I PORTI?

di Paolo Farinella, prete

Genova 02-07-2018 –. Finita l’autoesaltazione del truce Matteo Salvini sul prato di Pontida (ex di Bossi e Maroni), continua la protervia dell’ignoranza al potere. A «Un giorno da pecora», la senatrice, vice ministra leghista ai beni e alle attività culturali (sic!), Lucia Borgonzoni ha dichiarato di non leggere libri da tre anni: «Leggo poco, studio sempre cose per lavoro… ho riletto per svago “Il castello” di Kafka, tre anni fa». Poverina, certi sforzi cerebrali con Kafka sono inevitabili e forse, avrebbe dovuto cominciare da Topolino e se voleva buttarsi sul classico, con un’opera romantica di Bruno Vespa. L’ex ministro «leghista/forzaitaliota», Giulio Tremonti, nel 2010 pare abbia detto, ma lui smentisce: «Non è che la gente la cultura se la mangia!». Un’altra perla: il governatore Luca Zaia, davanti alla caduta della casa del gladiatore di Pompei, ebbe a dire che erano crollati «quattro sassi»

Questo è il contesto leghista, il livello che rispecchia il linguaggio di Salvini fino al punto di storpiare logica, verità e realtà. Il grido di «chiudere i porti» – quale novello Deus ‘el-vult! – e tutti ad applaudire il pendulo labbro, la mascella tesa, la felpa del cambiamento. Come precisato dal ministro Danilo Toninelli: «Non vi è stato alcun atto formale di chiusura dei porti italiani, ma è stata raccolta la disponibilità manifestata all’apertura del porto di Valencia da parte del governo spagnolo». Visto che Ministri e vice ministri di questo governo non leggono né studiano, occorre a noi fare il lavoro per loro, memopri che il cambiamento esige un passaggio dal «passato» al «futuro»: senza coscienza del passato, nessun futuro potrà mai essere visitato. Da che storia è storia, «il futuro è dietro di noi»: lo insegnano la Bibbia, l’evoluzione, antropologia e la sociologia, e, in modo eminente, la psicologia.

Dal XVI al XX secolo, l’economia occidentale (USA ed EUROPA) si sviluppò con la tratta degli schiavi (rotta atlantica). Dieci anni dopo l’invasione delle Americhe da parte di Colombo e suoi successori, nel 1452, fu complice papa Nicola V che con la bolla «Dum Diversas» riconosceva al re del Portogallo Alfonso V di fare schiavo qualsiasi «saraceno, pagano o senza fede». Il documento divenne l’atto fondativo dello schiavismo legale, mentre i protestanti praticarono lo schiavismo senza bisogno di documenti papali. L’industria tessile inglese e poi europea e statunitense fu pagata dagli schiavi d’Africa; tutto il cotone per oltre 3 secoli e mezzo viaggiò dagli Usa all’Europa, fu possibile dal lavoro degli schiavi depredati «a casa loro» da Portogallo, Spagna, Inghilterra, Olando, Belgio.

Nel secolo XVIII, si diffuse lo sport dei safari africani, organizzati in Europa, con l’Italia che era una delle prime, per razziare patrimoni faunistici e minerari africani. L’Africa negli ultimi due secoli fu la terra che tutti potevano invadere senza chiedere permesso ad alcuno: se un africano si difendeva sparando, gli si mozzava la testa «a casa sua». Ancora oggi, importiamo, complice la corruzione politica che paghiamo, oro dal Sudan, Zambia e dal Sud Africa, diamanti dal Congo e dalla Tanzania (ne sa qualcosa la Lega) e dall’Africa centrale; petrolio e gas naturale dall’Algeria, Libia, Egitto, Ghana, Togo, Nigeria e Gabon; materie prime per cibi e bevande, caffè e te dall’Etiopia, Sudan del Sud, Kenia e Madagascar, Sierra Leone, Senegal; cotone e tessili da Marocco, Mauritania, alluminio dal Monzabico; rame dallo Zambia e platino dallo Zimbawe. Infine, il coltan dal Togo e dal Congo che, da solo, possiede l’80% delle miniere del mondo.

Il coltan è un minerale usato nei chip dei telefonini, telecamere, computer portatili (ottimizza la corrente elettrica per la durata delle batterie). Esso però è radioattivo e contiene uranio. Oltre a essere il primo ingrediente dei cellulari, il coltan è usato dall’industria aerospaziale nei motori jet, nei visori notturni, nelle fibre ottiche, negli airbag. Il coltan si trova solo in nove Paesi, tra cui Cina, Brasile e, in Africa, il Togo e il Congo che detiene l’80% della produzione mondiale. La paga «ordinaria» è di € 10,00 al mese (dicesi 10,00 al mese). Le multinazionali Nokia, Eriksson e Sony offrono fino a € 200,00 al mese, scatenando una concorrenza spietata tra i poveri congolesi e rwandesi, che lavorano nelle miniere a mani nude, compresi bambini dagli 8 anni in su, i più richiesti perché le loro piccole mani arrivano dove gli adulti non possono. Le conseguenze mortali segnano una contabilità da genocidio: dal 1998 al 2014 nelle miniere estrattive di coltan sono morte quattro milioni di persone, cioè 250 mila all’anno, sull’altare dei cellulari, usati dall’occidente che utilizza mediatori triangolati per non farsi scoprire. In conseguenza dello sfruttamento in Congo sono in atto guerre tra bande assoldate a questa o quella multinazionale o Stato estero per il possesso delle miniere. Il prezioso minerale causa la guerra che sta devastando il Paese. I proventi del coltan servono a pagare i soldati e acquistare nuove armi. Tra il 2016, causa la carenza estrattiva di coltan, per la guerra delle miniere, l’industria hi-tech occidentale andò in tilt e in occidente la gente impazzì con scene da panico perché la PlayStation2 era introvabile. Nel 2017 l’Italia i governi Renzi e Gentiloni, «in appena tre anni, hanno sestuplicato le autorizzazioni per le esportazioni di armamenti. Giri d’affari passati da 2 miliardi a più di 14 miliardi». Se gli Africani chiudessero i loro porti, l’Italia e la insipiente Europa che non c’è farebbero la fine che si meriterebbero.

Congolesi e Rwandesi, Sudanesi, ecc. che scappano dai loro Paesi verso l’Europa – ironia della sorte! – sono respinti alle frontiere perché «migranti economici» senza diritto di asilo. L’occidente li può depredare e ammazzare «a casa loro» per progredire in casa propria con la ricchezza africana, ma gli Africani non possono entrare in Europa. Non li fa entrare, ma li vuole a lavorare nelle miniere in cui muoiono per mantenere in vita l’economia superflua occidentale. Se questa è Politica, Civiltà e Diritto! Se questa è Umanità! Senza tenere conto che l’Europa, a maggioranza «sedicente» cristiana, crea le guerre, le alimenta, esportando povertà, miseria e morte, derubando le ricchezze dell’Africa e pretendiamo di scegliere tra rifugiati e migranti economici. La storia è una grande maestra perché non insegna nulla, ma ci dona le coordinate di come saremo travolti, fuscelli di carta, perché essa arriva sempre all’appuntamento per equilibrare le ingiustizie e pareggiare i conti. Nel prossimo secolo le migrazioni travolgeranno l’Europa, vecchia, insulsa e miope per una manciata di voti. Il saggio non costruisce muri che sono armi letali per chi ci sta sotto, ma apre varchi per alleggerire la massa d’acqua di 10 milioni di persone pronti a morire pur di sperare. Umanità affamata, figlia primogenita del capitalismo liberale. Invece di leggere il Castello di Kafka, «tre anni fa», perdendo così tanto tempo, i leghisti e pentastellati, con l’ex Pd e tutto il cucuzzaro, farebbero meglio a entrarci dentro il Castello, tirare il ponte levatoio ed esalare l’ultimo respiro. Senza rimpianti.