Dal 2014 oltre 10mila morti nel Mediterraneo

07-06-2016 - Notizie

Migranti, Onu: "Dal 2014 oltre 10mila morti nel Mediterraneo". Ue: avanti con migration compact
Oggi presentazione a Strasburgo del piano dell'Unione per fronteggiare il problema attraverso una partnership con l'Africa. Il ministro degli Esteri libico: "La Libia è solo un paese di transito". Nuovo impegno dell'Europa per 8 miliardi nel periodo 2016-2020. Mogherini: "Soluzione di lungo termine". Timmermans: "Seguita idea di Renzi"


La Repubblica, 07 giugno 2016

Si aggrava il bilancio delle vittime del Mediterraneo: secondo il nuovo tragico bollettino dell'Onu dal 2014 sono morte oltre 10mila persone in mare. "Dall'inizio del 2014 fino ad oggi, abbiamo avuto oltre 10mila morti", ha detto il portavoce dell'agenzia Onu per i rifugiati, Adrian Edwards. Secondo l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) la cosa "orribile" è l'impennata registrata quest'anno a conferma che la crisi si è acuita nonostante gli sforzi internazionali. Se infatti nel 2014 le vittime sono state 3.500, salite a 3.771 lo scorso anno, nei soli primi 5 mesi del 2016 sono già 2.814.

Il nuovo piano Ue sui migranti. Oggi al Parlamento di Strasburgo l'Alto commissario per la politica estera Ue, Federica Mogherini, ha presentato il piano Ue sui migranti e sulla partnership con l'Africa al quale ha lavorato con il vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans. "Questa situazione assolutamente inaccettabile ci impone di trovare delle soluzioni". Il nuovo impegno per il migration compact ammonterebbe a 8 miliardi nel periodo 2016-2020. Questa è la prima fase dell'intervento "strutturale" Ue. Non è chiaro quanta parte dei tali fondi sono costituiti da fondi aggiuntivi rispetto a quelli previsti nel bilancio europeo e destinati da altri fondi, sta di fatto che si tratta indubbiamente di "nuovi impegni". Per la seconda fase in un periodo medio-lungo, la Commissione propone di usare per i paesi africani la stessa formula usata attualmente per gli investimenti interni che si fondano sull'attrazione di capitale privato grazie all'impegno di garanzie o fondi freschi Ue. Fino al 2020 3,1 miliardi possono essere usati per mobilitare fino a 31 miliardi e se gli stati contribuissero gli investimenti addizionali potrebbero arrivare al doppio, 62 miliardi. "Combinando le forze si può arrivare a otto miliardi" nei cinque anni 2016-2020, ha detto Timmermans. "Possiamo replicare fuori dall'Europa ciò che è stato fatto con l'Efsi" e "con l'effetto leva si potrà arrivare a 62 miliardi. Ma abbiamo bisogno dell'impegno di tutti i Paesi membri e istituzioni". Il piano è stato ispirato dalla proposta italiana per un "migration compact", ha detto TImmermans: "È Matteo Renzi che ha iniziato il dibattito e noi abbiamo reagito: era una sua idea". In sostanza i fondi 'freschi' sarebbero un miliardo di euro. Per arrivare a 8 miliardi si parla di fondi "riorientati": 3,6 miliardi dal fondo fiduciario per l'Africa, 1 miliardo dal fondo fiduciario per la crisi siriana, circa 2,4 miliardi sono i contributi da Ue e stati per fondi aggiuntivi per Libano, Giordania, Siria, 1 miliardo in prestiti alla Tunisia e Giordania. Complessivamente il totale dei finanziamenti Ue e degli stati membri ai paesi di quest'area del continente africano hanno raggiunto in media 4,4 miliardi l'anno.

Mogherini: "Soluzione a lungo termine". "Avrei voluto che queste scelte fossero state fatte dieci anni fa, perché ora la situazione sarebbe migliore" ha osservato l'Alto rappresentane europeo, Federica Mogherini, specificando che le proposte presentate oggi "non daranno cambiamenti dalla sera alla mattina" e sottolineando che "non sono un duplicato dell'accordo con la Turchia" pensato "in modalità di emergenza", mentre i compact con i paesi africani hanno "una prospettiva di ampio respiro" per dare soluzioni "a lungo termine".

Gentiloni: "Primo passo importante". "La presentazione da parte della Commissione Europea della Comunicazione sugli aspetti esterni delle migrazioni costituisce un primo passo in direzione di quel cambio di rotta fortemente richiesto dall'Italia" si legge in una nota della Farnesina. "Sulla base delle proposte della Commissione continueremo a lavorare con il massimo impegno affinché dal Consiglio Europeo di fine giugno possa arrivare una decisione comune per affrontare questa sfida, concretamente e con risorse adeguate", ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Ministro libico: "Libia solo paese di passaggio". Il ministro degli Esteri libico del governo di consenso nazionale, Muhammad al-Taher Sayala, ribadisce che la Libia è solo un paesei di passaggio per i migranti. "Come tutti sanno, la Libia è un Paese di passaggio e talvolta di destinazione dei migranti, ma non è un Paese di origine", spiega Sayala in un'intervista ad Aki-Adnkronos International. "L'Ue vuole fare accordi con la Libia affinché questi migranti tornino indietro, ma noi restiamo fermi sul fatto che debbano tornare nei Paesi d'origine, e non in quelli di transito", continua il ministro. Per far questo "è necessario che la comunità internazionale collabori con noi nel convincere i Paesi di origine a far tornare i propri cittadini, non serve che facciamo accordi", aggiunge Sayala, secondo cui "la Libia non può accogliere tutti questi migranti poiché si rischia uno scompenso demografico".

"Stiamo dialogando con i Paesi dell'Ue e abbiamo un accordo con l'Italia in base al quale chiunque entri in Libia con un passaporto e con un visto e poi si infiltra in Europa può tornare in Libia, ma chi passa attraverso la Libia senza documenti di viaggio o senza visto non può tornare in Libia. Questo è l'accordo siglato con l'Italia e noi lo rispettiamo", conclude Sayala.


Niente carcere per i migranti. Intanto oggi sul problema migranti è intervenuta la Corte di Giustizia Ue: "A meno che non commetta reati, un immigrato irregolare va rimpatriato, non incarcerato" ha stabilito. L'organismo di Lussemburgo ha ricordato che la direttiva rimpatri del 2008 "osta a qualsiasi normativa di uno Stato membro che reprime il soggiorno irregolare mediante la reclusione di un cittadino di un paese non Ue nei confronti del quale non sia stata ancora conclusa la procedura di rimpatrio prevista da tale direttiva".