DIFFICILE MISERICORDIA. Una riflessione per il prossimo Natale 2012

18-12-2012 - Notizie

Lasciamoci condurre ed educare da questa sobria e delicata testimonianza. Sia invito a dare valore ai gesti, agli atteggiamenti e alle parole, cui solitamente non diamo importanza. Ripensiamo al nostro modo di stare davanti agli altri, specialmente se malati o impossibilitati a gestirsi da soli.

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DIFFICILE MISERICORDIA. Una riflessione per il prossimo Natale 2012
"Visitare i malati è difficile. Almeno per me, è difficile. Io sono in piedi, lui a letto. Verticale e orizzontale. Ci incrociamo, non siamo uguali. Sento l'imbarazzo del privilegio. Perché a me? Me lo chiedo anch' io, in altro senso, e non solo lui. Venendo a trovarlo, gli faccio piacere o lo umilio? Come lo posso aiutare? Aiuto lui o aiuto me a sentirmi sicuro"? C'è il tipo di malato che si nasconde, come gli animali. E c'è quello che vuole pietà e se ne pasce. A volte è difficile capire cosa aspetta da me. L'aiuto pratico è la cosa più facile: andare a prendere dell'acqua, sistemare la finestra. Ecco, questo so farlo, e so che gli è di aiuto. Quando sono stato malato, per alcuni giorni mi facevano piacere le visite, sentivo l'amicizia, purché fossero brevi, perché mi stancavano. Come posso capire se per lui è più il piacere o la fatica? Meglio chiederlo esplicitamente, non cercare di indovinare. In certi casi si può fare insieme un pò di lavoro: ti leggo qualcosa, progettiamo quest'altra cosa. Così sei sano insieme a me. Ma che la visita, quando siamo più d'uno nella stanza, non diventi salotto: è una presa in giro. E I'incoraggiamento, facilmente è stupido, retorico, rassicura me, non lui. Peggio ancora chi vuol tenerlo allegro. Nel malato grave, la cosa migliore è il silenzio, la mano nella sua, se gradisce, con vicinanza e disponibilità. Nel malato non grave forse importa solo dargli il messaggio che lo aspettiamo nella vita e nel lavoro che continua. Comunque, è una difficile misericordia. Beato chi ne ha il carisma. Intanto, il malato mi istruisce, se voglio capire, su ciò che toccherà a me". ( Enrico Peyretti )

Rileggendo questo scritto, ringrazio ancora Enrico Peyretti per l'incisività e la chiarezza con cui descrive le diverse modalità con cui possiamo stare al capezzale della sofferenza. Si resta, a dir poco, ammutoliti. Lo ripropongo perché impariamo a muoverci con le mani, le labbra e lo sguardo, evitando di proferire le facili frasi consolatorie o le solite e affrettate preghiere. Adoperiamoci tutti per amorizzare ed umanizzare un po' di più l'anno 2013.

NATALE 2012

don Mario Marchiori