Famiglia Cristiana contro Matteo Salvini

05-08-2018 - Notizie

 “Famiglia Cristiana” parla a nome soltanto dei cattolici più progressisti

di Marco Marzano | Il Fatto Q.  5 agosto 2018

Il clamoroso titolo di copertina di Famiglia Cristiana contro Matteo Salvini (Vade Retro!) ha suscitato curiosità per la posizione della Chiesa nei confronti del nuovo governo. È un atteggiamento diffuso all’interno della Chiesa?

Quelle parole riflettono l’opinione solo di quella porzione esplicitamente militante a sinistra. Il resto della Chiesa, clero e fedeli (tolta l’estrema destra tradizionalista e islamofoba), certo non apprezza i toni del ministro dell’Interno ma non arriva a pronunciare contro di lui un anatema così severo. Oltre che per questioni di stile, per timore delle conseguenze (anche di quelle fratture che questo causerebbe dentro la comunità cattolica). E non è abituata ad opporsi in modo radicale ai potenti che guidano il Paese. Lo scontro frontale con i governanti si è verificato, di recente, solo sui temi dell’etica sessuale e affettiva, come nel caso dei diritti delle coppie omosessuali che il governo Prodi voleva riconoscere e che la Cei di Camillo Ruini si è impegnata a negare. Salvini non sembra rappresentare, almeno per ora, agli occhi di molti dirigenti cattolici, una minaccia così grave per la Chiesa da giustificare una grande mobilitazione collettiva. E non pochi vescovi, soprattutto del Nord, apprezzano in silenzio il tentativo del leader leghista di ridefinire le politiche dell’immigrazione a livello europeo. L’attacco di Famiglia Cristiana sembra rivolto, oltre che a Salvini, proprio a quella parte della Chiesa più pigra nel mobilitarsi a difesa dei migranti o disposta, assecondando gli umori di molti cattolici, a concedere una apertura al leghismo.

Per contrastare xenofobia e razzismo, le copertine delle riviste sono utili, ma le azioni concrete lo sono più. Sarebbe molto più efficace che, recependo davvero l’invito del pontefice di tre anni fa, la Chiesa si impegnasse davvero sull’accoglienza, spalancando le parrocchie a rifugiati e richiedenti asilo. L’approdo in canonica di questi ultimi rappresenta infatti, come testimoniano le positive esperienze già avviate, una sfida concreta alla diffidenza xenofoba, creando un contatto quotidiano tra i presunti “invasori stranieri” e i parrocchiani, così da depotenziare le pulsioni razziste e aggressive. Ma per praticare e non solo predicare davvero l’accoglienza di massa, la Chiesa cattolica dovrebbe avere un clero più giovane, più aperto e progressista nella mentalità e soprattutto più disposto a a rinunciare ad alcuni privilegi per raccogliere la sfida. E anche i laici che frequentano la parrocchia dovrebbero essere meno anziani e meno conservatori.

Questa è la Chiesa che vorrebbero quelli di Famiglia Cristiana e molti cattoprogressisti e questa è la Chiesa di cui avrebbe bisogno il Paese. Difficile che possa sorgere proprio in un’epoca lugubre come la nostra.