Schonborn: 'Amoris Laetitia' un testo tomista

18-04-2016 - Notizie

Schonborn: "Amoris Laetitia" è un testo tomista

8 aprile 2016 di  Edoardo Mattei  

Schonborn: Francesco supera l'artificiale divisione tra "regolare" e "irregolare"

Il Card. Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna appartenente all'Ordine dei Domenicani, è intervenuto alla conferenza stampa di presentazione dell'esortazione post sinodale "Amoris Laetitia" presieduta dal Card. Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi: è un testo tomista, innovazione e continuità rispetto a Gioanni Paolo II, la centralità dei poveri.

Articolo pubblicato su Vatican Insider da Jacopo Scaramuzzi il giorno 8 aprile 2016


La «Amoris laetitia» di Francesco supera «l'artificiosa, esteriore, netta divisione fra "regolare" e "irregolare"» e pone «tutti sotto l'istanza comune del Vangelo»: lo ha detto il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, presentando in Vaticano l'esortazione apostolica del Papa; ha sottolineato che, rispetto alla «Familiaris consortio» di Giovanni Paolo II, c'è «innovazione e continuità», e individuando «l'esperienza dei poveri» come chiave di lettura del testo, perché nelle famiglie povere si sperimenta che «i piccoli passi sul cammino della virtù possono essere molto più grandi del successo virtuoso di chi vive in una situazione confortevole».

«Mi permetto di raccontare qui un'esperienza del Sinodo dell'ottobre scorso» ha detto il Porporato, figura-chiave della doppia assemblea sulla famiglia, straordinaria e ordinaria, che si è svolta in Vaticano nel 2014 e nel 2015: «Che io sappia, due dei tredici "circuli minores" (i gruppi di lavoro linguistici, ndr) hanno iniziato il loro lavoro facendo in primo luogo raccontare a ogni partecipante la propria situazione familiare. Ben presto è emerso che quasi tutti i vescovi o gli altri partecipanti del circulus minor sono confrontati, nelle loro famiglie, con i temi, le preoccupazioni, le "irregolarità" di cui noi, nel Sinodo, abbiamo parlato in maniera un po' troppo astratta. Papa Francesco ci invita a parlare delle nostre famiglie "così come sono"».

Nel «discorso ecclesiale sul matrimonio e sulla famiglia», ha detto Schoenborn, «c'è spesso una tendenza, forse inconscia, a condurre su due binari il discorso su queste due realtà della vita. Da una parte ci sono i matrimoni e le famiglie che sono "a posto", che corrispondono alla regola, dove tutto è "va bene" è "in ordine", e poi ci sono le situazioni "irregolari" che rappresentano un problema. Già il termine stesso "irregolare" suggerisce che si possa effettuare una tale distinzione con tanta nitidezza. Chi dunque viene a trovarsi dalla parte degli "irregolari", deve convivere con il fatto che i "regolari" si trovino dall'altra parte. Come ciò sia difficile per quelli che provengono, essi stessi, da una famiglia patchwork, mi è noto di persona, a causa della situazione della mia propria famiglia», ha detto il Cardinale, notoriamente figlio di due divorziati. «Il discorso della Chiesa qui può ferire, può dare la sensazione di essere esclusi». Per me, ha detto ancora il Papa, Amoris laetitia è «soprattutto, e in primo luogo, un "avvenimento linguistico", così come lo è già stato l'Evangelii gaudium. Qualcosa è cambiato nel discorso ecclesiale». Le parole chiave dell'esortazione, «discernere e accompagnare», «non valgono solo per le "cosiddette situazioni irregolari" (papa Francesco sottolinea questo "cosiddette"!) - ha insistito l'Arcivescovo di Vienna - ma valgono per tutti gli uomini, per ogni matrimonio, per ogni famiglia. Tutti, infatti, sono in cammino e tutti hanno bisogno di "discernimento" e di "accompagnamento". La mia grande gioia - ha detto - per questo Documento sta nel fatto che esso coerentemente superi l'artificiosa, esteriore, netta divisione fra "regolare" e "irregolare" e ponga tutti sotto l'istanza comune del Vangelo, secondo le parole di San Paolo: "Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!"».

Nella conferenza stampa assieme al cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del Sinodo, e dei coniugi Franco Miano e Giuseppina De Simone, il cardinale Schoenborn ha risposto, sin dal suo intervento, ad alcune obiezioni che possono essere indirizzate all'Esortazione papale: «Questo continuo principio dell'"inclusione" preoccupa ovviamente alcuni. Non si parla qui in favore del relativismo? Non diventa permessivismo la tanto evocata misericordia? Non esiste più la chiarezza dei limiti che non si devono superare, delle situazioni che oggettivamente vanno definite irregolari, peccaminose? Quest'Esortazione non favoreggia un certo lassismo, un "everything goes"? La misericordia propria di Gesù non è invece, spesso, una misericordia severa, esigente?». Il Porporato domenicano, ripercorrendo diversi passaggi dello stesso testo di Francesco («Come cristiani non possiamo rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilità attuale, per essere alla moda, o per sentimenti di inferiorità di fronte al degrado morale e umano»), ha però messo in luce tanto l'approccio, tipicamente ignaziano, del Papa «esperto pedagogo», quanto il riferimento a san Tommaso d'Aquino, «il quale attribuisce alle passioni un ruolo così importante, mentre la morale moderna, spesso puritana, le ha screditate o trascurate. È qui che il titolo dell'Esortazione del Papa trova la sua più piena espressione: Amoris laetitia». Per Schoenborn, «tutto questo Documento è profondamente tomistico, lo posso provare sistematicamente!».  

Schoenborn ha tenuto a sottolineare che i capitoli 4 e 5, sull'amore familiare, sono «centrali», mentre il capitolo 8, che contiene anche il controverso tema della comunione ai divorziati risposati, trattando la «ferite» del «fallimento dell'amore», è diventato per molti «una questione-test per capire se la Chiesa sia davvero il luogo in cui si possa sperimentare la misericordia di Dio». E se su temi controversi come la comunione ai divorziati risposati «molti si aspettavano una norma», «resteranno delusi». A chi domandava della nota 351, nella quale il Papa ribadisce che l'eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli», il Porporato ha risposto: «Il fatto che mi colpisce è che tutti leggono questa nota! Ma papa Francesco vuole proporre una visione di insieme e non fissarsi su questo punto che è particolare, e senza criteri complessivi anche il discernimento in certi casi, sacramenti cadrebbe dal cielo senza connessione con la realtà».

Rispetto alla esortazione apostolica di Giovanni Paolo II sulla famiglia, Familiaris consortio, che al paragrafo 84 ammette la comunione ai divorziati risposati che accettino di vivere «come fratello e sorella», «non c'è cambiamento ma sviluppo», poiché in quel paragrafo era già «implicita» la possibilità dell'eucaristia, e ora papa Francesco introduce «innovazione» pur nella «continuità» come peraltro già Karol Wojtyla aveva fatto rispetto ai predecessori. E quanto alla sottesa questione del peccato mortale, rispetto alla Veritatis splendor, papa Francesco «citando il Catechismo» chiarisce «la questione dell'imputabilità, una delle condizioni per sapere se c'è peccato mortale o meno». Schonborn, ancora ha risposto alle perplessità circa la possibilità, per un vescovo o un sacerdote, di discernere correttamente cosa fare nei casi concreti. «Non si può giocare con i sacramenti, è vero», ha detto il Cardinale austriaco in quello che sembra un accenno a un recente libro di monsignor Nicola Buz, «ma non si può giocare neppure con la coscienza e non si può giocare con Dio». Per Schoenborn, a ogni modo, «una chiave di lettura di questa esortazione è l'esperienza dei poveri, perché nella vita delle famiglie povere si sperimenta esattamente questo: i piccoli passi sul cammino della virtù possono essere molto più grandi del successo virtuoso di chi vive in situazione confortevole. E si sente, dietro questo testo, tutta una esperienza di vita di papa Francesco, che ha camminato con tante famiglie sofferenti e povere, e per noi è anche una chiamata alla conversione».