Cattolici e islam

05-08-2016 - Notizie

Cattolici e islam, papa Francesco aperto che naviga controcorrente
All'inizio di settembre, il Vaticano ospiterà un convegno delle Americhe sul dialogo interreligioso. L'iniziativa riprenderà un'idea del 2001 dall'allora arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio: un forum che mette insieme cattolici, ebrei e musulmani
di Massimo Franco - Corriere della Sera
All'inizio di settembre, il Vaticano ospiterà un convegno delle Americhe sul dialogo interreligioso. L'iniziativa, partita dal segretario uruguaiano della Organizzazione degli Stati americani, Luis Almagro, in collaborazione col cardinale Jean-Louis Tauran, regista dei rapporti con le altre fedi, sarà solo un primo passo. Dovrebbe portare alla creazione di un istituto panamericano che replichi e allarghi a Stati Uniti e Canada l'iniziativa presa nel 2001 dall'allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio: un forum che metteva insieme cattolici, ebrei e musulmani. Dunque, in apparenza c'è solo continuità nella strategia della Santa Sede nei confronti dell'Islam. Eppure, l'eversione del cosiddetto Isis sta scavando nicchie profonde e di sdegno: tanto più dopo l'omicidio dell'anziano sacerdote di Rouen sgozzato in chiesa da due estremisti. La sensazione è che il rosario di attentati ponga problemi crescenti nel rapporto tra Occidente e comunità islamiche. E probabilmente è destinata a crescere la pressione su papa Francesco perché dica parole più nette contro un'eversione fondamentalista che si ispira al Corano. Non è prevedibile un'inversione di rotta rispetto alla strategia seguita finora. Ma aumenta l'irritazione per quelle che Avvenire, quotidiano dei vescovi, ieri definiva «condanne sporadiche» del mondo musulmano. Riflette l'esigenza che l'Islam rielabori le sue posizioni per non lasciare spazio ideologico all'Isis. «Il Papa sa che essere usato per una guerra di religione tra cristiani e musulmani significherebbe spingerlo a schierarsi non contro il fondamentalismo ma contro l'Islam nel suo complesso», spiegano in Vaticano.
Il Vaticano e il confronto con sciiti e sunniti
La preoccupazione è che bollando come musulmane le frange sanguinarie, per paradosso si finisca per alimentare il fenomeno. «L'organizzazione criminale che si definisce Stato Islamico rappresenta una minoranza», fanno notare le persone più vicine a Francesco. «Ma è vero che sta mostrando un'egemonia all'interno di settori di quel mondo, più vasti di quelli che ricorrono alla violenza. Proprio per questo sarà importante che la Santa Sede misuri bene toni e linguaggio». L'obiettivo è di far capire alle autorità religiose islamiche che la Chiesa cattolica non cederà a chi, con l'argomento del terrorismo, insiste sulla necessità di cambiare passo nel dialogo. Il presupposto per rafforzare la posizione vaticana senza farla apparire d'ufficio o debole è una rilettura dell'Islam da parte degli stessi musulmani, che ne impedisca una interpretazione «letteraria» estremista e violenta. «Bisogna togliere ai jihadisti la legittimità dell'uso dell'islamismo», ha detto di recente Olivier Roy, politologo e orientalista francese. Dunque, per il Vaticano il fronte da presidiare è doppio; e su uno sfondo che diventa sempre più ostile. Deve confrontarsi con i vertici sciiti e soprattutto sunniti, e convincerli che è nel loro interesse combattere l'Isis e il fondamentalismo. E nel frattempo deve evitare che lievitino nel mondo cattolico posizioni alimentate dalla paura e da una reazione diffusa e impaziente verso l'eversione, spesso associata all'immigrazione. Nonostante i due fenomeni non siano collegati, le correnti più retrive e in ascesa del mondo occidentale accreditano questo legame.
Migranti, Islam e terrorismo
Le stragi e l'afflusso continuo di migranti giustificano l'inquietudine, e rendono problematica qualunque soluzione a lungo termine. Si tratta di un crinale delicato e scivoloso, perché incrocia persistenti diffidenze europee nei confronti del pontefice latinoamericano: perfino in alcune sacche degli episcopati. «La vera sconfitta dell'Europa», osservava di recente un cardinale italiano, «sono i giovani occidentali che si arruolano nell'Isis, attirati da una follia totalitaria che finisce per sottolineare l'assenza di forti valori religiosi, e non solo, dell'Europa». Il pericolo che Francesco e i vertici della Santa Sede intravedono è quello di una saldatura in termini di chiusura e di autodifesa. L'invocazione di un cattolicesimo europeo e occidentale come antidoto all'infiltrazione islamista e alla crisi dell'Ue è suggestiva. Si nutre della convinzione di chi, nella Chiesa, vede i migranti come «cavalli di Troia dell'Islam e del terrorismo». Ma si fa strada anche con l'appoggio interessato di «quello stesso laicismo anti-ecclesiale che ha sempre cercato di screditare la chiesa cattolica nel Vecchio Continente. Mentre adesso la vuole come argine ideologico per rafforzare un'Europa rachitica», osserva con crudezza un prelato.
Il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona
La richiesta di intervenire in un modo che «contraddirebbe il modello che ha in mente Francesco», viene rifiutata anche per questo. Al Papa, però, non sarà facile mantenere la rotta del dialogo senza qualche correzione. È come se nuotasse contro due correnti: quella eversiva che distorce l'immagine dell'Islam, riducendolo a «religione dei terroristi»; e quella che porta l'Europa verso derive xenofobe e verso un cristianesimo «etnico: basta pensare alla chiusura a riccio della Polonia di Jarosław Kaczynski, dove il pontefice si trova per la Giornata mondiale della gioventù. C'è chi usa quanto accade perfino per tentare una contrapposizione tra Francesco e il predecessore Benedetto XVI, che nel 2006, all'università di Ratisbona, aveva pronunciato un discorso così duro da creato scompiglio nei rapporti con l'Islam. Bergoglio sembra destinato a essere accusato di buonismo e di cedevolezza, eppure non ha alternativa. Non sorprende che proprio in terra polacca abbia detto che «è guerra ma le religioni non c'entrano». Un cattolicesimo «da ghetto» sarebbe una contraddizione in termini.