Il partito difesa della razza

09-01-2017 - Notizie

  Il partito “difesa della razza”

di Furio Colombo |  il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2017

Una mattina di gennaio la giovane Sandrine, anni 25, detenuta nel centro di identificazione ed espulsione di Cona (Venezia, 1.000 uomini e donne in lunga attesa, senza capire, senza sapere) viene trovata morta nelle docce gelide. Ci sono disordini e trasferimenti. Ma le vere conseguenze sono: basta accogliere, bisogna espellere, meglio: “rimpatriare”, perché sono troppi. E respingere affinché non avvenga quella sostituzione di popoli di cui predica Salvini, voce della nuova difesa della razza.

È facile dire che non ci sono più né la destra né la sinistra, anche se diventerà un po’ difficile sostenerlo (quanto alla potenza di fuoco della destra) tra pochi giorni, quando Donald Trump, che vuole tortura, potenza nucleare e Guantanamo, avrà prestato il suo giuramento. In Europa però, e soprattutto in Italia, si sta rapidamente formando un partito unico. È il partito della difesa della razza. Comincia con personaggi mentitori e pericolosi come Orbàn in Ungheria, Le Pen in Francia, Salvini in Italia, Hofer, che stava per diventare il primo presidente nazista nell’Austria del dopoguerra. Sono personaggi diversi, ma credono tutti fermamente alla superiorità della razza bianca. A noi hanno dato la legge Bossi-Fini, che impedisce qualsiasi soluzione per gli immigrati che non sia la prigione (inventando il reato di clandestinità). Ci hanno dato un costosissimo trattato con la Libia di Gheddafi, pagata per trattenere nelle sue famose prigioni i disperati in cerca di imbarco.

Non si ha il conto dei morti, si sa molto di stupri e torture. Poi le guerre, dalla Libia alla Siria, dall’Iraq allo Yemen, dalla Somalia al dominio sanguinoso di Boko Haram (Nigeria, Chad, Mali) dai massacri del Sud Sudan alle convulsioni del Congo, hanno cominciato a spingere sulle coste italiane non soltanto uomini disperati in cerca di un modo di sopravvivere ma, sempre di più, famiglie con molte donne giovani e molti bambini. È cominciato il grande, terribile esodo, di masse di esseri umani. Tentano di salvarsi dal massacro, che si è rivelato cieco, follemente sostenuto dall’una o dall’altra parte europea, senza ragioni dichiarate e senza strategie concordate, guerre di distruzione totale (come Aleppo) che non finiscono anche quando finiscono, perché restano intatte le cause e i personaggi che hanno provocato il massacro. Guardando all’Europa, del tutto incapace non solo di intervenire per salvare, ma anche solo per dichiarare sentimenti di umanità, ci si è accorti che uno solo, il Papa, sembra avere capito, anche politicamente, l’immensa gravità (“la guerra mondiale a pezzi”) di ciò che stava accadendo.

Guidati dalla dilagante monocultura Le Pen-Salvini, l’Europa invece ha cominciato a orientarsi non sul troppo orrore (e il sistematico sterminio dei bambini) ma il troppo delle persone che cercano di arrivare, che muoiono in mare, che riescono a chiedere soccorso. Soccorso negato. Barriere di filo spinato, attese che durano mesi, in luoghi senza alcuna struttura o tentativo di protezione, blocchi in Austria, a Calais, a Ventimiglia e distruzione persino degli accampamenti di fortuna. La vendita dei rifugiati, da parte dell’Europa alla Turchia per cifre enormi, è un altro atto disumano. La Turchia, intanto, combatte una sua crudelissima guerra interna, ed è impegnata a sterminare i Curdi (alleati dell’Europa nella guerra al califfato). Come in un incubo, ci accorgiamo all’improvviso che al posto di ciò che un tempo chiamavamo destra e sinistra adesso si sono collocati due schieramenti: la caccia all’immigrato (colpevole anche di portare malattie) e la resistenza accanita e isolata di un unico leader, il Papa, che tenta di accogliere, proteggere, salvare i dannati.

Ma il partito della cacciata è fortissimo. Al punto che il più originale e nuovo dei movimenti politici italiani, il Movimento 5 Stelle, si è schierato in favore della espulsione e del “rimpatrio” degli “irregolari” (nuovo modo di non usare la parola clandestino per definire qualcuno che ti sta davanti in carne e ossa e vorrebbe dire a qualcuno le sue ragioni). “Rimpatrio” è la parola che piace molto al nuovo ministro dell’Interno, da cui ci si aspettava non pietà ma intelligenza e autorevolezza sia nel trattare con il resto dell’Europa, assente e ottusa, sia nelle soluzioni crudeli e inutili finora adottate. I centri di identificazione ed espulsione di Minniti saranno relativamente più piccoli, dunque meno disumani.

La decisione ci svela che tutto il lavoro precedente, praticamente non esiste. Resta folle l’idea di “rimpatriare” dove non ci sono patrie. Resta fermo il “no” dei presidenti di regione e dei sindaci, praticamente tutti a ospitare i nuovi centri, o anche solo 10 persone. Il partito della cacciata, del respingimento, del “che se ne tornino ad Aleppo”, guadagna terreno. Una grande quantità di persone e di leader si comporta come la popolazione polacca del piccolo paese di Oswiecym, davanti ad Auschwitz. Non hanno mai visto nulla.