Laccusa di Nosiglia

18-01-2017 - Notizie

L’accusa di Nosiglia “Torino, città sospettosa e poco disponibile ad accogliere i migranti”

UNA CITTÀ «indifferente ed estranea». Quando non addirittura «sospettosa e poco propensa ad accogliere gli immigrati come vorremmo». L'arcivescovo, Cesare Nosiglia, usa parole forti per descrivere la Torino che non sa accogliere i profughi e non si impegna nell'integrazione di chi da tanti anni vive in Italia.
E lo fa in un momento importante, con l'omelia per la messa dell'Epifania nella chiesa del Santo Volto dove si celebra la "Festa dei Popoli". L'appuntamento annuale, organizzato dalla Pastorale migranti, è l'occasione per riunire tutte le comunità immigrate della diocesi e proprio davanti a tanti nuovi cittadini di Torino arriva la sferzata. Dopo le tensioni davanti alle palazzine dell'ex Moi, visitate dall'arcivescovo alla vigilia di Natale, e l'episodio di razzismo di cui è stata vittima una famiglia di origine marocchina al cinema del Parco Dora: «Non dobbiamo mai scoraggiarci di fronte a tante difficoltà che incontriamo ogni giorno, nel nostro cammino di inserimento in questa città - è l'appello di Nosiglia - Nonostante la crisi economica, le difficoltà di applicazione delle leggi che sovraintendono l'accoglienza, il problema della casa e del lavoro, i ricongiungimenti familiari e altri problemi quotidiani connessi alla paura del terrorismo, che suscita rifiuti, rendono sempre più difficile la vita degli immigrati».
Non solo la presenza all'ex villaggio olimpico, ma anche esperienze come quella dell'occupazione dello stabile in via Madonna della Salette, dove ora convivono famiglie di italiani senza casa e di profughi grazie a un progetto che ha visto impegnata la diocesi a fianco dei centri sociali, sono la dimostrazione di un'attività costante a fianco dei migranti: «Occorre che le comunità cristiane si impegnino fattivamente, sul piano dell'accoglienza e dell'integrazione ecclesiale e sociale. In modo che, accanto alla pur necessaria opera di solidarietà, cammini anche la promozione dei giusti diritti» ha aggiunto Nosiglia, ricordando le comunità cristiane vittime delle persecuzioni e delle guerre che spingono molti verso l'Italia.
Proprio sull'ipotesi di sgombero dell'ex Moi pochi giorni fa è arrivato il monito di Nosiglia: «Non diventi solo un'operazione di sgombero. È una questione di dignità e di rispetto delle persone». Dall'arcivescovo ieri è arrivato ancora una volta un no forte a ogni forma di segregazione: «Il nostro programma pastorale pone al centro i poveri, i giovani e la famiglia - ha concluso - Ogni persona povera, ogni giovane e bambino, ogni famiglia e dunque senza erigere barriere o ghetti tra i "nostri" come si dice e gli altri, tra italiani e immigrati di altri Paesi».
                                                Jacopo Ricca

                               (la Repubblica 7 gennaio 2017)