LA SCUOLA

19-10-2016 - Notizie

LA SCUOLA

Certamente la scuola non funziona per mancanza di investimenti economici, ma anche, come dice Freud, per un deficit culturale che non vede nella scuola un luogo dove creare opportunità per una crescita sana e il più possibile serena.
Se i ragazzi sono demotivati, aggressivi, se rifiutano la scuola, siamo in generale portati a credere che siano loro i responsabili di questo disinteresse, o nel migliore dei cosi che sia colpevole la società nel suo insieme.
Si è creata una conflittualità tra insegnanti e genitori, là dove dovrebbe nascere un'alleanza per il bene delle generazioni più giovani. Siamo noi adulti i primi ad essere demotivati. Le motivazioni ci sono e grandi, ma questo non può che ricadere pesantemente sui ragazzi, non certo sui governi che dalla nostra stanchezza non possono che avere benefici.
Eppure noi possiamo fare ancora molto, nonostante tutto, proprio perché la società non offre quasi più nulla in termini di speranza.
Siamo noi a contatto con i bambini e con i ragazzi, è il nostro interesse per le loro vite, per i loro problemi che sentono, è il nostro entusiasmo che può contagiarli, è il nostro sorriso che li può catturare, è la nostra capacità di presentare gli argomenti che li può interessare. Non una cultura che sia "oltre loro e senza di loro", ma che vada "verso di loro", che desideri incontrarli ovunque siano, qualsiasi sia la loro capacità di partenza e di recepirla.
Le parole sono duttili e possiamo usarle in modo che tutti ci possano capire; le parole hanno modalità di presentarsi diverse, possono respingerci o emozionarci: con quale attenzione noi le scegliamo? A chi sono dirette? Chi ci ascolta ha la sicurezza che stiamo parlando anche per lui? E se non ce l'ha, siamo pronti ad andare a spiegarglielo personalmente? A dirgli che noi e la scuola ci interessiamo anche di lui?
C'è un deficit a livello economico, ma c'è un deficit di umanità di cui non si parla mai se non per abbellire i nostri discorsi. Invece è il centro del problema, il cuore di tutti i problemi. Il tipo di scuola che cerchiamo di costruire dipende dalle priorità che vogliamo darci.
E allora che cosa fare? Se tutti gli insegnanti che credono nella democrazia, nella nostra Costituzione si sentissero impegnati, là dove sono, a costruire un'"aula come luogo di speranza per tutti", qualcosa di significativo comincerebbe davvero a cambiare.
«L'intelligenza può essere guidata solo dal desiderio. Perché ci sia desiderio, occorre che ci siano piacere e gioia. L'intelligenza cresce e porta frutto solo nella gioia. La gioia di imparare è indispensabile agli studi, come la respirazione ai corridori. Dove essa è assente non ci sono studenti, ma povere caricature di apprendisti che al termine del loro apprendistato non avranno neppure un mestiere». (Simone Weil)

                                                                           Emilia De Rienzo


(da Qualevita, ottobre 2016)