FESTA DELL'ESALTAZIONE DELLA CROCE: Domenica 14 settembre 2014

17-09-2014 - Archivio

FESTA DELL'ESALTAZIONE DELLA CROCE: Domenica 14 settembre 2014

Vi propongo per l'occasione, come meditazione e riflessione, alcuni brani di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, morto a 57 anni 22 anni fa, malato di tumore scrive quanto segue sapendo che la malattia avanzava in modo devastante. E' in corso la causa di beatificazione ma per chi l'ha seguito e conosciuto è santo. Ringraziamo don Tonino per il linguaggio così immediato, profondo, poetico e toccante con cui parla di croce, o di tanti altri argomenti.


toninobelloC'è croce e croce
Durante un convegno dei volontari della sofferenza, nel Seminario di Molfetta ero stato chiamato a celebrare, e mi venne spontanea un'immagine: staccai il crocifisso dal piedistallo, lo portai in mezzo ai malati, lo girai all'indietro e dissi: "Vedete, qui c'è un posto vuoto per voi". Soffrire significa essere inchiodati sul retro della croce di Gesù; basta dargli una voce e lui ti risponde. Sta lì dietro...
Per cercar di capire quale deve essere il nostro rapporto con la croce, parlerò per immagini; parlerò di alcuni crocifissi che mi hanno colpito particolarmente.

Dio stesso sostiene la croce.
Il primo è uno splendido crocifisso del Masaccio, nella basilica di Santa Maria Novella,
vicino alla stazione di Firenze, sulla sinistra di chi entra, mi pare sul secondo altare. C'è il Signore Gesù sulla croce, ci sono i personaggi classici della crocifissione, e poi c'è la Colomba e il Padre. La croce non è poggiata a terra, è il Padre che la tiene sollevata. Gesù è inchiodato sulla croce, sostenuta dalle braccia del Padre. È bellissimo: io ogni volta che passo da Firenze, vado a pregare davanti a quel crocifisso, per assorbire la logica della croce. L'immagine parla con une eloquenza straordinaria: è Dio che dà le prove, e dà anche la forza di poterle sostenere. Teniamolo ben presente.

Gesù sale da sé sulla croce. Un altro bel crocifisso l'ho scoperto in una chiesa di Reims una trentina di anni fa, quando venni a Lourdes nei primi nei primi mesi che ero sacerdote: facevo il cameriere e mi fermai un mese, un mese straordinario. Dopo feci un giro per la Francia. Non ricordo bene in quale chiesa di Reims trovai un'immagine bellissima: una croce alta alta con una scala appoggiata allo stipite e Gesù che vi sale in croce. Anche qui c'è un aspetto teologico molto importante: Gesù
non è vittima della forza del destino; è salito sulla croce perché I'ha accettato, perché l'ha voluto. La sua accettazione non è rassegnazione passiva, non è fare di necessità virtù, ma è accoglimento della croce, è accettazione della volontà del Padre. È una visione bellissima, che ci schioda dalla situazione di condannati a vita.

Queste cose le dico nella consapevolezza che, quando arriverà anche per me un momento difficile, il momento culminante della croce, la Vergine santa mi conceda di vivere queste realtà fino in fondo, mi aiuti a salire liberamente, per compiere la volontà di Dio con libertà, con gioia. Come Cristo che si affretta a salire.
Mi viene in mente un episodio che raccontava monsignor Mariano Magrassi, arcivescovo di Bari - non so se è capitato a lui o a qualche suo amico - di un novizio benedettino mandato in Francia a fare un po' di esercitazione: faceva il catechismo alle bambinette della scuola elementare. Un giorno, mentre dettava il Padre nostro - "Notre Père, qui es dans les cieux..." - si accorse che una bambina, invece di scrivere: "que votre volonté soi faite" (sia fatta la tua volontà), aveva scritto sul suo foglio: "que votre volonté soi fète" (sia festa la tua volontà). Forse aveva pronunciato male la parola. Subito disse alla bambina: "Hai sbagliato", ma poi aggiunse: "oh Dio, che bello: sia festa tua volontà". Quell'errore di scrittura rivelava una grande verità' E meritava un bel voto, non un richiamo. Sia festa la tua volontà.

Cristo torchiato.
La terza immagine che voglio ricordare è un crocifisso che ho visto nel monastero di Santa Maria delle Grazie a Rossano Calabro: proviene dai Paesi del Terzo Mondo e la croce è fatta a forma di torchio. Gesù viene torchiato, schiacciato, e gronda dalle sue ferite il sangue della vita, il sangue della salvezza. Gesù torchiato sta ad indicare lo spasimo della croce: della croce personale di Gesù e della croce di tutti noi, perché tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo di sangue, che diventa affluente del grande fiume che parte dal Golgota e che alimenta I'economia sommersa della salvezza, quella ((cassa depositi e prestiti) dell'economia della salvezza, da cui il Signore attinge per venire incontro alla salvezza del mondo, alla liberazione dei mondo. Quella cassa depositi e prestiti la alimentiamo anche noi con le nostre sofferenze fisiche, col nostro pianto, con le nostre lacrime, col nostro dolore.
Un poeta danese dice che in cielo - non so in quale punto del firmamento - c'è una stella in cui il Padre eterno conserva in uno scrigno tutte le lacrime degli uomini, perché non sono mai inutili le lacrime. Le nostre sofferenze alimentano la "cassa" da cui Dio attinge per operare la salvezza, la liberazione del mondo, la liberazione anche dalla schiavitù dei nuovi faraoni che schiacciano I'umanità.
Cristo schiacciato sotto il torchio mi richiama popolazioni intere che vengono schiacciate sotto l'oppressione di tanti tiranni. Quanti popoli sono schiacciati. In quante parti della terra ci sono fabbriche clandestine di croci collettive che vengono messe sulle spalle dei poveri. Tocca a noi schiodare la gente dalla croce. Noi siamo chiamati a operare deposizioni dalla croce, siamo chiamati a servire con coraggio e con forza, per schiodare dalla croce la povera gente che ci passa accanto, sconfitta, lacerata, uccisa, dissanguata. Siano marocchini, albanesi, tossicodipendenti, sfrattati, disoccupati, o siano i depressi mentalmente, persone che vanno allo sbando...
Tutte persone torchiate: anche questa è logica della croce forse la più difficile, la più tremenda. Ma dobbiamo capirla.

Ecco la logica della croce.
Penso a tutti i poveri della terra, agli sbandati che strisciano accanto alle nostre case, a tutta l'umanità dolente che ci passa sotto gli occhi. Mettete i nomi che volete: Marisa, Antonella, Luisa, Piero... Quanta gente soffre!

Ebbene, a questa gente io vorrei dire che un giorno, quando avranno finito di percorrere la mulattiera del Calvario e avranno sperimentato come Cristo l'agonia del patibolo, si squarceranno davvero da cima a fondo i veli che avvolgono il tempio della storia. Se noi saremo bravi a farlo capire, essi diranno che la loro vita non è stata inutile. Non è inutile la vita dei nostri fratelli disfatti dal dolore, che si trovano nella lettiga da tempo: la vita di Ignazio, un amico giovanissimo che prorompeva di vita e adesso è immobilizzato e soltanto soffiando può togliersi le mosche dal volto... Nessuna vita, nessuna sofferenza è inutile. Questo ci dice la logica della croce.

(Cirenei della gioia, don Tonino Bello, Ed. San Paolo, pag. 104-107 )

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