Terrorismo di d. Renato Rosso

01-09-2016 - Notizie

Terrorismo di d. Renato Rosso
Agosto 2016

Da molte parti la paura e la perdita di speranza occupano gli spazi della fiducia e della pace. Discorsi e scritti dipingono il terrorismo, specialmente quello islamico come la coda del drago che trascina un terzo delle stelle dal cielo. Se qualcuno grida contro il terrorismo sa con certezza che tutti sono d'accordo con lui/lei: i politici, i religiosi, i sociologi e chi potrebbe non essere contro il terrorismo?
Per stemperare un poco la parola terrorismo o guerriglia, che sembra un nuovo demone che trascina tutti nel suo inferno, comincio col dire che queste due parole sono sinonimo di debolezza. Se l'Isis avesse un esercito con centinaia di migliaia di soldati e carri armati, aerei bombardieri, e forse anche la bomba atomica davanti a un nemico forte farebbe la guerra e i giornali di tanto in tanto ci darebbero i dati delle migliaia o milioni di morti e tutto finirebbe lì. (Per esempio la Germania nell'ultima guerra quando invase la Russia non lo fece con un commando terroristico ma con un esercito di oltre 4 milioni di uomini, più tutto quell'arsenale di guerra che si trascinò dietro, mentre la Russia ne aveva schierati 2 milioni e 500 mila avendone 4 milioni e 700 mila disponibili).
Il terrorismo non potendo ergersi con questa forza adotta la tecnica della paura. Invece di fare una battaglia, domani, uccidendo 10 mila uomini, ne ammazza uno, filmato da 10 telecamere e al telegiornale della sera presentato su alcuni milioni di schermi.
Lo scorso anno venne ucciso un Italiano in Bangladesh e si tentò l'uccisione di un secondo. Questo fatto suscitò grande indignazione non solo in Italia.
Immaginiamo che per una settimana, in Bangladesh l'Isis o chi per lei avesse ucciso uno straniero al giorno per una settimana (un italiano, un francese, un inglese etc.) immaginiamo quale impatto avrebbe avuto un fatto simile che avrebbe causato la morte di sette persone (voli aerei cancellati, incontri rinviati etc.).
Sia chiaro che anche un morto è già di troppo, ma ora parlo di una tecnica di guerra. Dieci minuti dell'ultima guerra hanno causato più morti di quanti ne ha causati il terrorismo negli ultimi 10 anni. Il tentativo (non riuscito) di occupare Stalingrado ha causato 50 mila morti e 40 mila tra dispersi e prigionieri, mentre, in Giappone, una sola bomba, in pochi secondi ha fatto 200 mila morti.
Oggi si parla molto di terrorismo islamico. Ora quando un Cristiano, un Mussulmano, un Indù diventa terrorista, il nome della sua religione si separa da lui: non si potrà più chiamare quell'uomo terrorista cristiano, ma semmai un terrorista ex- cristiano, ex mussulmano etc. e così quando alcuni terroristi ex mussulmani dicono di lottare secondo l'insegnamento del Corano, sappiano che questa espressione è semplicemente falsa.
In un testo che ho pubblicato sulla Jihad dove ho riportato tutti i versetti riguardanti la guerra nel Corano, non c'è una sola riga che possa giustificare i comportamenti irrazionali di azioni terroristiche come quelli recenti in Francia, in Turchia, in Bangladesh o in altri Paesi.

Quando davanti a un'azione criminale invece di riportare la responsabilità del crimine a chi lo ha perpetrato se noi riversiamo la colpa su tutto il suo gruppo di appartenenza o razza o partito politico o religione rischiamo di commettere un crimine tale che potrebbe portare a conseguenze apocalittiche. Oggi dobbiamo essere molto prudenti quando facciamo giudizi che coinvolgono le collettività. Nel 2002 nel Gujarat (India) alcuni Indù progettarono un piano di sterminio dei Mussulmani. Venne incendiato un vagone di un treno che provocò circa 50 morti e vennero accusati due mussulmani. Il crimine ricadde non su due persone ma su tutti i mussulmani dell'India.
I 100 milioni di mussulmani indiani diventarono in poche ore tutti responsabili dell'incendio (in realtà creato da parte indù). Iniziarono immediatamente le rappresaglie degli Indù contro i mussulmani. Il piano comportava una reazione a catena per sterminare quella minoranza etnica-religiosa in tutto il Paese: un vero Genocidio.
La furia cominciò nel Gujarath stesso. I risultati furono 2500 mussulmani uccisi, molti bruciati con le loro case, sull'autostrada Vapl-Vadodara-Palampur 1150 hotels bruciati o distrutti, oltre mille camion, 4 mila macchine, e 20 mila motociclette sono stati bruciati. Molte fabbriche danneggiate e 17 distrutte. A lato dell'autostrada N. 8 il 90% di stabilimenti commerciali, negozi e capannoni sono stati spazzati via. La violenza si riversava su tutti i mussulmani che venivano incontrati in quella regione.
Io mi trovavo in Gujarat. Nella città di Rajkot si aspettava un gruppo che dalla capitale doveva arrivare per uccidere e distruggere e incendiare. Alcuni capi islamici si riunirono ed ebbero il coraggio di prendere una decisione veramente profetica: "Se gli indù arriveranno e cominceranno ad uccidere e incendiare, noi non reagiremo. Se uccideranno 100 di noi resteranno 100 morti se bruceranno altrettante delle nostre case, noi non reagiremo, altrimenti se anche noi risponderemo all'offesa uccidendo e bruciando ci stermineranno tutti, in India".
Questa profetica attitudine venne trasmessa in tutte le comunità islamiche dell' India. Il giorno dopo arrivò il gruppo fanatico a Rajkot e iniziò a bruciare case e uccidere i primi mussulmani, ma non avvenne nessuna reazione vendicativa, come gli Indù si aspettavano, infatti la reazione delle prime uccisionie avrebbe motivato la rabbia degli indù allargando lo sterminio a macchia d' olio. Ma nulla di tutto questo accadde e lentamente quello che doveva essere il progetto di un genocidio non superò i confini di quello stato.
E non vorrei dimenticare che negli anni quaranta del secolo scorso non c' era l' Islam da considerare come anticristo e pericolo per l' umanità, ma c' era il Comunismo Bolscevico e si continuò a gridare sempre più forte dicendo che questa filosofia era diabolica, anti- sociale e anti- religiosa e si gridò così forte da convincere una intera Nazione a tentare di distruggere la pericolosa ideologia e poichè le ideologie sono conservate nelle teste degli uomini, per distruggerle bisogna colpire i loro detentori. Il risultato fu quello di 40 milioni di morti solo in Europa.

Nel mese di luglio, in Bangladesh un gruppo di giovani terroristi che si chiamavano islamici fecero irruzione in un locale dove c' erano bengalesi e una ventina di stranieri. A tutti venne fatto un test se sapevano leggere il Corano o no. I venti stranieri ovviamente non superarono la prova.
Tra i bengalesi c' era un giovane studente universitario, Faraaz Hossain, che aveva accompagnato con sè due ragazze italiane ospiti della sua famiglia. Al momento del test lui ovviamente sapeva leggere il versetto coranico e fu immediatamente invitato a lasciare il locale, ma egli pose la condizione che sarebbe uscito se anche le due ragazze sue ospiti fossero state liberate con lui. Ma per le due ragazze nessuno sconto. Faraaz a quel punto rifiutò di essere liberato e tornò a morire con tutto il gruppo per solidarietà. Quando comunicai la notizia ad un amico religioso questi mi rispose: " L' amore di Faraaz è il vero amore cristiano".
Al che io risposi: "No, amico , l' amore di Faraaz è mussulmano. E Tu dici quello perchè pensi che un mussulmano non è capace di amare veramente, di dare la vita per gli altri o di essere martire o solidale con chi muore. Faraaz ha coltivato i suoi sentimenti e il suo senso etico in una famiglia mussulmana, ha approfondito la sua religione in una scuola di mussulmani e ha imparato a pregare in una Moschea. Se diciamo che lo stesso Spirito Santo che lavora in noi Cristiani è lo stesso che opera nei Mussulmani allora non offenderemo la verità e non rischieremo mai di schierarci gli uni contro gli altri con la pretesa di essere migliori.

Caro Faraaz, ora che anche tu hai incontrato Gesù Cristo (che anche il tuo Corano rispetta e considera santo), continua a intercedere perchè Cristiani e Mussulmani non si maledicano, ma si benedicano a vicenda e non alimentino l'arsenale di guerra, bensì l'arsenale della Pace.
Renato Rosso