I giovani della Gmg: s alla convivenza

27-07-2016 - Notizie

Sì alla convivenza: i giovani della Gmg amano il Papa ma 'aggiornano' i precetti
La vita insieme prima del matrimonio è scelta dal 30% dei ragazzi cattolici europei, percentuale che scende al 15% tra gli italiani. Mentre la Chiesa viene giudicata non al passo con i tempi. E' l'identikit dei partecipanti alla Giornata mondiale della gioventù secondo il rapporto dell'Istituto Toniolo e della Cattolica di Milano
di ORAZIO LA ROCCA - La Repubblica, 25 luglio 2016



CITTA' DEL VATICANO - Grandissima "ammirazione" per papa Francesco, che la stragrande maggioranza - circa il 90 per cento - dei partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù al via nelle prossime ore a Cracovia (Polonia) considera "figura di riferimento" e "tra le più credibili". Ma non solo. Tra le migliaia di giovani già arrivati al mega raduno europeo e che mercoledì accoglieranno papa Bergoglio (circa centomila provenienti dall'Italia) non sono pochi quelli che per stili di vita, scelte socio-culturali e orientamenti lavorativi non risultano in perfetta sintonia con le indicazioni delle gerarchie cattoliche. Come, ad esempio, succede in materia di convivenze e unioni civili, scelte in media tra il 25-30 per cento di giovani europei. Percentuale che scende intorno al 12-15 per cento tra gli italiani. Ma non meno sorprendenti i giudizi sulla Chiesa cattolica che - al di là del consenso "bulgaro" che suscita papa Francesco - viene giudicata "statica", "non al passo con i tempi", dotata di un linguaggio "poco in sintonia con le giovani generazioni".

È questo in sintesi l'identikit dei Millenials italiani ed europei realizzato in occasione della GMG 2016 di Cracovia dal Rapporto Giovani dell'Istituto Giuseppe Toniolo, promosso in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo. Un sondaggio - spiegano i curatori del Rapporto - svolto proprio in vista della manifestazione giovanile polacca tra un campione di 10.000 giovani europei tra i 18 e i 32 anni intervistati su temi chiave come "lavoro, felicità, istituzioni, Europa e figure di riferimento". Dalle risposte emerge una figura di giovane che, se da una parte si dimostra pronto all'accoglienza dei migranti e a svolgere attività di volontariato - secondo le indicazioni tante volte ribadite proprio da Bergoglio -, dall'altra sono impegnati e preoccupati dalla necessità di rimettere insieme le tre F della loro vita: fare, felicità e futuro. Un obiettivo importante che deve fare i conti, almeno in Italia, con la realtà di un Paese fra i meno attenti e meno attivi alla costruzione del futuro dei giovani. Ed infatti, il 91% degli italiani tra i 18 e i 32 anni concorda (molto o abbastanza) nel ritenere il lavoro come uno strumento diretto a procurare reddito, cruciale per affrontare il futuro (88%) e per costruirsi una vita familiare (87,5%). Un po' più bassa la quota di chi lo considera soprattutto come modalità di autorealizzazione (85%). I giovani che si sono dati appuntamento a Cracovia considerano il tema del lavoro, materialmente e psicologicamente, un asse portante irrinunciabile attorno al quale poter costruire progettualmente la propria vita.

Altro fattore fondamentale è il sostegno strumentale, emotivo e di orientamento (non sempre efficace) della famiglia, a compensazione delle carenze degli strumenti di welfare. I dati e le analisi del "Rapporto giovani" mostrano come l'influenza dei genitori risulti nel complesso maggiore in Italia - più che in Francia, Spagna, Germania e Regno Unito - sia sul percorso di studio dei figli che sul lavoro e sulla carriera professionale.

Dal confronto con i loro coetanei europei, infatti, emerge che per i giovani italiani le tappe per la transizione allo stato adulto dall'autonomia dai genitori fino alla formazione di una propria famiglia e alla nascita del primo figlio - sono più dilatate nel tempo rispetto ai coetanei europei. L'età media di uscita dalla famiglia di origine è attorno ai 30 anni nel nostro paese, mentre è inferiore ai 25 nei paesi scandinavi, in Francia, Germania e Regno Unito. In Italia, inoltre, meno del 12 % dei giovani tra i 16 e i 29 anni sceglie di convivere, un valore che è la metà rispetto alla media europea (elaborazioni su dati Eurostat). Di conseguenza - spiegano i curatori del Rapporto - siamo diventati, assieme alla Spagna, il paese con più bassa fecondità realizzata prima dei 30 anni e con il rischio di ritardare l'assunzione di un ruolo di piena cittadinanza, responsabile, attiva e consapevole. Mentre in Italia 3 intervistati su 4 ritengono che nel proprio Paese le opportunità offerte siano inferiori rispetto alla media degli altri paesi sviluppati, si scende a meno di 2 su 3 in Spagna, a meno di 1 su 5 in Francia e Gran Bretagna, e meno di 1 su 10 in Germania. L'Italia è anche una delle nazioni in cui maggiore è la propensione ad andare all'estero per cogliere migliori opportunità di lavoro.

Il volontariato e il servizio civile sono considerate palestre importanti per migliorare allo stesso tempo il contesto sociale in cui si vive e arricchire competenze utili per la propria vita sociale e lavorativa. Quando ai giovani si domanda il loro grado di fiducia verso le istituzioni le risposte sono decisamente orientate al pessimismo: prevale il disincanto, il senso di distacco e di lontananza. Non così per papa Francesco, giudicato da più del 90% "persona di grandi capacità comunicative", che "suscita simpatia" (80%) e "ispira fiducia" (70%), figura credibile, capace di contribuire a un deciso rinnovamento nel mondo ecclesiale e di fornire strumenti per guardare al futuro con meno incertezza e preoccupazione.

Sul piano religioso, infine, facendo riferimento al focus "Dio a modo mio - giovani e fede in Italia" realizzato dallo stesso Istituto Toniolo, emerge nei giovani un atteggiamento di "attesa di cambiamento nei confronti della Chiesa, a partire dal linguaggio", che vorrebbero "più adatto al mondo contemporaneo". È convinzione diffusa dell'universo giovanile - emerge a sorpresa dal Rapporto Giovani della Cattolica - che la Chiesa "sia troppo statica", e che "dovrebbe innanzitutto cambiare la narrazione, rendendola meno astratta e più incisiva".

Tuttavia, in materia di fede e giovani, dal Rapporto emerge la "dimensione comunitaria" e in questo contesto i giovani richiamano spesso l'attenzione agli altri, specialmente ai più sofferenti e ai meno abbienti, e il desiderio di offrire loro un aiuto". A tale proposito, oltre il 64 per cento dei giovani italiani è convinto che "sia necessario accogliere tutti quelli che arrivano nel nostro Paese in fuga da guerre, persecuzioni, malattie, fame". Percentuale che sale al 74 per cento tra i giovani tedeschi, seguiti dai francesi (42 per cento), inglesi (51) , spagnoli (57 per cento).