Papa ai preti: Popolo non perdona attaccamento denaro

04-06-2016 - Notizie

Papa Francesco ai preti: "Popolo non perdona attaccamento denaro"
Il Pontefice in tre basiliche romane per il Giubileo dei sacerdoti. Prima a San Giovanni in Laterano, poi a Santa Maria Maggiore e infine a San Paolo Fuori le Mura: "Non bastonate chi viene a confessarsi"


02 giugno 2016

Papa Francesco (agf) CITTA' DEL VATICANO - Un appello a guardare con occhi di misericordia alle persone che arrivano sui barconi e il monito ai preti ad evitare l'avidità: sono questi gli argomenti centrali del discorso di Papa Francesco nella terza tappa della giornata del Giubileo dei sacerdoti nella Basilica di San Paolo Fuori le mura, dopo quella in San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore. "Il nostro popolo perdona molti difetti ai preti, salvo quello di essere attaccati al denaro", ha detto Bergoglio. "E non è tanto per la ricchezza in sé, ma perché il denaro - ha spiegato il Papa - ci fa perdere la ricchezza della misericordia. Il nostro popolo riconosce 'a fiuto' quali peccati sono gravi per il pastore, quali uccidono il suo ministero perché lo fanno diventare un funzionario, o peggio un mercenario".

Vizi e virtù. Francesco non ha esitato ad ammettere che nella Chiesa "abbiamo avuto e abbiamo molte cose non tanto buone, e molti peccati, ma in questo di servire i poveri con opere di misericordia, come Chiesa abbiamo sempre seguito lo Spirito, e i nostri santi lo hanno fatto in modo molto creativo ed efficace". "L'amore per i poveri - ha proseguito - è stato il segno, la luce che fa sì che la gente glorifichi il Padre. La nostra gente apprezza questo, il prete che si prende cura dei poveri, dei malati, che perdona i peccatori, che insegna e corregge con pazienza".

Migranti. Poi ha ricordato le migliaia di persone in fuga da guerra e povertà e ha lanciato un appello: "Chiediamo la grazia di sentire e gustare il Vangelo in modo tale che ci renda sensibili per la vita a vedere con occhi di misericordia, chi giace a terra", "possiamo chiedere la grazia di gustare con Lui sulla croce il sapore amaro del fiele di tutti i crocifissi, per sentire così l'odore forte della miseria, in ospedali da campo, in treni e barconi pieni di gente; quell'odore che l'olio della misericordia non copre, ma che ungendolo fa sì che si risvegli una speranza". E ha chiarito: "La misericordia appartiene più a un ospedale da campo che a una clinica di lusso".

Niente photoshop. Misericordia: è stata questa la parola pronunciata più frequentemente oggi dal Santo Padre, che ha sottolineato come questo sentimento "non ci dipinge dall'esterno una faccia da buoni, non ci fa il photoshop, ma con i medesimi fili delle nostre miserie e dei nostri peccati ci tesse in modo tale che la nostra anima si rinnova recuperando la sua vera immagine, quella di Gesù". Papa Francesco, nella seconda meditazione proposta oggi - in Santa Maria Maggiore - ai preti e seminaristi arrivati a Roma ha accostato le moderne tecniche di trattamento delle immagini alla Vergine di Guadalupe, l'icona acherotipa che si impressse sul mantello dell'indio Jaun Diego, il più piccolo ed umile.

"Mi piace pensare - ha confidato - che il miracolo non sia stato solo quello di stampare o dipingere l'immagine con un pennello, ma che si è ricreato l'intero manto, trasfigurato da capo a piedi, e ciascun filo - quelli che le donne fin da piccole imparano a tessere, e per i capi di vestiario più fini si servono delle fibre del cuore del maguey (dalle cui foglie si estraggono i fili), ogni filo che occupava il suo posto venne trasfigurato, assumendo quelle sfumature che risaltano al loro posto stabilito e, intessuto con gli altri fili, in ugual modo trasfigurati, fanno apparire il volto della Madonna e tutta la sua persona e ciò che le sta attorno. La misericordia - ha concluso - fa la stessa cosa".

Meno severità nelle confessioni. Francesco ha invitato i sacerdoti a non essere troppo severi nel sacramento delle confessioni: "Penso a quei confessori impazienti, che bastonano i penitenti, che rimproverano. Non fate queste cose!" e ha aggiunto: "quello che mi commuove è invece la confessione dei sacerdoti, loro che confessano i propri peccati e poi danno orecchio per i peccati degli altri". E ancora: "Bisogna imparare dai buoni confessori, quelli che hanno delicatezza con i peccatori e ai quali basta mezza parola per capire tutto, come Gesù con l'emorroissa, e proprio in quel momento esce da loro la forza del perdono". Non servono troppe parole, per Francesco, per comprendere ed essere misericordiosi: "Non siate curiosi - ha esortato -: basta mezza parola per capire tutto, senza farsi dei film...".

Peccatori e Santi. In mattinata, parlando sempre ai sacerdoti ai sacerdoti a San Giovanni in Laterano, Francesco aveva detto che la misericordia è "un eccesso di Dio, un inaudito straripamento" e aveva insistito che "la prima cosa da fare è guardare dove il mondo di oggi, e ciascuna persona, ha più bisogno di un eccesso di amore così. Prima di tutto domandarci qual è il ricettacolo per una tale misericordia, qual è il terreno deserto e secco per un tale straripamento di acqua viva; quali sono le ferite per questo olio balsamico; quale è la condizione di orfano che necessita un tale prodigarsi in affetto e attenzioni; quale la distanza per una sete così grande di abbraccio e di incontro".

La misericordia, ha aggiunto citando alcuni esempi di persone che hanno risposto in modo esagerato alla misericordia, è "sempre esagerata, è eccessiva". Come il paralitico che viene calato dal tetto per incontrare ed essere guarito da Gesù, o il cieco Bartimeo che grida per attirare la sua attenzione. "Esagera - fa notare il Papa - e riesce a vincere la 'dogana' dei preti per andare dal Signore".

Poi ha scherzato parlando dei santi che hanno ricevuto la misericordia nel "ricettacolo" dei loro peccati e delle loro debolezze. A lungo ha parlato di San Pietro che "il Signore nel Vangelo corregge di più, è il più bastonato". "Questo Pietro è stato santo nella ferita più profonda che si può avere, quella di rinnegare l'amico", ha detto il pontefice. E con una battuta ha evidenziato: "E lo hanno fatto Papa!".

Vanità. Francesco ha bacchettato i sacerdoti anche per quello che ritiene essere uno dei peccati più frequenti: "È un peccato dei preti la vanità", ha detto spiegando che occorre situarsi "nello spazio in cui convivono la nostra miseria più vergognosa e la nostra dignità più alta. Sporchi, impuri, meschini, vanitosi, è un peccato dei preti la vanità, egoisti e, allo stesso tempo, con i piedi lavati, chiamati ed eletti, intenti a distribuire i pani moltiplicati, benedetti dalla nostra gente, amati e curati".

Omaggio alle suore. Il Papa ha reso di nuovo omaggio alle donne della Chiesa e parlando del Sacro Cuore di Gesù, del quale domani si celebra la festa liturgica, ha detto: "Ricordo quando Pio XII stava preparando l'enciclica sul Sacro Cuore. 'Perché una Enciclica sul Sacro Cuore? sono cose di suore'. Il cuore di Cristo - ha sottolineato il Pontefice - è il centro della misericordia. Forse le suore capiscono meglio di noi perché sono madri, icone della Chiesa e della Madre di Cristo".