Notizie

L'amore ai tempi di Bergoglio

sabato, 28 febbraio 2015 Alessandro Baoli

I cittadini che da anni aspettano una normativa sulle Unioni civili, e in particolare le persone omosessuali che non hanno nemmeno l'alternativa del matrimonio, hanno l'unico inutile "privilegio" di stare sempre al centro del dibattito, suscitare polemiche infinite e tifo da stadio - pro o contro - argomento di discussioni da salotto chic e da mercato. Ogni volta che si prova ad affrontare un problema che li riguarda (oggi le unioni civili, ieri l'omofobia) si scopre che c'è sempre qualcosa di più importante o di più urgente da fare, prima di dare diritti e dignità a una parte della cittadinanza (che aspetta da decenni) come dovrebbe succedere in ogni democrazia matura e civile...

La posizione di Gesù sul matrimonio

sabato, 28 febbraio 2015 Xavier Alegre Adista Documenti n. 8 del 28/02/2015
È degno di attenzione il fatto che, secondo i Vangeli, Gesù parlò poco del matrimonio e della sessualità, mentre la denuncia dei pericoli della ricchezza fu un aspetto fondamentale della sua predicazione, soprattutto nel Vangelo di Luca. Sorprende, quindi, che nel Magistero della Chiesa la proporzione sia inversa e soprattutto fa specie il contrasto nel modo in cui il Magistero affronta la morale sociale e la morale sessuale...

Papa Francesco e i preti sposati, un confronto avviato

sabato, 28 febbraio 2015 Luca Kocci

Adista Notizie n. 9 del 07/03/2015
Che papa Francesco abbia la questione dei preti sposati nella sua «agenda» non può più sorprendere considerato che, il 4 aprile dello scorso anno, a mons. Erwin Kräutler che lo informava della difficoltà delle comunità amazzoniche di accedere ai sacramenti per la rimarchevole scarsità di sacerdoti, disse: "proponete qualche soluzione innovativa e poi si vedrà"; e che, a seguito di tale colloquio, la Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb) ha costituito una commissione per studiare la possibilità di ordinare sacerdoti dei viri probati (uomini sposati di provata fede e serietà) sotto la presidenza del card. Claudio Hummes, già vescovo di São Paulo e attualmente presidente della Commissione episcopale brasiliana per l'Amazzonia (v. Adista Notizie nn. 16 e 45/14; bisogna tuttavia sottolineare che su un siffatto "laboratorio" non ci sono state né conferme né smentite ufficiali)...

MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO PER LA QUARESIMA 2015

"Rinfrancate i vostri cuori"

Cari fratelli e sorelle, la Quaresima è un tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli. Soprattutto è un "tempo di grazia" (2 Cor 6,2).
Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato: "Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo" (1 Gv 4,19). Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; non è indifferente a quello che ci accade.
Però succede che quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono... allora il nostro cuore cade nell'indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene...

 

Resto cristiano anche se scelgo come morire

Nel suo nuovo libro il teologo Hans Küng spiega perché difende l'eutanasia: "Non è un'auto-assassinio pianificato per provocare l'autorità ecclesiastica"

Morire felici? di Hans Küng (Rizzoli trad. di Chicca Galli pagg. 170, euro 17)
Traduzione di Chicca Galli (Repubblica 25 febbraio)

 

A proposito di Romero

E ROMERO DISSE: «ADESSO TOCCA A ME»
ROMERO è diventato beato per un passaparola lungo trentacinque anni. Eroiche virtù scoperte (si fa per dire) dai giornalisti impegnati nella guerra civile in Nicaragua e accorsi a San Salvador per le voci che arrivavano a Managua dove il dittatore Anastasio Somoza stava per arrendersi alla guerriglia. Le voci raccontavano delle omelie di un vescovo che rompeva la convivenza della Chiesa latina coi governi in divisa. Due anni prima il nunzio apostolico Pio Laghi aveva benedetto il golpe dei militari argentini, unico diplomatico straniero ad applaudire alla Casa Rosada l'insediamento del generale Videla. Felicità dei grandi proprietari di Buenos Aires; rabbia dei ponderosos del Salvador, quel loro pastore dalla parte dei senza niente...
Maurizio Chierici -(Il Venerdì 20 febbraio)

La Quaresima tra cenere e acqua

Dalla testa ai piedi, di don Tonino Bello

Carissimi,
cenere in testa e acqua sui piedi. Tra questi due riti, si snoda la strada della quaresima. Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa.
Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri.
A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno da mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala. Pentimento e servizio...

QUARESIMA di P. Alberto Maggi

Con il mercoledì delle ceneri inizia la quaresima. Per comprendere il significato di questo periodo occorre esaminare la diversa liturgia pre e post-conciliare.

Prima della riforma liturgica, l'imposizione delle ceneri era accompagnata dalle parole "Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai", secondo la maledizione del Signore all'uomo peccatore contenuta nel Libro della Genesi (Gen 3,19). E con questo lugubre monito iniziava un periodo caratterizzato dalle penitenze, da rinunzie e sacrifici e dalle mortificazioni...

Il paradiso è nell'aldiqua, basta un posto di lavoro

KNOCKIN' ON HEAVEN'S DOOR
di Moni Ovadia Dlm

L'ebraismo ha una caratteristica particolare rispetto alla promessa dell'aldilà. L'ebraismo ha una promessa dell'aldiqua. Così dice il Talmud : "Un'ora nel mondo che verrà è meglio di tutta una vita in questo mondo, ma un'ora di buone azioni in questo mondo è meglio di tutta la vita nel mondo a venire". Possiamo avere un'idea del paradiso nell'aldiqua in quella che l'ebraismo auspica come era messianica. Ed è il sabato che anticipa l'era messianica, che la prefigura. Nel sabato ebraico nessuno produce e nessuno consuma...

Il pastore del popolo

 di Vito Mancuso
Dopo il pugno, ora arriva il «calcio dove non batte mai il sole»: decisamente gagliardo il Papa! L'intervista rilasciata nel viaggio di ritorno dalle Filippine tocca temi interessanti. Ma soprattutto mostra un Papa dal linguaggio forse ancora più colorito del solito: segno, a mio avviso, di particolare rilassatezza. Papa Francesco appare proprio contento del grande affetto e dell'enorme simpatia che il mondo intero gli manifesta e si lascia andare al cospetto della stampa mondiale come fosse tra amici.Il che sembra proprio la maniera migliore di interpretare il ruolo di per sé così pesante che l'essere Papa comporta, una spontaneità che l'aveva portato il giorno prima, durante la messa più seguita della storia, a tenere a braccio l'omelia davanti ai sette milioni di partecipanti. Quanta differenza rispetto al rigoroso plurale maiestatis che regnava fino a Paolo VI o anche rispetto ai lunghi discorsi letti su fogli accuratamente preparati prima (e spesso da altri) di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, i quali anche nelle conferenze stampa mai e poi mai avrebbero potuto usare le popolaresche espressioni di Francesco. Ma il punto è esattamente questo: il popolo...
Ovvero la vicinanza totale che questo pastore straordinario intende mostrargli in continuazione. Se Francesco con il suo linguaggio sta introducendo davvero qualcosa di inedito nella storia pontificia, e direi persino di scandaloso per il sussiegoso protocollo pontificio e per le orecchie dei cattolici tradizionalisti, non è certo per gioco: la scelta di questo linguaggio è diretta espressione del contenuto che Francesco intende dare e sta dando al suo pontificato. Come può parlare del resto un Papa che non vuole macchine di lusso ma utilitarie, che non sta nell'appartamento papale ma nel convitto di Santa Marta, che non indossa croci e anelli d'oro ma semplicemente di ferro, che rinuncia insomma con sistematicità a tutti i segni del potere? Esattamente come parla questo Papa, che fa della vicinanza al popolo la stella polare del suo essere pontefice, e quindi si rallegra dipoter riferire che quel giorno a Buenos Aires a quel tipo che tentava di corromperlo lui avrebbe dato più che volentieri «un calcio dove non batte mai il sole». Possono piacere, o lasciare perplessi, o dispiacere del tutto, questi esempi così fisici e anche un po' violenti che parlano di pugni e di calci. Personalmente, in un mondo già così intriso di violenza, non posso dire di amarli particolarmente né di ritenerli proprio del tutto opportuni, perché un domani a uno scatto di violenza incontrollata si potrà sempre trovare un appiglio nelle parole papali: «Se persino il papa può dare un pugno o un calcio, figuriamoci io». Né è certo un caso che all'imam radicale Anjem Choudary, lo stesso che assicura che un giorno Roma vivrà sotto la legge islamica, l'esempio del pugno sia particolarmente piaciuto. Questo però attiene ai singoli esempi scelti dal Pontefice e alla sensibilità di ciascuno, il punto decisivo consiste invece nel comprendere l'efficacissima denuncia papale contro la mancanza di rispetto della religione altrui e contro la corruzione.
Venendo ai temi dell'intervista di ieri, la questione più scottante è certamente quella della procreazione responsabile. Anche qui il linguaggio papale si segnala per l'espressione colorita quando, a proposito di una donna incinta dell'ottavo figlio dopo averne avuti sette mediante cesareo che lui ebbe a incontrare in una parrocchia, dice: «Alcuni credono, scusatemi la parola, che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come i conigli». Forse qualcuno aveva mostrato quella donna al Papa come esempio di maternità generosa e devota, ma la reazione del Papa, come riferisce egli stesso, è stata di ben altro tipo perché l'ha rimproverata così: «Ma lei ne vuole lasciare orfani sette? Ma questo è tentare Dio». Come siamo distanti dall'immagine di madre che si sacrifica totalmente per i figli, arrivando persino a morire per metterli al mondo, tanto cara al cattolicesimo tradizionale! Il Papa dice al contrario che una maternità non controllata e non responsabile equivale a tentare Dio.
Occorre però aggiungere che sul tema specifico della contraccezione, proprio come un abile pugile che oltre a saper dare i pugni li sa anche evitare, il Papa ha schivato abilmente la domanda. Il punto caldo della questione infatti non è il numero dei figli, che il Papa stabilisce canonicamente in tre (probabilmente memore dell'adagio medievale omne trinum est perfectum), ma come evitare altre procreazioni dopo che il numero tre, o qualunque altro numero una coppia voglia o possa permettersi, sia stato conseguito. Paolo VI aveva stabilito nell'enciclica Humanae vitae del 1968 l'esistenza di un nesso inscindibile (nexus indissolubilis) tra unione sessuale e procreazione, dichiarando che ogni singola unione sessuale deve necessariamente essere sempre aperta alla procreazione. Anche l'unione con il legittimo marito di una donna che ha avuto già sette figli?, potremmo chiedere. Anche quella, risponde la dottrina cattolica ufficiale (si legga l'articolo 2366 dell'attuale Catechismo).
Per evitare la procreazione indiscriminata come i conigli, secondo l'esempio scelto dal Papa, o come tante nostre donne delle generazioni precedenti, secondo la memoria di molti, la Chiesa propone i cosiddetti "metodi naturali", ma si tratta di un procedimento che solo poche coppie riescono ad attuare, le statistiche dicono che tra i cattolici praticanti coloro che l'osservano variano dall'8 all'1 per cento. Consapevole di queste cose il cardinal Martini nella sua ultima intervista aveva dichiarato: «Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale: la Chiesa è ancora in questo campo un'autorità di riferimento o solo una caricatura dei media?» (Corriere, 1 settembre 2012). E l'anno scorso il cardinal Kasper: «Dobbiamo essere onesti e ammettere che tra la dottrina della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia e le convinzioni vissute di molti cristiani si è creato un abisso».
Il Papa sa benissimo che questa è la situazione, come lasciano trapelare le sue parole quando dice che nella Chiesa «si cerca»; aggiungendo poi: «E io conosco tante vie di uscita, lecite». Di che cosa si tratterà? Dei soliti metodi naturali? Di qualche particolare escamotage di cui i gesuiti sono sempre provvisti? Sarà uno degli argomenti scottanti del Sinodo del prossimo ottobre, la seconda puntata della grande riflessione sulla famiglia voluta da Francesco. Qui nessuno ovviamente se la potrà cavare con le battute, ma forse un calcio papale a qualche porporato particolarmente testardo potrebbe aiutare.
Vito Mancuso, La Repubblica 20 gennaio 2015

 

Un Papa dallo stile diverso

Bisaccia del mendicante - gennaio 2015 
JESUS, gennaio 2015 di ENZO BIANCHI

Nella bisaccia del mendicante che porto a tracolla e che in cammino sovente mi batte sul cuore, raccolgo cose preziose che conservo amorosamente anche per tirarle fuori al tempo opportuno, ma ce ne sono anche altre che, dopo un attento discernimento, lascio cadere a terra: non sono degne di essere conservate...

Lettera aperta al mondo musulmano

Abdennour Bidar
Pubblicato: 10/01/2015 20:34 CET Aggiornato: 10/01/2015 20:41 CET

Caro mondo musulmano, sono uno tra i tuoi figli allontanati, che ti guarda dal di fuori e da lontano, da questa Francia dove tanti dei tuoi figli vivono oggi. Ti guardo con occhi severi, occhi di un filosofo cresciuto con il taçawwuf (sufismo) e il pensiero occidentale. Ti guardo pertanto dalla mia posizione di barzakh, di istmo tra i due mari d'Oriente e d'Occidente...