CHIESA SINODALE

18-04-2016 - Notizie

La gioia della carità di Gualtiero Bassetti

 

CHIESA SINODALE

 

Sinodale è una Chiesa in cui ciascun membro si scopre ed è valorizzato quale pietra viva, scelta e preziosa; è una Chiesa in cui ciascuno porta il peso dell'altro e in cui si gareggia nello stimarsi a vicenda. Sinodale è una Chiesa che pratica, nella sua vita quotidiana e ordinaria, il discernimento comunitario e che rifugge dal clericalismo esasperato: che sa distinguere tra ministerialità e clericalismo, sia dei preti che dei laici. Si tratta della via da percorrere per una più profonda ricezione del Concilio Vaticano II e quindi per assecondare i doni della Divina Provvidenza. Dal discernimento comunitario trova impulso, infatti, la conversione pastorale della Chiesa.

 

Chiedo quindi che il discernimento comunitario sia promosso a tutti i livelli della vita della nostra Chiesa, dai gruppi e consigli delle unità pastorali e delle parrocchie alle associazioni, ai movimenti, alle comunità religiose. Andiamo avanti con coraggio: la celebrazione solenne del sinodo deve diventare vita e occorre quindi che il camminare insieme permei ogni realtà ecclesiale attraverso la pratica costante del dialogo per discernere le priorità e di conseguenza il nostro agire.

 

La nostra comunità vive una dinamica vocazionale, cioè di chiamata fuori da sé verso Dio e gli uomini, oppure è convinta di possedere se stessa ed è autoreferenziale? L'autoreferenzialità è il peccato della Chiesa di Laodicea (Cfr. Apocalisse 3, 14-22),  è il peccato che colpisce le chiese che si sentono arrivate, che non hanno bisogno di niente e hanno rinunciato alla dinamica del discepolato missionario. Purtroppo è un virus dilagante per il quale mancano spesso, soprattutto ai preti e ai vescovi, gli anticorpi, ma è un virus che colpisce anche intere comunità cristiane. Si tratta di comunità che trovano senso e compiacimento solo al loro interno, magari «specializzandosi» in ciò che più piace a chi le guida, senza discernimento, senza mai mettersi in questione e di fatto escludendo chi in certe caratteristiche non si riconosce.

 

Infine, siamo disposti a rinunciare al clericalismo? Il clericalismo è quella sorta di paternalismo che non permette ai battezzati di crescere ed esclude quelli che non sono in sintonia con il responsabile della comunità. E' quella presunzione da monarca che sembra autorizzare a forgiare la comunità cristiana a nostra immagine e somiglianza e a disprezzare il cammino fatto prima del nostro arrivo e il ministero di chi ci ha preceduto. È per rinunciare al clericalismo che dobbiamo avere il coraggio di rivedere - a partire dal vescovo - le modalità con cui esercitiamo il governo nella Chiesa. (pp.12-14)

 

Pertanto, una Chiesa che si muove solo tra le sacrestie e le sedi istituzionali, che organizza convegni o seminari ma che non evangelizza è, di fatto, una Chiesa esangue, statica, senza spina dorsale e, in fin dei conti, una Chiesa morente. Una Chiesa «in uscita», invece, che si sporca con il fango delle periferie, che annuncia il Vangelo a tutti e che si prende cura delle ferite dell'uomo e della donna di oggi, è, invece, una Chiesa coraggiosa, dinamica, autorevole e, in definitiva, una Chiesa viva che testimonia autenticamente l'amore misericordioso di Dio. (p.36)