VI RACCONTO CHI ERA PER ME DON MILANI

25-01-2017 - Notizie

VI RACCONTO CHI ERA PER ME DON MILANI di Michele Gesualdi

60 anni fa è stato uno dei primi sei allievi della scuola fondata dal priore di Barbiana. Ora Gesualdi ha raccolto in un libro il ricordo personale del suo maestro

Salire a piedi a Barbiana, nell’autunno del 1954, dopo due giorni di pioggia, dev’essere stata dura davvero. Oggi arrivare a quella chiesa sperduta nei boschi di Vicchio del Mugello ha il sapore della gita domenicale. Le vecchie stamberghe dei contadini sono state trasformate in agriturismi. «Le case dei poveri sono diventate le case dei ricchi», avrebbe detto don Lorenzo Milani, almeno stando all’interpretazione di Michele Gesualdi, che per anni ha accompagnato centinaia di persone e di scolaresche in visita ai luoghi milaniani.

Gesualdi è uno dei primi sei ragazzi della scuola di Barbiana. Abitava accanto alla chiesa. Oggi è presidente della Fondazione «Don Lorenzo Milani», che ha in cura i locali e che «è riuscita a fronteggiare ogni tentativo di stravolgimento di questi luoghi, rimasti poveri e austeri come ai tempi del “priore”. Una povertà che di per sé rappresenta un messaggio che non deve essere distrutto. Questi muri», spiega Gesualdi, «trasmettono sofferenza e idee: sofferenza di chi la storia voleva emarginato e negato agli studi; idee capaci di formare uomini liberi».

Ma soltanto ora l’allievo ha voluto raccontare in prima persona il suo maestro. Lo ha fatto con un libro appena uscito per le Edizioni San Paolo con prefazione di Andrea Riccardi e postfazione di Luigi Ciotti: Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana (pp. 258, euro 16,00).

Gesualdi, nonostante lei abbia vissuto accanto a don Milani e ne abbia curato tante pubblicazioni, questo è il suo primo libro sul «priore». Nel frattempo su don Milani è stato scritto tantissimo. Questo suo libro vuole in qualche modo rimettere le cose a posto e dire una parola definitiva sul vero don Milani?

«Don Lorenzo è morto senza l’abbraccio della sua Chiesa che tanto aveva cercato in vita. Al cardinale Florit aveva a più riprese offerto il suo operato. Ma nei suoi confronti solo clima negativo e silenzio. Nei primi anni dopo la morte è stato quasi dimenticato e quando se ne parlava veniva definito il disubbidiente alla sua Chiesa, il contestatore, l’uomo della cattiva scuola, il cattivo educatore condannato per apologia di reato. Noi sapevamo che era tutto il contrario. Era l’uomo di Dio che aveva lottato per dare dignità e voce ai poveri. Il prete che opera a nome della sua Chiesa per affermare i valori evangelici per salvare e salvarsi l’anima. Il sacerdote che si era scagliato contro le ingiustizie sociali perché offendono prima Dio e poi l’umanità. L’unico modo per far emergere tutto questo, dal 1967 anno della morte ad oggi, era farlo parlare direttamente, perché don Lorenzo si conosce in profondità solo ascoltandolo. Da parte mia ho sempre raccolto testimonianze dirette, ordinato e raccolto i suoi scritti per farlo parlare, per far conoscere don Lorenzo attraverso don Lorenzo. E riconsegnare l’autentico prete-maestro che ho conosciuto».

A questo proposito, quali aggettivi userebbe per descrivere in sintesi il vero don Milani?

«Un uomo illuminato che si è schierato senza mezze misure con gli ultimi e le loro ragioni, senza paura delle conseguenze».

Nel libro, oltre a definire don Milani prete-maestro, lo definisce fratello-babbo. Quali erano le differenze? Il don Milani fratello-babbo era un po’ meno «duro» del don Milani prete-maestro?

«Io vedevo don Lorenzo trasformarsi nelle due occasioni. Quando saliva all’altare a celebrare e quando insegnava. All’altare si illuminava e dialogava intensamente con il suo Gesù. Al tavolo con i ragazzi, nello studio condiviso, era esigente, ma non duro. I ragazzi non dovevano perdere tempo perché il tempo è un dono di Dio che passa, non torna e non va sciupato. Dovevano attingere il più possibile dalla scuola per imparare a essere persone libere e cittadini sovrani. Per il resto quello che don Lorenzo ha rappresentato per me appartiene alla sfera privata dell’anima e lì rimane».

È soddisfatto dell’operato recente della Chiesa fiorentina e in particolare del cardinale Giuseppe Betori che ha voluto recuperare don Milani alla stessa Chiesa locale che un tempo lo aveva emarginato?

«Il percorso di recupero della Chiesa fiorentina inizia con il cardinale Piovanelli, che dopo dieci anni sale per la prima volta a celebrare a Barbiana il giorno della morte di don Lorenzo. Continua con il cardinale Antonelli. Poi con il cardinale Betori, che fa un passo avanti fornendo a papa Francesco un promemoria che gli consente di rispondere positivamente alla nostra richiesta di far decadere il decreto su “Esperienze pastorali”. Così, cinquantasei anni dopo, con l’aggiunta dell’apprezzamento pubblico fatto da papa Francesco in piazza San Pietro, la Chiesa ha abbracciato definitivamente don Lorenzo».

Nella nota introduttiva al suo volume accenna alla possibilità di un lavoro successivo specifico su Barbiana. È una promessa?

«Le rispondo come ho scritto nel libro. Per me raccontare in prima persona di quella esperienza che ha segnato tutta la mia vita e le scelte successive non è cosa semplice. Si affacciano alla memoria dodici anni di vita in comune con don Lorenzo. Dodici anni di scuola, idee, sofferenze, gioie, crescita e quotidianità che appartengono ai ricordi e alle memorie personali. Per ora non ci penso. In futuro vedremo».

COSÌ LO RICORDA PAPA FRANCESCO
«Nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare – è questo il segreto, imparare ad imparare! – questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano, che era un prete: don Lorenzo Milani».
Papa Francesco, 10 maggio 2014, incontro in Vaticano con il mondo della scuola italiana

Il libro - PRETE, MAESTRO, UOMO
Michele Gesualdi, che ha vissuto con don Lorenzo tutto il periodo di Barbiana, apre il suo cuore e ci svela il suo vero volto in Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana (pp. 258, euro 16,00). Il priore emerge nella sua autenticità come prete, maestro, uomo e “padre” che ha fatto del suo sacerdozio un dono ai poveri. Nel 2017 ricorrerà il 50esimo anno della morte di don Milani: non è escluso che papa Francesco, suo grande estimatore, possa organizzare un viaggio nella frazione di Vicchio (Firenze) che ne ospitò la scuola.

Testo di Andrea Fagioli