Braccianti e caporalato

05-08-2016 - Notizie

Braccianti e caporalato: la lunga storia delle proteste e delle riforme
La presidente della Camera riceve i braccianti pugliesi mentre il Senato ha approvato le nuove norme sul caporalato. Il tema era d'attualità anche 45 anni fa, come raccontava il Corriere
di Valeria Palumbo


La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha incontrato, la mattina del 1° agosto, una delegazione di braccianti pugliesi e ha partecipato alla presentazione del rapporto Agromafie e caporalato, della Flai Cgil. Non a caso: l'aula del Senato ha approvato le nuove norme per il «contrasto ai fenomeni del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura»; e anche su «Norme in materia di contrasto al fenomeno del caporalato». Un problema antico, che sembrava in gran parte superato. Ma che invece, negli ultimi anni, si è ripresentato in tutta la sua gravità. E non soltanto per i fenomeni di sfruttamenti degli immigrati, clandestini o meno.
45 anni fa le proteste
Coincidenza vuole che, esattamente 45 anni fa, la Puglia era attraversata da grandi proteste bracciantili. Un fatto storico ricorrente, anche questo. Ma tra il fine luglio e l'inizio d'agosto del 1971, come raccontava il Corriere della Sera, le vertenze sindacali e gli scioperi trovarono ascolto a Roma. Il 4 agosto, il ministro del Lavoro Carlo Donat-Cattin convocò il presidente della Confagricoltura, Alfredo Diana, e i rappresentanti delle organizzazioni di categoria che aderivano a Cgil, Cisl e Uil. Nel frattempo, l'8 giugno 1971, il Corriere aveva iniziato a pubblicare un'inchiesta proprio sulla Puglia, la penultima, di un lungo reportage intitolato Italia Settanta. A occuparsi della più dinamica regione meridionale, la cosiddetta «Locomotiva del Sud», erano stati Giovanni Russo, Vittorio Notarticola, Cesare Zappulli e Antonio Cederna.
Il biennio di lotte 1969-1971
I braccianti pugliesi erano entrati in agitazione durante l'autunno caldo del 1969. Il movimento era in realtà organizzato già dal Dopoguerra: nel 1950 c'era stata la Riforma agraria che aveva espropriato e ridistribuito i latifondi. Ma anche le grandi proteste del biennio 1969-1971 furono importanti: non solo ebbero una particolare intensità, produssero pure risultati concreti. Il ruolo svolto da Donat-Cattin, che si definiva «ministro dei lavoratori» e che sosteneva le battaglie congiunte di braccianti a Sud e metalmeccanici al Nord (erano ancora anni di intensa emigrazione dei contadini meridionali verso le fabbriche settentrionali).
«Mercanti di braccia» armati
Le norme via via prodotte non hanno però fermato il fenomeno del caporalato. Sempre il Corriere della Sera, circa dieci anni dopo, il 22 luglio 1980, raccontava dell'arresto di «mercanti di braccia» armati che forse preparavano una spedizione punitiva dopo un picchettaggio. L'attuale ddl in discussione al Senato, n. 2217, viene definito in breve: «Contrasto allo sfruttamento del lavoro in agricoltura». Ha come relatrice la senatrice del Pd Maria Grazia Gatti ed è stato presentato dai ministri Maurizio Martina e Andrea Orlando. In particolare il testo in discussione recita: « Con l'articolo 1 si introducono modifiche al codice penale. Il nuovo articolo 603-bis.1 prevede, in via autonoma, per il delitto di cosiddetto caporalato una circostanza attenuante in base alla quale la pena è diminuita, da un terzo alla metà, per colui che si sia efficacemente adoperato per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l'individuazione degli altri responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite» e spiega che «la circostanza attenuante ad effetto speciale» è «volta ad abbattere il muro di omertà che avvolge queste fattispecie criminose».
La riforma in discussione al Senato
Sempre nel testo in discussione al Senato, «L'articolo 2 estende l'arresto obbligatorio, ai sensi dell'articolo 380 del codice di procedura penale, anche al delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro per il quale sino ad oggi era applicabile l'arresto facoltativo, all'evidente fine di rafforzare gli strumenti di natura precautelare. L'articolo 4 introduce la responsabilità amministrativa degli enti per il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Lo sfruttamento dei lavoratori ridonda, infatti, sempre a vantaggio delle aziende, che spesso sono costituite in forma societaria o associativa. L'articolo 5 estende le finalità del Fondo di cui alla legge n. 228 del 2003 in tema di vittime della tratta anche alle vittime del delitto di cosiddetto "caporalato"».