Il Papa al World humanitarian summit

25-05-2016 - Notizie

Lasciamo che coloro che soffrono ci diano una lezione di umanità Messaggio del Papa al World humanitarian summitArea: Teologia ecultura
mercoledì 25 maggio 2016 |

 

Messaggio di Papa Francesco al segretario generale dell'O.N.U. in occasione del 1° World humanitarian summit (Istanbul, 23-24 maggio 2016):


A Sua Eccellenza Ban Ki-moon
Segretario Generale delle Nazioni Unite

Saluto tutti i partecipanti a questo Primo Vertice Mondiale Umanitario, S.E. il Presidente della Turchia, con gli organizzatori, e Lei, Signor Segretario Generale, che ha invitato a fare di questa occasione un punto di svolta per la vita di milioni di persone bisognose di protezione, di cure e di assistenza, e che desiderano un futuro dignitoso.

Spero che i vostri sforzi possano contribuire concretamente ad alleviare i patimenti di questi milioni di persone, affinché i frutti del Vertice possano essere posti in evidenza attraverso una solidarietà sincera e un vero e profondo rispetto dei diritti e della dignità di coloro che soffrono a causa di conflitti, violenze, persecuzioni e disastri naturali. In questo contesto le vittime sono specialmente i più vulnerabili, che vivono in condizioni di miseria e di sfruttamento.

Non possiamo negare che troppi interessi impediscono oggi le soluzioni dei conflitti, e che strategie militari, economiche e geo-politiche spostano persone e popoli e impongono il dio denaro, il dio potere. Nello stesso tempo, gli sforzi umanitari vengono frequentemente condizionati da imposizioni commerciali e ideologiche.

Per questo, ciò che occorre oggi è un impegno rinnovato a proteggere ogni persona nella sua vita quotidiana e a salvaguardare la sua dignità e i suoi diritti umani, la sua sicurezza e i suoi bisogni integrali. Contemporaneamente, è necessario preservare la libertà e l'identità culturale e sociale dei popoli; senza che ciò porti a chiusure, ma, anzi, favorisca la cooperazione, il dialogo e, specialmente, la pace.

"Non lasciare nessuno indietro" e "Fare del proprio meglio" ci chiedono di non rassegnarci, di assumerci la responsabilità delle decisioni e delle azioni di fronte alle stesse vittime. Farlo prima personalmente, poi insieme, coordinando le forze e l'azione nel reciproco rispetto delle diverse abilità e settori di competenza, non discriminando ma accogliendo.

In altre parole: non deve esserci nessuna famiglia senza casa, nessun rifugiato senza accoglienza, nessuna persona senza dignità, nessun ferito senza cure, nessun bambino senza infanzia, nessun giovane, ragazzo o ragazza, senza un futuro, nessun anziano senza una decorosa vecchiaia.

Possa questa essere anche l'occasione per riconoscere il lavoro di chi serve il prossimo e contribuisce ad alleviare le sofferenze delle vittime di guerre e calamità, dei profughi e dei rifugiati, e si prende cura della società, specialmente attraverso scelte coraggiose di pace, di rispetto, di risanamento e di perdono. In questo modo si salvano le vite delle persone.

Non si amano i concetti, non si ama un'idea; si amano le persone. Il sacrificio di sé, l'autentico dono di sé, scaturisce dall'amore verso gli uomini e le donne, i bambini e gli anziani, i popoli e le comunità... i volti, quei volti e nomi che riempiono i nostri cuori. Oggi vorrei proporre una sfida a questo Vertice: ascoltiamo il grido delle vittime e di coloro che soffrono. Lasciamo che ci diano una lezione di umanità.

Cambiamo i nostri stili di vita, le politiche, le scelte economiche, i comportamenti e gli atteggiamenti di superiorità culturale. Imparando dalle vittime e da chi soffre, saremo in grado di costruire un mondo più umano. Vi assicuro le mie preghiere, e invoco su tutti i presenti le benedizioni divine della saggezza, della fortezza e della pace.