Le riforme costituzionali ci rafforzano in Europa

03-05-2016 - Notizie

Le riforme costituzionali ci rafforzano in Europa

Sergio Fabbrini Sole 24 Ore 30 aprile 2016

 

È stata definita la "madre di tutte le battaglie". Gli eserciti si sono già mobilitati. Lo scontro per l'approvazione o per la bocciatura del Disegno di legge costituzionale Renzi-Boschi (che abolisce il bicameralismo paritario e trasforma il Senato in una camera di rappresentanza degli organismi territoriali) è già iniziato, anche se verrà deciso dal referendum che si terrà nell'autunno prossimo. La battaglia avrà necessariamente un carattere tecnico. Tuttavia, una costituzione e il suo cambiamento riflettono anche un modo di pensare. La lettera firmata da 56 costituzionalisti (e pubblicata su questo giornale il 23 aprile scorso) fornisce un buon esempio del modo di pensare di coloro che si oppongono a quel Disegno di legge.
Dopo tutto, i referendum costituzionali contrappongono le culture politiche, non solo i modelli costituzionali. Sintetizzerei il modo di pensare dei firmatari della lettera in tre punti.
 

Primo. La lettera è costruita esclusivamente intorno alla critica (in negativo) del Disegno di legge in questione, senza che venga fatto riferimento ad una proposta (in positivo). Naturalmente, questo approccio è giustificato dalla stessa logica del referendum, che prevede un sì oppure un no nei confronti del Disegno di legge oggetto di disputa referendaria. Tuttavia, la cosa non è così semplice. Perché l'uno o l'altro dei nostri 56 costituzionalisti è portatore di visioni differenziate sui problemi della riforma, se non addirittura sulla necessità stessa di quest'ultima. Tra quei 56 studiosi di diritto vi sono sia coloro che negano che ci sia un'emergenza costituzionale nel nostro paese, sia coloro che ancora di più ritengono che questa riforma costituisca una svolta autoritaria, sia coloro che invece hanno sostenuto la necessità di una qualche razionalizzazione del nostro parlamentarismo. Così, divisi al loro interno, i firmatari possono allearsi solamente sul minimo comune denominatore, che naturalmente coincide con la difesa dello status quo. Il punto è che tale logica si manifesta con regolarità anche in altri ambiti del sistema pubblico e privato italiano. Di fronte ad un tentativo di innovazione, è più facile che si formi una coalizione negativa per opporsi ad essa, piuttosto che una coalizione positiva per avanzare un'alternativa a quella proposta di innovazione. Di qui la tendenza alla preservazione dell'esistente, nonostante la sua inadeguatezza, che continua a caratterizzare parti del sistema italiano (pubblico e privato).
Secondo. La lettera è costruita intorno ad una visione normativa del cambiamento istituzionale. Si prende il Disegno di legge costituzionale, si mettono in luce le incongruenze di quest'ultimo, senza preoccuparsi di stabilire se quel Disegno, nonostante le sue incongruenze, costituisca o meno un miglioramento rispetto all'esistente. Si tratta di una visione poco o punto giustificabile dal punto di vista politico. Il punto di vista politico richiede un approccio empirico al cambiamento istituzionale. La riforma non consiste mai nell'applicazione di un modello astratto di sistema istituzionale (che peraltro non si definisce nella lettera) ma nella promozione di un miglioramento concreto nel funzionamento delle sue parti. La riforma vive di pragmatismo e muore con l'ideologismo. Il punto è che tale logica viene mobilitata anche in altri ambiti pubblici e privati. Di fronte ad una proposta di riforma, non pochi di coloro che dirigono quegli ambiti non si pongono la domanda se quella proposta migliora o meno l'esistente, ma se essa corrisponde ad un modello astratto di interna coerenza. Con il risultato che, in attesa dell'ottimo, si continua a rifiutare il buono, per quindi sopravvivere nel cattivo.
Terzo. La lettera è costruita intorno ad una visione a-temporale delle istituzioni politiche, come se esse fossero impermeabili al contesto che le circonda. Tant'è che nella lettera non c'è mai un riferimento all'Europa e alle implicazioni del processo di integrazione sul nostro sistema istituzionale. Eppure, le istituzioni, come gli abiti, dovrebbero corrispondere al corpo (sociale e politico) incaricate di rivestire. Così, nella lettera, si difende il bicameralismo parlamentare come lo si sarebbe difeso mezzo secolo fa. Senza considerare che il bicameralismo paritario era giustificato in una società (come era quella italiana dei primi decenni del dopo-guerra) divisa ideologicamente, con partiti che, pur rispettandosi, non avevano una reciproca fiducia democratica. Una sfiducia, appunto, che per essere appagata richiese la costruzione di un sistema istituzionale poco decidente, perché basato su poteri di veto garantiti dal bicameralismo. Ma nell'Italia di oggi, nel contesto di un'integrazione monetaria ad evidente carattere intergovernativo, la preservazione di quel sistema si tradurrebbe nella penalizzazione del paese, dei suoi interessi ma anche dei suoi valori. Nell'Unione Europea, vieppiù nell'Eurozona, per contare occorre avere governi coesi e stabili. Che andrebbero tenuti sotto controllo da opposizioni altrettanto coese e stabili. Il punto è che la prospettiva europea è assente non solo nella lettera in questione, ma anche nel modo di pensare di non poche élite pubbliche e private italiane. Con il risultato che tale visione italo-centrica è divenuta un ostacolo all'adeguamento delle nostre istituzioni alle dinamiche competitive dell'integrazione europea.


In conclusione, se la costituzione è anche un modo di pensare, allora è inevitabile che la sua riforma sollevi divisioni nella cultura pubblica del paese. Ed è bene che sia così. I referendum costituzionali sono anche una grande opportunità di educazione civica dei cittadini e delle élite. La lettera dei 56 costituzionalisti è interessante per la logica culturale che la sostiene, più che per le critiche tecniche che avanza. Una logica diffusa tra settori importanti del nostro paese. Coloro che difendono il Disegno di legge costituzionale farebbero bene ad attrezzarsi per avanzare argomenti, non esclusivamente tecnici, che mettano in luce la necessità di superare quella logica.
 


sfabbrini@luiss.it