MARTA E IL CROCIFISSO...

02-12-2014 - Notizie

MARTA E IL CROCIFISSO...

Nella piccola scuola materna Marta è già di casa: la frequenta da poco, ma conosce un po' tutti e tutto dell'ambiente dei suoi giochi e delle prime esperienze di rapporto con gli altri. Fuori fa freddo e gli spazi si riducono necessariamente alla grande stanza comune, tra il vociare degli altri bambini. Ed è stando lì a lungo che un giorno la piccola notò il crocifisso, discretamente posto in una parete molto in alto, forse per nascondere alla vista dei piccoli l'immagine di un uomo morto in croce. Marta non vi aveva mai fatto molto caso, forse ritenendolo parte dell'arredamento.
Ma quella mattina lo notò, si fermò davanti ad esso con il naso all'insù e lì rimase finché un'insegnante le si avvicinò, e insieme guardarono quella croce di trenta centimetri. Poi Marta si rivolse all'insegnante e chiese, con la naturalezza dei bambini: "Che cos'è?".
La risposta si fece attendere un po', poi, preso coraggio, la maestra si sedette vicino a Marta e le sussurrò, quasi timorosa che altri ascoltassero, consapevole com'era di non saperla lunga sull'argomento: "è un uomo, si chiamava Gesù, ed era figlio di Dio; è morto in croce per la salvezza di noi tutti". Marta rifletté un attimo e riprese: "Da che cosa doveva salvarci?". "Dal peccato originale"- Poi, come per anticipare l'inevitabile domanda della bambina, azzardò: "Adamo ed Eva, creati da Dio, vivevano felici nel paradiso terrestre fino a quando disubbidirono alla sua proibizione di non raccogliere un frutto (una mela, si dice). Furono cacciati e, da allora, noi nasciamo con quel peccato. Solo Dio poteva cancellarlo e ha mandato suo figlio, che si è fatto uomo ed è morto sulla croce per noi". Così parlò la maestra, preoccupata com'era di dover sintetizzare in modo semplice i contenuti, insieme, della Genesi e del Vangelo. Marta non capiva: "Ma allora Gesù, se è morto in croce, com'è riuscito a salvarci?". Cominciava a diventare difficile, ma l'insegnante aveva da tempo imparato la pazienza e la comprensione: "Proprio morendo così, per mano degli uomini, solo con il suo sacrificio poteva salvarci". Ma Marta incalzava: "Ma come hanno potuto gli uomini uccidere il figlio di Dio?" - "Perché doveva essere così, perché questa era la sua volontà" - fu la risposta un po' in affanno.
La faccenda diventava complicata, anche perché Marta non dava tregua: "Ma perché Dio, per dimostrarci il suo perdono, ha lasciato che suo figlio fosse ucciso in croce? Non è questo un peccato molto più grave di quello commesso da Adamo ed Eva? Come potrà perdonarci per aver messo in croce Gesù?".
L'insegnante, un po' smarrita, fissò dolcemente negli occhi Marta, poi accennò ad alzarsi, a significare che la successiva risposta sarebbe stata l'ultima: "Dio ha lasciato che suo figlio morisse sulla croce per dimostrare il suo grande amore per noi". "Ma allora" - fu l'ultimo tentativo per trattenere la maestra presso di sé - "Dio ha voluto più bene a noi che a suo figlio!". "Non lo so" - rispose lei sbrigativamente - "anche Gesù ha accettato di morire sulla croce per mostrare il suo amore per tutti noi".
Marta si ritrovò di nuovo sola, un po' sconcertata. Guardò di nuovo il crocifisso, che ora sembrava più grande, e ne ebbe paura.
Passarono alcuni giorni, poi un mattino Marta si accorse che qualcosa era cambiato in quella stanza: il crocefisso non c'era più e al suo posto era stata collocata una croce, una croce senza il Cristo. La maestra le si avvicinò: si aspettava la domanda della bambina e disse: "Gesù è sceso dalla croce, è risorto". "E adesso dov'è?". "Non lo so, forse in cielo, ma io credo che, ora che si è liberato, possa finalmente camminare al nostro fianco ed esserci sempre vicino". Marta, istintivamente, si guardò intorno e sorrise: adesso ogni cosa era al suo posto. Anche Gesù.
Chissà, forse un giorno uomini saggi, di fede e di cultura, affronteranno, con umiltà intellettuale e morale, l'eventualità di porre fine all'ostentazione di un Giusto morto in croce per sostituirlo unicamente con la sola croce, di per sé simbolicamente forte e sufficiente per ricordare un sacrificio e per indicare una via e una speranza.

Nei mesi scorsi abbiamo così collocato, dentro la chiesa in un grande pannello posizionato a sinistra, il Cristo "schiodato", opera d'arte della Val Gardena, che va conservata e valorizzata, e che porta in sé un significato ben più profondo, e ci ripeterà soprattutto che, dopo la sua prima e unica morte terrena, vive e percorre le nostre strade, i nostri sentieri, le nostre storie. In quanto Risorto! Pongo però una domanda semplice: chi ha rimesso in croce Gesù dopo che Giuseppe d'Arimatea ne aveva richiesto il corpo e lo aveva deposto nel sepolcro scavato nella roccia? Se mi risolverete l'enigma lo rimetteremo nuovamente sulla croce.

don Mario Marchiori