IL CATECHISMO DI FRANCESCO UCCIDE LA PENA DI MORTE

03-08-2018 - Notizie

 IL CATECHISMO DI FRANCESCO UCCIDE LA PENA DI MORTE

Riformulato il paragrafo che ancora non escludeva la condanna capitale

 

di Andrea Valdambrini |  Il Fatto Quotidiano  3 agosto 2018

Papa Francesco puntualizza la dottrina della Chiesa e nel farlo riscrive le regole di una tradizione forse non limpidissima. Sulla pena di morte è categorico, definendola “inammissibile”, perché “contraria all’inviolabilità e alla dignità della persona”. Una posizione morale, a cui si aggiunge un deciso corollario politico, quando il Papa afferma che la Chiesa “si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo”.

A prima vista si tratta di una semplice riscrittura di un articolo del Catechismo della Chiesa cattolica, il 2267. Nell’edizione del Catechismo datata 1992, quando il Papa era Giovanni Paolo II, l’articolo oggi modificato specificava come “l’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani”. Lo stesso testo precisava anche che nelle condizioni storiche attuali, i casi di soppressione del colpevole sono “molto rari se non addirittura praticamente inesistenti”. Già nella versione del Catechismo datata 1997 il ricorso estremo alla pena capitale aveva subito una riformulazione in senso restrittivo. Eppure non era stata completamente modificata.

Un’esitazione che a Bergoglio, evidentemente, non piaceva e non era più disposto a sopportare. Secondo quanto ricostruisce Vatican Insider per il quotidiano La Stampa, il pontefice aveva annunciato la sua intenzione di riforma dell’articolo 2267 già lo scorso ottobre, mentre l’11 maggio, durante un incontro con il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede cardinal Francisco Ladaria (come lui, un gesuita), ha approvato la nuova redazione dell’articolo, poi diffusa ieri attraverso la pubblicazione sull’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede.

Dottrina cattolica a parte, le ripercussioni della nuova posizione di Roma si sentiranno soprattutto oltreoceano. “Negli Usa alcuni gruppi conservatori teorizzano perfino su basi teologiche la legittimità del patibolo”, osserva Jusus Colina, direttore del sito d’informazione cattolica Aleteia.org. “In questo modo invece il Papa insegna che in nessun caso la vita umana può perdere dignità”. E traccia un parallelo sorprendente: “Storicamente è un momento unico, perché da oggi la Chiesa prende coscienza del tema della vita, proprio come fece quando maturò la propria opposizione alla schiavitù”.

Parole importanti, quelle di Bergoglio, anche secondo Eleonora Mongelli, vicepresidente della Federazione italiana dei Diritti dell’Uomo (Fidu) e promotrice della campagna per la moratoria universale della pena di morte. “È un momento in cui l’abolizione della pena capitale sta purtroppo facendo passi indietro”. Mongelli spiega come questo succede anche in Paesi a grande maggioranza cattolica, come le Filippine. Manila aveva cancellato il patibolo nel 2006, salvo poi reintrodurlo nel 2017 per reati di droga. Il presidente Rodrigo Duterte è naturalmente focalizzato nella lotta al narcotraffico – esattamente come ha fatto Trump negli Usa -, inasprendo le pene. “La posizione di Francesco è molto importante perché parla alla sensibilità dei credenti di quei Paesi”, nota Mongelli.

Ma è proprio nell’era di leader muscolari come Trump od Orbán, quando i diritti umani sembrano sempre più venir relegati a una posizione secondaria, che le parole del Papa paiono destinate, a far discutere e dividere.

di Andrea Valdambrini | 3 agosto 2018