Anche gli insegnanti di religione sono confusi

10-12-2016 - Notizie

Anche gli insegnanti di religione sono confusi

 3 agosto 2015  

"So di essere immerso nel mistero". (N. Bobbio)

«L’esperienza più bella e profonda che un uomo possa avere è il senso del mistero: è il principio della spiritualità». (dal discorso a Berlino di Einstein)

Burlarsi della religione è veramente cercare l’autentica spiritualità che, è un’immersione nell'umanità e un’uscita dalla religione stessa.
Per questo bisogna entrare nella religione per uscirne il più presto possibile. Per religione si intende tutto quello che l’uomo fa per Dio. Per spiritualità tutto quello, invece, che Dio fa per l’uomo con generosità, gratuità e come dono.

Certo la religione è stata considerata una chiave di lettura fondamentale della realtà nella società italiana. Società che, è diventata sempre più plurale e multiforme, dove la storia da cui veniamo è un dato immodificabile ma anche dinamico e le tracce che in essa hanno lasciato e continuano ad offrire le comunità cristiane hanno costituto e costituiscono un contributo evidente ed efficace per la crescita della società di tutti. Per questo il Cristianesimo è aperto e plurale già nel suo stesso statuto, dato che la pluralità è contenuta nell’insieme dei settantatre libri che compongono la Bibbia.

Il messaggio di Gesù è infatti una buona notizia (eu-anghelion=buona/bella notizia). E gli insegnanti di religione dovrebbero sempre mettere la Bibbia e i Vangeli al centro. Perché proprio i Vangeli, all’interno del panorama biblico, sono capaci di generare elettricità nella mente, di metterla in movimento. Il compito di questo insegnamento quindi, non è quello di conservare la storia e le tradizioni cristiane – che non devono essere temibili nella loro rigidità e staticità – ma di aprirli, quindi senza condizionare la libertà di coscienza, metterli in movimento e farli evolvere.

Per questo ormai pure gli insegnanti di religione sono confusi. Quando ad es. presentano gli angeli agli allievi, devono sapere che gli angeli non esistono o si?

Nella Bibbia - dato che la dobbiamo mettere al centro - non si trova mai scritto che gli angeli siano creature, ossia create da Dio.                                                                                                         

Se mi dite infatti che avete visto un angelo, io vi dico che è meglio che andiate a farvi misurare la pressione, ma se mi dite che non avete mai incontrato un angelo, io vi dico invece di misurarvi la fede o la vostra spiritualità, perché se noi ci aspettiamo di incontrare una creatura con le ali, questo è un po’ problematico, ma se pensiamo a tutte quelle volte che nella nostra esistenza abbiamo incontrato quella persona che ha inciso così profondamente nella nostra vita; se pensiamo a tutte quelle situazioni che abbiamo incontrato nella nostra esistenza, situazioni positive e anche situazioni dolorose – l’insegnamento della religione è un’esperienza di sofferenza sicuramente -, ma che hanno indotto un profondo cambiamento della nostra esistenza: nel linguaggio biblico questi sono angeli.
Intendiamoci, in tutta tranquillità: se uno vuol continuare a credere nella presenza di un essere alato, lo faccia pure; però a mio parere c’è il rischio che si precluda dallo scorgere i tanti e numerosi angeli che il Signore gli fa incontrare nella sua esistenza.

Le ore di religione dovrebbero strutturarsi in modo da non condizionare a priori la coscienza.
Il compito della scuola, come sappiamo, è offrire strumenti per la comprensione del mondo. Ora è evidente che senza mettere in gioco la religione – il mistero, la fede o la spiritualità biblica e evangelica - il mondo oggi non lo si capisce.

Occorre tentare di trasformare le ore attuali di insegnamento della religione cattolica in ore in cui siano presentate "tutte" le religioni e in particola modo la Bibbia. «Aprire la Bibbia, infatti, è affacciarsi alla madre di tutti i libri, alla biblioteca più completa della storia umana. La Bibbia è un concerto grosso, maestoso, solenne, drammatico, intimo, di lungo respiro, di riposanti parole, di grande slancio. La Bibbia è una sorgente inesauribile di significati, di connotazioni, di evocazioni, di emozioni e di sorprese, che avvolgono lo spirito e che fanno percorrere la storia più bella, il racconto più travolgente che ci sia. La Bibbia si legge e si ascolta. L'ascolto fa sì che la Bibbia dia frutto, l'ascolto è come la primavera, fa sì che il testo fiorisca e si intravveda la grande raccolta» come dice il biblista Giacomo Perego.

Si può pensare di costruire un insegnamento del tutto laico, rispettoso in egual modo delle diverse religioni e mettendo al centro il patrimonio della Bibbia - interpretata e attualizzata attraverso l’ermeneutica - dalla quale nessun cittadino deve temere condizionamenti a priori della coscienza, per lo meno non diversamente da quanto li si tema nell'ora di letteratura o di filosofia.

Così i nostri ragazzi impareranno fin da piccoli a conoscere i lati positivi delle religioni altrui, il favoloso patrimonio biblico e la grandissima ricchezza dei vangeli. A non averne paura del dialogo- proprio per l’apertura universale dei vangeli attraverso il linguaggio dell’amore -, quella paura che genera l'odio di cui si nutre lo spettro che si aggira attualmente nelle nostre menti, ma aprire finalmente percorsi di giustizia, di bene, di accoglienza e pace.

Sitografia:

- www.studibiblici.it 

- www.vitomancuso.it

di Biagio Scaccia [insegnante di religione cattolica presso la scuola primaria di Valledolmo (Pa) e la scuola dell’infanzia di Montemaggiore Belsito (Pa)]