SPEZZARE LE CATENE DELLA VIOLENZA

16-08-2014 - Archivio

GRIDA PER LA VITA
"Grida, grida, grida, grida per la vita
per i vivi, per i morti
per il deserto, per il mare
per i pesci avvelenati
per gli uccelli con ali spezzate
poeti senza parole
cantautori senza canto

grida, grida, grida per la per la vita
per i bambini
che combattono sulle strade
che giocano con giocattoli, con fucili, con granate
per le madri afroamerindie
che urlano per il dolore
e che si domandano che cosa sarà
del futuro dei loro figli.

grida, grida, grida per la vita
per il coraggio
per la speranza
per la foresta
per il fiume
i corpi possono morire, lo spirito non muore
e la nostra lotta
aspettando che un nuovo giorno
incominci ad arrivare
che l'alba arrivi

e mentre aspettiamo per questo giorno
noi canteremo nella gioia
grida, grida, grida per la vita!"

( Alex Zanotelli )

 

 

SPEZZARE LE CATENE DELLA VIOLENZA
di Gabriella Caramore

Qualche mese fa mi è stato raccontato un episodio. Siamo negli ultimi terribili giorni della Seconda guerra mondiale. In un paese della provincia di Parma. Un gruppo di camicie nere uccide spietatamente, davanti agli occhi della madre, un giovane che probabilmente fa parte di una formazione partigiana.

Non passa molto tempo, Ia situazione si rovescia. I partigiani arrivano a catturare I'autore di quell'orribile assassinio, lo portano davanti alla madre che ne era stata l'impietrita testimone, come per offrirlo alla sua vendetta. Decida lei come pareggiare i conti. I1 paese è in subbuglio, tutti pensano che finalmente sarà fatta giustizia. Ma Adalgisa Corradini, questo è il nome della donna, è già colma del suo dolore. Un'altra morte non arriverebbe a placarlo. Neppure la morte di chi le ha tolto il figlio.

Adalgisa si fa strada fra la folla che assedia l'autore del delitto. Guarda negli occhi I'assassino di suo figlio. "Ce l'hai una madre a casa che ti aspetta? Se ce l'hai, torna da lei". I partigiani restano sbigottiti, ma nessuno osa contrariare il comportamento fermo di Adalgisa e il suo singolare verdetto.

Forse è solo così che si può cambiare strada, con un gesto imprevedibile, per certi versi illogico, che non mira a pareggiare i conti, ma spezza la catena delle vendette. Qresto episodio mi è venuto in mente nelle settimane passate, assistendo al cieco crescendo di orrore che è seguito al ritrovamento dei corpi dei tre ragazzi israeliani rapiti e uccisi a giugno. (Hamas pagherà), ha dichiarato il leader israeliano Netanyahu. "In tal caso si apriranno le porte dell'inferno", ha replicato il portavoce dell'ala estremista di Hamas. "Vendicati. Uccidi l'arabo", sollecitano i selfe che corrono sul web. Un gioco di specchi in cui spadroneggiano ritorsioni e rappresaglie. Ma non sarà questa la soluzione. Lo scrittore David Grossman, che ha perso un figlio nella guerra contro Hezbollah, ripete sconsolato che "la violenza non genera altro che una violenza più grande".

Solo gesti come quello diAdalgisa - difficili e rari! - potrebbero interrompere le sequenze di morte e di guerra, tenendo accese scintille di umanità.

 

 

PREGHIERA

Dio é seduta e piange: la meravigliosa tappezzeria della creazione,
che aveva tessuto con tanta gioia, è mutilata, é strappata a brandelli,
ridotta in cenci; la sua bellezza é saccheggiata dalla violenza.
Dio è seduta e piange,
Ma. guardate, raccoglie i brandelli per ricominciare a tessere.
Raccoglie i brandelli delle nostre tristezze, le pene, le lacrime, le frustrazioni
causate dalla crudeltà, dalla violenza,
dall'ignoranza, dagli stupri, dagli assassinii.
Raccoglie i brandelli di un duro lavoro,
degli sforzi coraggiosi, delle iniziative di pace,
delle proteste contro le ingiustizie.
Tutte queste realtà che sembrano piccole e deboli.
Le parole, le azioni offerte in sacrificio,
nella speranza, nella fede, nell'amore.
Guardate! Tutto ritesse con il filo d'oro della gioia.
Dà vita a un nuovo arazzo, una creazione ancora più ricca,
ancora più bella di quanto fosse l'antica!
Dio é seduta, tesse con pazienza, con perseveranza
e con il sorriso che sprigiona come un arcobaleno
sul volto bagnato di lacrime.
E Ci invita a non offrirle soltanto i cenci e i brandelli delle nostre
sofferenze e del nostro lavoro.
Ci domanda molto di più.
Di restarle accanto davanti al telaio della gioia,
e di tessere con lei l'arazzo della nuova creazione.
M. Riensiru