Papa Francesco sui migranti

12-01-2016 - Notizie

Papa Francesco sui migranti: "L'Europa non vacilli". E ringrazia l'Italia
Discorso ai diplomatici partendo dai timori per le reazioni di chiusura dopo "gli atti di terrorismo":
"Unaparticolare riconoscenza all'Italia, il cui impegno deciso ha salvato molte vite nel Mediterraneo e che tuttora si fa carico sul suo territorio di un ingente numero di rifugiati"


11 gennaio 2016
CITTA' DEL VATICANO - I "massicci sbarchi" e i "timori per il terrorismo" "sembrano far vacillare il sistema di accoglienza" dell'Europa, ma questa deve superare "i timori per la sicurezza" e, ripete il Papa, non perdere le "basi del suo 'spirito umanistico'". Lo ha detto in un discorso al Corpo diplomatico rendendo espliciti tutti i timori per le polemiche dopo i fatti di Colonia.

"Molti migranti provenienti dall'Asia e dall'Africa, - ha rimarcato il Papa - vedono nell'Europa un punto di riferimento per principi come l'uguaglianza di fronte al diritto e valori inscritti nella natura stessa di ogni uomo, quali l'inviolabilità della dignità e dell'uguaglianza di ogni persona, l'amore al prossimo senza distinzione di origine e di appartenenza, la libertà di coscienza e la solidarietà verso i propri simili". "Tuttavia, - ha sottolineato Bergoglio - i massicci sbarchi sulle coste del Vecchio Continente sembrano far vacillare il sistema di accoglienza, costruito faticosamente sulle ceneri del secondo conflitto mondiale e che costituisce ancora un faro di umanità cui riferirsi. Di fronte all'imponenza dei flussi e agli inevitabili problemi connessi, sono sorti non pochi interrogativi sulle reali possibilità di ricezione e di adattamento delle persone, sulla modifica della compagine culturale e sociale dei Paesi di accoglienza, come pure sul ridisegnarsi di alcuni equilibri geo-politici regionali".

"Altrettanto rilevanti sono i timori per la sicurezza, esasperati oltremodo della dilagante minaccia del terrorismo internazionale. L'attuale ondata migratoria sembra minare le basi di quello 'spirito umanistico' che l'Europa da sempre ama e difende. Tuttavia, non ci si può permettere di perdere i valori e i principi di umanità, di rispetto per la dignità di ogni persona, di sussidiarietà e di solidarietà reciproca, quantunque essi possano costituire, in alcuni momenti della storia, un fardello difficile da portare. Desidero, dunque, ribadire il mio convincimento che l'Europa, aiutata dal suo grande patrimonio culturale e religioso, abbia gli strumenti per difendere la centralità della persona umana e per trovare il giusto equilibrio fra il duplice dovere morale di tutelare i diritti dei propri cittadini e quello di garantire l'assistenza e l'accoglienza dei migranti".

Poi il ringraziamento all'Italia per il lavoro di accoglienza svolto in questi mesi: "Una particolare riconoscenza all'Italia, il cui impegno deciso ha salvato molte vite nel Mediterraneo e che tuttora si fa carico sul suo territorio di un ingente numero di rifugiati". "Auspico - ha detto - che il tradizionale senso di ospitalità e solidarietà che contraddistingue il popolo italiano non venga affievolito dalle inevitabili difficoltà del momento, ma, alla luce della sua tradizione plurimillenaria, sia capace di accogliere ed integrare il contributo sociale, economico e culturale che i migranti possono offrire".

Il Papa ha poi definito "importante" che "le Nazioni in prima linea nell'affrontare l'attuale emergenza non siano lasciate sole, ed è altrettanto indispensabile avviare un dialogo franco e rispettoso tra tutti i Paesi coinvolti nel problema - di provenienza, di transito o di accoglienza - affinchè, con una maggiore audacia creativa, si ricerchino soluzioni nuove e sostenibili".

Tra gli argomenti trattati anche il nucleare. "Fanno ben sperare per il futuro le importanti intese internazionali, tra le quali l'Accordo sul nucleare iraniano" ha affermato Francesco che ha parlato di "gesti significativi e particolarmente incoraggianti". Il Papa ha auspicato in particolare che il risultato raggiunto con l'Iran "contribuisca a favorire un clima di distensione nella Regione". Suscitano però apprensione nel Pontefice "i gravi contrasti sorti nel Golfo Persico" e "il preoccupante esperimento militare condotto nella penisola coreana". "Da parte sua - ha detto il Pontefice - l'anno da poco iniziato si preannuncia carico di sfide, e non poche tensioni si sono già affacciate all'orizzonte". "Auspico - ha scandito - che le contrapposizioni lascino spazio alla voce della pace e alla buona volontà di cercare intese".

I tre spunti positivi: solidarietà fra Stati, fra popoli e nelle singole società
di Gianfranco Brunelli Il Sole 24 ORE - 12 Gennaio 2016
Papa Francesco non ha disatteso le aspettative. Il discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede è un appuntamento istituzionale tradizionale di inizio anno. E segna, assieme al discorso alla curia romana (posto a fine anno), l'altro appuntamento ufficiale col quale il Papa affronta i problemi di fondo. In questo caso quelli di natura geopolitica connessi alle sfide morali e culturali del nostro tempo.
In questa occasione, il Papa ha richiamato anche la crescente attenzione degli stati verso la sede apostolica. È una centralità che è andata crescendo negli anni ultimi cinquant'anni e, dopo qualche recente ristagno, è ripresa con forza durante il suo pontificato.
Al centro del discorso di quest'anno il Papa ha posto il tema dell'immigrazione (definito un «esodo»), dello sfruttamento umano e del terrorismo, analizzati nel contesto geopolitico dei molti conflitti in atto, segnatamente in Medio Oriente, nella penisola arabica e in Africa. Ne è scaturito un discorso posto analiticamente su più piani.
Il primo è quello teologico. Papa Francesco è tornato sul tema dell'abuso del nome di Dio (recentemente l'aveva definito una bestemmia), quando si compiono violenze e massacri in suo nome. Non si può mai uccidere nel nome di Dio: «Solo una forma ideologica e deviata di religione può pensare di rendere giustizia nel nome dell'Onnipotente, deliberatamente massacrando persone inermi, come è avvenuto nei sanguinari attentati terroristici dei mesi scorsi in Africa, Europa e Medio Oriente». Il riferimento preciso è all'islamismo radicale.
Il nostro rapporto con l'altro, chiunque esso sia, a qualunque religione, cultura o etnia appartenga, definisce il nostro rapporto con Dio, cioè l'immagine di Dio in noi. Vi è una corrispondenza profonda tra il suo nome e la nostra stessa immagine. Il suo nome è indifferenza, egoismo, violenza, vendetta, morte? O il suo nome è dignità, umanità piena, pace, giustizia, misericordia? Il Signore, seduto sulla sua gloria (è la pagina dell'evangelista Matteo al capitolo 25, in altre occasioni richiamata dal Papa), giudicherà l'umanità sul suo riconoscimento di Dio. E Dio si identifica nello straniero, in chi è nudo, affamato, assetato, malato, in carcere.
Ogni religione, ogni fede che vive una forma ideologica e deviata di sé abusa del nome di Dio. È in discussione la verità interna di ogni religione, nel comportamento dei suoi fedeli, come nell'approfondimento della sua interpretazione. Giovanni Paolo II aveva chiesto una «purificazione» delle religioni.
Poi c'è il piano politico-economico. Quello che vediamo manifestarsi ora in termini epocali e di massa, per dimensioni e dirompenza, poteva e doveva essere previsto e affrontato. Ma anche oggi, e prima che sia troppo tardi, molto si potrebbe fare - dice il Papa - per fermare le tragedie e costruire la pace. «Ciò significherebbe però rimettere in discussione abitudini e prassi consolidate, a partire dalle problematiche connesse al commercio degli armamenti, al problema dell'approvvigionamento di materie prime e di energia, agli investimenti, alle politiche finanziarie e di sostegno allo sviluppo, fino alla grave piaga della corruzione». Ci sono dunque le responsabilità dei governi, di gruppi finanziari e di interesse che interagiscono a vari livelli, determinando le scelte di fondo.
Tutto questo è anche frutto dell'indifferenza di molti e della «cultura dello scarto». È questo un concetto spesso usato da Papa Francesco, molto più sintetico e radicale di quello di «marginalità». Non si tratta più infatti di milioni di persone poste ai margini dello sviluppo o delle società sviluppate, ma scartate, messe fuori, sacrificate «agli idoli del profitto e del consumo». Per Papa Francesco l'umanità non può dividersi tra quelli che servono (qualunque sia la loro condizione effettiva) e quelli che «ancora non servono» o «non servono più».
Infine c'è il piano culturale. Qui il Papa interpella l'Europa e l'Occidente, richiamando i valori che li hanno storicamente contraddistinti e determinati. L'eccesso in atto di individualismo finisce per rendere le persone «pavide e ciniche»; il vuoto di ideali e la caduta di identità impediscono di affrontare i risvolti culturali connessi all'immigrazione, a partire da quelli legati all'appartenenza religiosa.
Tre gli spunti positivi. La ripresa di una cultura della solidarietà tra stati, tra popoli e nelle singole società. Ma sottolinea anche in maniera ferma come la stessa necessaria accoglienza comporti il dovere per chi viene accolto di rispettare «i valori, le tradizioni e le leggi delle comunità che li ospitano».
Il Papa auspica poi che il primo Vertice umanitario mondiale, convocato dalle Nazioni Unite nel prossimo maggio, così come ha fatto la Conferenza di Parigi sul clima, dia un segnale chiaro e condiviso sul tema del rispetto della vita umana.
Infine, sul terrorismo, il Papa chiede un'azione politica comune e concordata tra tutti paesi interessati per «arginare il dilagare dell'estremismo e del fondamentalismo, con i suoi risvolti di matrice terroristica, che mietono innumerevoli vittime» in Siria, in Libia, in Iraq e nello Yemen. Come a dire che la misericordia ha più a che fare con la responsabilità politica che con un buonismo vuoto e di maniera.