LA PRIMAVERA ECUMENICA DI FRANCESCO

03-11-2016 - Notizie

LA PRIMAVERA ECUMENICA DI FRANCESCO

di Gianfranco Brunelli   -  il Sole24Ore del 2-11-16

 

Forse è una primavera ecumenica. E la Chiesa cattolica è oggi la brezza che suscita questa fioritura. La svolta kerigmatica di papa Francesco, di puntare cioè all’essenziale della fede («Siate non predicatori di complesse dottrine, ma annunciatori Cristo morto e risorto per noi», ha scritto nell’Evangelii Gaudium), cambia anche la prospettiva del rapporto tra le Chiese e le comunità cristiane. De-istituzionalizza molto.

Se la prospettiva esigente è questa (e se lo è per tutti), le ragioni storiche delle divisioni tra confessioni cristiane possono essere ricomprese, oltre il riconoscimento delle reciproche responsabilità. Il processo non è breve, ma la svolta è definita. E per la Chiesa cattolica è del tutto coerente con l’insegnamento del Concilio Vaticano II.

L’anno che volge al termine, il 2016, ha visto un crescendo di gesti ecumenici che spingono l’interpretazione in questa direzione. Dall’incontro storico di papa Francesco con il patriarca di Mosca, Kirill, il 12 febbraio a Cuba; all’incontro con il primate anglicano, l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, il 5 ottobre a Roma, nel quale i due leader hanno sottoscritto di condividere «una fede comune e in misura essenziale un accordo nella fede»; a questo appuntamento in Svezia, nei giorni scorsi.

A Lund, il 31 ottobre, papa Francesco ha incontrato il presidente della Federazione luterana mondiale (145 Chiese), il vescovo Munib Younan, avviando la commemorazione congiunta della Riforma, di cui ricorre il 500° anniversario il 31 ottobre 2017, da quando il monaco agostiniano Martin Lutero affisse sul portale della cattedrale di Wittenberg le 95 tesi sulla riforma della Chiesa cattolica. Papa Francesco ha pregato assieme alle autorità religiose luterane nella cattedrale romanica di Lund, ha incontrato i cristiani e le delegazioni ecumeniche all’arena di Malmö e ha firmato assieme al vescovo Younan una Dichiarazione congiunta.

Le parole più significative che Francesco ha pronunciato nella sua omelia nella cattedrale sono state queste: «Ora, nel contesto della commemorazione comune della Riforma del 1517 (…) abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri». E ancora: «Dobbiamo guardare con amore e onestà al nostro passato e riconoscere l’errore e chiedere perdono: Dio solo è il giudice. Si deve riconoscere con la stessa onestà e amore che la nostra divisione si allontanava dalla intuizione originaria del popolo di Dio, che aspira naturalmente a rimanere unito, ed è stata storicamente perpetuata da uomini di potere di questo mondo più che per la volontà del popolo fedele». Infine: «Con gratitudine riconosciamo che la Riforma ha contribuito a dare maggiore centralità alla sacra Scrittura nella vita della Chiesa».

La centralità della parola di Dio è oramai un punto comune, affermato solennemente dal Vaticano II e ampiamente praticato nella Chiesa cattolica. Ma la novità di papa Francesco consiste in questa sottolineatura della separazione tra popolo di Dio e uomini di potere (ecclesiastici compresi, storicamente). È una differenza che più che ritrovare ed esaurire le ragioni storiche delle divisioni di allora apre al tema della comprensione attuale della Chiesa universale come collegialità-sinodalità. Non si può separare l’istituzione ecclesiastica dal popolo di Dio. La stessa istituzione ne viene messa in crisi e può finire subalterna a qualche forma di potere, interna o esterna alla Chiesa. «Mentre il passato non può essere cambiato – è scritto nella Dichiarazione congiunta – la memoria e il modo di fare memoria possono essere trasformati».

Si tratta per papa Francesco di spingere fino in fondo l’ecclesiologia conciliare: il sensus fidei fidelium istruisce in ordine alla comprensione della fede. La struttura sinodale della Chiesa apre a una diversa forma della Chiesa, dunque anche dell’esercizio del primato petrino.

Non c’è solo nella sua visione ecumenica l’assunzione della figura teologica dell’unità della Chiesa come «unità attraverso la diversità», così cara al teologo riformato Oscar Cullmann; non c’è solo la necessità storica di porre l’unità dei cristiani al servizio della necessità della pace; c’è anche la prefigurazione di un cammino che attiene alla forma della Chiesa futura.