Baba Tangara

22-09-2016 - Notizie

MESSAGGIO DELLA FRATELLANZA
La terra è un solo paese
siamo onde dello stesso mare
foglie dello stesso albero
fiori dello stesso giardino
( Epigrafe presente nel parco Sicurtà di Valeggio sul Mincio – VR )

E' ormai trascorso un mese da quel primo pomeriggio di venerdì 26 agosto, una delle tante calde giornate estive, in cui abbiamo ricevuto increduli la sconvolgente notizia della morte di Babà Tangara, di soli 30 anni.
"Morto per annegamento nella piscina della tenuta dove da più di due anni lavorava in regola come custode". Così titolavano i giornali, come fosse la cosa più naturale. L'amico Babà, tutt'ora avvolto in un telo in una fredda cella dell'obitorio, potrà raggiungere i familiari non appena rilasceranno la procura che faccia le loro veci per il disbrigo delle complesse pratiche burocratiche.
Babà giunse stremato in Italia su un barcone galleggiante in quel mare opaco divenuto cimitero per migliaia di disperati. Non aveva con sé documenti, né passaporto, timbri dell'Ambasciata. Ora da morto necessita di consenso della famiglia, permessi, nulla osta dell' ufficiale sanitario, dell'Ambasciata..... per essere accompagnato nella calda terra d'Africa ove riposerà per sempre.
Partito per la Libia, come molti altri giovani dei paesi africani più martoriati, Babà lavorava come bracciante finchè qualcuno decise di fare guerra a Gheddafi, l'amico improvvisamente divenuto nemico pericoloso e scomodo. A pagarne le spese però è stata ed è tutt'ora la povera gente, compresi quegli stranieri costretti a scegliere se farsi ammazzare o salire sui barconi già pronti a salpare verso Lampedusa, ormai nota come la terra d'accoglienza. Ma di loro pochi sapevano quale sarebbe stata la destinazione.
Lui e i suoi compagni, sopravvissuti  alla interminabile lunga pericolosa navigazione, dopo una prima accoglienza, identificazione e visita medica, vengono fatti salire in nave fino a Genova e poi su un pullman dirottati a Muzzano nella casa dei salesiani. Dalla calda Africa al "freddo Biellese",  a ridosso delle montagne di lì a poco imbiancate di neve. Per loro questa e tante altre le novità da scoprire e conoscere, portandosi dentro la paura per il vissuto e il sospetto e l'incognita per il domani.  
Una storia una persona, tante storie tante persone che hanno incrociato le nostre vite, che ci hanno insegnato e trasmesso cose da molti volutamente   ignorate o tenute nascoste. Siamo stati interpellati da subito e ci interpellano ora e ancor più nel prossimo futuro. E' bello esserci.
Babà aveva, come altri richiedenti asilo, dato prova di voler superare tutte le difficoltà, in primo luogo della lingua italiana, e, ottenuto il permesso definitivo di soggiorno, era stato assunto con contratto regolare, qui lavorava, lavorava tanto, forse più del dovuto. E nella quiete della Baraggia gli è capitato quel che gli era stato risparmiato in tanti frangenti davvero pericolosi. La sua storia ci pone degli interrogativi e delle domande cui vorremmo dare delle risposte non elusive e tanto meno sbrigative. Lo dobbiamo a lui per l'amicizia, stima e testimonianza, ma soprattutto alla giovane sposa e alla bimba, agli anziani genitori e ai due fratelli cui faremo pervenire il nostro sostegno in danaro, frutto della raccolta di cui parleremo domenica prossima.
Carissimi amici e volontari/e, come abbiamo  detto  il 28 agosto, ci ritroveremo domenica 25 p.v.  a Quaregna verso le ore 17  per ricordare il nostro amico compagno di viaggio, per  pregare aggiornarci raccogliere foto e scritti da inviare alla famiglia.
Fate girare la voce... sarà ancora una volta significativo questo incontro ecumenico e fraterno. Babà sarà contento di saperci  solidali con lui e con  i sui cari. Lo sentiremo vivo in mezzo a noi.
Potremo poi consumare insieme un piatto di riso per cena. Per motivi organizzativi entro sabato 24 a mezzogiorno bisognerebbe dare conferma del numero dei partecipanti alla cena telefonando a Dramane:  3271846309.

 22 settembre 2016 


Baba Tangara, partito dalla Costa d'Avorio, dove ha lasciato la famiglia, passando dalla Libia è approdato in Sicilia e poi dirottato a Muzzano nel 2011 con altri 48 profughi. La sua storia è drammatica come quella di tanti suoi amici africani. Da qualche anno lavorava come custode in una cascina del cossatese, con contratto regolare avendo ottenuto il permesso di soggiorno definitivo. Dopo aver coronato il sogno del matrimonio, orgoglioso ci mostrava la foto della sposa e della bimba di pochi mesi ora in mali con altri familiari. Venerdì pomeriggio 26 agosto è stato rinvenuto morto nella piscina del giardino antistante l'abitato. In attesa del disbrigo degli accertamenti sulle cause del decesso e delle pratiche burocratiche per il rimpatrio della salma da far pervenire ai familiari, una quarantina di amici africani e diversi volontari han voluto ricordarlo, anche con la preghiera, nell'oratorio di Quaregna dove è rimasto per un lungo periodo con altri sei profughi richiedenti asilo, con il progetto "accoglienza diffusa" realizzato nel territorio grazie alla disponibilità di alcune famiglie, di qualche ente religioso, istituzioni e associazioni. Conserviamo tutti di Baba un ricordo bellissimo, il suo sguardo solare e il volto sempre sorridente. Non mancheremo di aggiornarci sulle successive fasi e proposte collaborative, rispettando le tradizioni e i riti usuali non appena tutto sarà pronto per il rimpatrio. Elaboriamo il lutto imparando da questa cultura a noi piuttosto sconosciuta.

 

Salmo 60,1-6: Preghiera dell'emigrante

Mi prostro fino a terra riverente,

ti adoro e ti prego, grande Allah,

creatore e luce dell'umanità

che sorridi i tuoi raggi sul mondo

e lo guidi come faro nella notte.

 

Ti invoco, Signore, nel tumulto

delle opulente città dell'Europa

nascondendomi in qualche giardino,

nei parchi iniettati di siringhe

o nelle buie e vuote chiese dei cristiani.

 

Sono un giovane emigrante africano

e il mio cuore è nero d'angoscia

come la mia pelle e i miei capelli,

come il lavoro che mi offrono

e i loro sguardi venati di razzismo.

 

Sto perdendo, o Allah, la fiducia

di arrivare un giorno a raccogliere

le briciole o i tozzi di pane

che cadono in abbondanza dalle mense

degli epuloni del ventunesimo secolo.

 

Ancor oggi, Signore, essi curano

più i cani, i gatti, i guardaroba

che gli affamati lazzari neri

sbarcati clandestinamente nei porti

con i carghi di merci espropriate.

 

Solo in te è la mia fiducia, o Allah!

Per me tu sei più grande e potente

di tutte le potenze occidentali

e del loro Dio che non amano e non pregano.

Nelle tue mani affido il mio futuro!

 

Anche se molte porte mi si chiudono,

anche se la paura e il disprezzo

mi accompagnano come ombre maledette,

certamente incontrerò delle persone

che hanno abbattuto nel cuore le frontiere.

 

Io credo che tu sei forza e speranza,

rifugio e protezione potente

per chi si affida alla tua volontà

e cammina nella via della fede

ben oltre le speranze deluse.

 

 

Salmo 60,7-9: Voti e suppliche di un Africano

 

Nel momento di iniziare il mio viaggio

faccio voto di mantenermi fedele

alla fede e alle tradizioni del mio popolo

anche in mezzo alle nazioni d'Occidente

che praticano una religione ateista.

 

La fede e la solidarietà tra fratelli,

il valore incommensurabile della vita

nel dono dell'amore e dei figli,

nel rispetto della terra che è madre,

sono ricchezze che non voglio smarrire.

 

Questi doni mi vengono da te

attraverso l'eredità dei miei padri

ma forte è la tentazione di svenderli

per un pezzo di pane ed un letto,

per un'integrazione di pura facciata.

                      

                       Da questa terra d'esilio e sofferenza,

da questa terra d'illusioni e speranze,

da questa terra ricca e indifferente

ti prego per la mia famiglia e il mio popolo

e per la grande Africa martoriata.

 

Proteggi, o Allah, i suoi governanti,

le sue guide spirituali e i suoi profeti,

i villaggi e le tribù delle savane,

le carovane e i nomadi del deserto,

gli abitanti delle bidonville cittadine.

 

E soprattutto proteggi i suoi figli

dispersi tra i popoli della terra

a mendicare un diritto negato.

Apri loro il cuore e le case

dei credenti che vivono in ogni popolo.

 

Così tornerà il sorriso sulle labbra

con i canti e le danze d'ogni ritmo

in una nuova Pentecoste delle razze.

Anche l'Occidente quel giorno imparerà

a pregare e a rispettare la vita.

 

 

baba