Papa a Lesbo

17-04-2016 - Notizie

Papa a Lesbo: "Non siete soli, imploro l'Europa". Dall'isola greca riparte per Roma con 12 profughi
Conclusa la visita nell'isola greca emblema dell'emergenza
dell'inviata Manuela Tulli LESBO 17 aprile 2016
Il sorriso della mamma siriana che sull'aereo del Papa tiene d'occhio i due piccoli e allo stesso tempo risponde timida ma felice ai saluti delle persone è una delle istantanee del viaggio di Francesco. Lesbo, periferia d'Europa, che da perla del turismo è salita agli onori delle cronache per il dramma dei migranti. Lesbo, così vicina alla Turchia e così 'lontana' da Bruxelles.
Qui il Papa è voluto venire di persona per abbracciare, toccare, parlare con quella umanità ferita che scappa dalle guerre e che, arrivando in Europa, non realizza le speranza ma si trova spesso rinchiusa in campi di accoglienza; e di nuovo il futuro diventa buio. Dal Moria Refugee Camp di Lesbo, il Papa, insieme al Patriarca Bartolomeo e all'arcivescovo Hieronymos, ha lanciato un segnale di vicinanza: "Non siete soli". E poi ha sferzato il vecchio continente chiedendo che faccia memoria della sua storia: "L'Europa è la patria dei diritti umani, e chiunque metta piede in terra europea dovrebbe poterlo sperimentare", ha sottolineato. Ha usato parole "forti" il pontefice perché "forte" è stata la situazione.
"Andiamo ad incontrare la catastrofe più grande dopo la seconda guerra mondiale", aveva sottolineato salutando i giornalisti sul volo che da Fiumicino lo portava nella Lampedusa dell'Egeo. Si è rivolto ai leader del mondo non chiedendo ma "implorando" soluzioni alla grave crisi, all'insegna della "solidarietà" e della "dignità". E poi la notizia che ha spiazzato tutti: da Lesbo sono venute via con l'aereo del Papa tre famiglie siriane. Sei tra loro i bambini e storie di bombardamenti, fughe, approdi in campi accoglienza senza via d'uscita. Una decisione maturata e realizzata in una settimana, "a tempi record", ha riferito lo stesso pontefice. "Una goccia d'acqua nel mare - ha commentato Francesco citando Madre Teresa - ma dopo quella goccia il mare non sarà lo stesso".
E il Papa sa bene che il fatto che quelle dodici anime, che ora sono a Roma con una nuova vita davanti, siano tutte musulmane potrà far sorgere qualche polemica.

"Ma non c'è stato nessun privilegio, loro avevano le carte in regola e sono potuti venire". E comunque "sono tutti figli di Dio". Al campo profughi ha stretto decine di mani, ha asciugato tante lacrime, ha dato una parola a ciascuno. E poi, con i fratelli ortodossi, ha scelto di mangiare in un container per stare intorno alla tavola con una decina di rifugiati. Dopo il pranzo i tre leader religiosi, in un ecumenismo dei fatti e non delle parole, si sono spostati al porto di Mitilene e il momento più forte è stato il ricordo di chi non ce l'ha fatta. Per fare memoria delle vittime delle migrazioni, Papa Francesco, il patriarca ecumenico di Costantinopoli e l'arcivescovo ortodosso greco Hieronymos, dopo aver recitato ciascuno una preghiera e dopo un minuto di silenzio, hanno ricevuto da tre bambini delle corone di alloro che hanno lanciato in mare dal molo. Infine un riconoscimento sentito a quel popolo greco che non ha ceduto alla "illusione delle recinzioni" che non alza muri ma "apre i cuori e le porte" pur immerso in tutte le sue difficoltà. Il rischio di default è stato reale e tante le famiglie del Paese ellenico che nel giro di pochi anni, dalla vita normale sono passati alle file per un pasto alla Caritas. Il premier Alexis Tsipras lo accoglie e lo ringrazia per le parole di accoglienza "quando invece altri leader cristiani in Europa - dice il giovane primo ministro - alzano muri".