Belgio: eutanasia su un minore

17-09-2016 - Notizie

Belgio: primo caso al mondo di eutanasia su un minore

Maria Antonietta Farina, presidente Istituto Luca Coscioni: "La volontà del familiare non può e non deve essere prevalente rispetto a quella del minore". Beppino Englaro: "Se rispettata la legge, nulla da aggiungere" Paola Binetti: "Com'è possibile che l'amore dei genitori non abbia vinto la sfida sulla morte?"

di ALBERTO CUSTODERO

La Repubblica 17 settembre 2016

PRIMO CASO di eutanasia su un minore in Belgio, e quindi nel mondo perché il Paese è il primo e unico ad aver approvato nel 2014 una legge che lo consente. Lo riporta il quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad. "In silenzio e nella discrezione più assoluta - sottolinea il giornale - per la prima volta nel nostro Paese un minorenne è morto per eutanasia". Non vengono riportati dettagli né sull'età né sulla malattia del minore, ma solo che è avvenuta nelle Fiandre. "Anche i minori in certe situazioni sono in grado di decidere sulla loro eutanasia". dice Mina Welby, vedova di Piergiorgio, l'uomo che, negli ultimi anni di vita, gravemente ammalato, chiese ripetutamente che venissero interrotte le cure che lo tenevano in vita.

È la prima volta che si chiede l'applicazione della legge del 2014, che consente ai genitori di scegliere la 'dolce morte' per i propri figli malati terminali, dopo averne fatto richiesta al medico curante, il quale deve sottoporre il caso e ricevere l'autorizzazione del 'Dipartimento di controllo federale e valutazione dell'eutanasia'. La legge specifica che anche il minore deve esprimere una forma di consenso.

Per Marco Cappato, promotore della campagna 'Eutanasia legale' e presidente Radicali italiani, "il Belgio è il primo Paese al mondo a non girare la testa dall'altra parte di fronte alle condizioni di sofferenza insopportabile che possono colpire anche persone minori". "Le regole belghe - ha precisato Cappato - forniscono sufficienti garanzie per prevenire abusi e sopraffazioni del tipo di quelli che accadono nella clandestinità alla quale condannano leggi come quelle italiane".

Cauto il commento di Maria Antonietta Farina, presidente dell'Istituto Luca Coscioni. "La volontà del familiare -  ha dichiarato - non può e non deve essere prevalente rispetto a quella del minore. Non è sufficiente per procedere all'atto eutanasico. La volontà del minore va prima di tutto sottoposta a verifica non dei soli genitori (troppo emotivamente coinvolti), ma di esperti che ne possano certificare l'umore, e l'eventuale stato più o meno primariamente depressivo".

Il Belgio ha istituito una 'Commissione federale di controllo e valutazione dell’applicazione della legge sull’eutanasia', un organo presieduto dal professore Wim Distelmans, creato dai parlamentari belgi per assicurarsi che non si verifichino irregolarità.
"Per fortuna ci sono pochissimi bambini che prendono in considerazione questa possibilità - ha dichiarato Distelmans - ma questo non significa che dobbiamo negare loro il diritto di una morte dignitosa". 

"Al momento - ha aggiunto Maria Antonietta Farina - non possiamo sapere se nel rapporto della Commissione federale belga, a fine anno, si potrà capire quanti anni aveva il minore. Comunque, il tempo che è passato tra l'approvazione e l'applicazione dimostra un'altra volta quel che dice il presidente Distelmans: che dall'approvazione delle leggi sull'eutanasia in poi, si è investito molto di più su cure palliative...".

Sulla vicenda interviene Beppino Englaro, protagonista di una lunga battaglia giudiziaria per chiedere la sospensione dell'alimentazione artificiale e delle terapie a cui era sottoposta la figlia Eluana, in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale avvenuto nel gennaio del 1992. "Com'è stata raggiunta l'autoderminazione terapeutica di quel ragazzo?", chiede Englaro. "Se è stata rispettata la legge belga, il problema è risolto. Non c'è altro da aggiungere". La sentenza della corte d'Appello del 2007 di Milano, ricorda il papà di Eluana, è stata molto chiara e ha stabilito principi di diritto in linea con la Costituzione: "l'autodeterminazione terapeutica, che non è eutanasia, non ha limiti nella sua applicazione anche se ne consegue la morte. Nessuno può decidere per noi, ma può decidere con noi". Come ha deciso, e con chi, il ragazzo belga?

Il caso, in Italia, è controverso ed evoca riflessioni di etica morale contrastante tra laici e cattolici. "In Belgio - spiega Micaela Ghisleni, docente a contratto di bioetica al Politecnico di Torino - l'eutanasia è praticata per legge in presenza di due condizioni: deve esserci la cosiddetta 'situazione infernale' a livello clinico (stato di sofferenza fisica/morale tale da creare una condizione di indegnità esistenziale). E, da parte del soggetto, la volontà a volerla (volontà persistente, informata, autonoma)". "Questi i concetti in gioco - continua Ghisleni - dopodiché non sappiamo qual era lo stato clinico del ragazzo. E se c'è stata una richiesta di sospensione delle cure (omissione). O di fare una iniezione letale (azione). Una differenza, questa, insistente dal punto di vista della morale laica. Ma fondamentale in Italia dove la legge autorizzata solo la sospensione delle cure, come nei casi Welby e Englaro".

Invita alla prudenza e a una attenta riflessione Paola Binetti, deputata di Area popolare, esponente del mondo cattolico. "In Italia - spiega Binetti - abbiamo fatto una legge sulle cure palliative che presta attenzione particolare al dolore dei bambini mettendo loro disposizione tutti i farmaci, anche quelli che si spingono fino alla sedazione profonda. Ma si ferma prima di arrivare all'orrore nel dare la morte a un bambino". "Difficile pensare che un bambino possa immaginare l'irreversibilità assoluta di una decisione. Addolora che l'intero sistema socio sanitario belga non sia stato in grado di sostenere i genitori nell'affrontare il dolore del figlio. Com'è possibile che l'amore dei genitori non abbia vinto la sfida sulla morte?".

Anche l’Olanda si sta incamminando sulla strada del Belgio, nel giugno del 2015 la Nvk, associazione di pediatri olandesi (nederlandse vereniging voo kindergeneeskunde) si era espressa favorevolmente circa l’estensione dell’eutanasia a minori al di sotto del dodicesimo anno di vita. Il limite di età, secondo la Nvk, dovrebbe essere abbassato in base a valutazioni specifiche circa le facoltà mentali dei pazienti.