MARTIRI DI SERIE B

20-08-2018 - Notizie

 

MARTIRI DI SERIE B

 

di Gabriele Sala

 

Lo spunto per questa riflessione nasce da un commento postato su Famiglia Cristiana.it in merito ad un articolo dal titolo “Edith Stein, dall'ateismo al martirio ad Auschwitz”. Nel suo commento del 09 agosto 2018 alle 09.47, il Sig. roby così si esprime: “Pensarla (lei, monaca) nuda sotto la doccia del gas a confortare altre disperate fa venire le lacrime. Ma fa pensare anche ai martiri d'oggi, inginocchiati nel loro camicione arancione che attendono il taglio della gola o ingabbiati e intrisi di benzina in attesa d'essere arsi vivi. Deluso e amareggiato penso: se i signori Vescovi parlassero di loro anche solo la metà di quanto fanno dei migranti!”.

Ancora una volta sprofondo negli abissi della depressione: come se i migranti che arrivano morti sui gommoni, intrisi di benzina mista ad acqua di mare a causa delle terribili ustioni su tutto il corpo, provocate da questa micidiale miscela, fossero diversi da quelli di Auschwitz. E quelli intercettati in mare e rispediti nei campi di concentramento libici come fa il nostro Governo, sapendo che andranno incontro a torture, violenze di ogni genere o a morte, non facesse di loro dei martiri moderni!

Ora, io non ho dubbi che il Sig. Roby (ma come lui migliaia di altri, o forse milioni: forse non tutti scrivono nei blog, ma serbano questi sentimenti di odio, di indifferenza, di disprezzo nei loro cuori) si consideri un buon cristiano: nella Chiesa sono molti quelli che si professano credenti in Cristo, ma sono pronti ad abbandonare i migranti al loro destino di morte.

Mi chiedo se sono i comportamenti di certi politici ad influenzare l’elettorato, oppure c’è una parte della popolazione che ha perso il senso vitale del suo passato, che ha perso i valori per i quali i nostri genitori e i nostri nonni si sono battuti e dai quali è nata la nostra Costituzione: valori quali la libertà, la democrazia, la solidarietà. Soprattutto. E poi: la partecipazione, il dialogo, l’incontro. Valori etici e valori politici ad un tempo.

Eppure, è notizia di oggi che la nave Aquarius, gestita dalla Ong Sos Mediterranèe in collaborazione con Medici senza frontiere e giunta in soccorso a due barche in difficoltà nel Mediterraneo, ha raccolto 140 persone a bordo, tra cui molti minori non accompagnati, provenienti quasi tutti da Eritrea e Somalia. La nave non ha ancora avuto nessuna autorizzazione ad attraccare in un porto italiano. E sì che accogliere sarebbe un gesto di umana solidarietà, un dovere morale che viene prima di ogni rivelazione divina, che appartiene all'essere umano in quanto tale, presente in ogni cultura e di cui gli uomini hanno sempre avuto piena coscienza.

Ma se la solidarietà è una caratteristica dell’essere umano, la carità è connaturata all’essere cristiano. Non esistono scusanti, non si può “difendere le radici cristiane”, volere i presepi nelle scuole e i crocefissi nelle aule di tribunale e poi disconoscere quelli che sono i valori fondanti del cristianesimo, quali: la sussidiarietà, concepita nella pratica di fede dei cristiani e codificata nella Dottrina Sociale della Chiesa, cioè “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto” (Lc 3,11); la dignità umana, che si riferisce al valore intrinseco di ogni essere umano: tutti gli uomini, senza distinzioni di età, stato di salute, sesso, razza, religione, nazionalità, ecc. meritano un rispetto incondizionato, sul quale nessuna "ragion di Stato” può imporsi; la fratellanza, che esprime l’esigenza della comunità umana di condividere i beni della Terra per garantire a tutti, in quanto esseri umani, le condizioni di una vita serena, fondata sul diritto di ogni uomo ad essere soccorso dai suoi simili, figli dell’unico Dio e fra di loro fratelli.

Anch’io, come il Sig. Roby, considero Edith Stein una martire e come tale giustamente elevata agli onori degli altari; ma non posso non associarla ad un’altra grande mistica laica, sua contemporanea Simone Weil. Entrambe ebree, filosofe, atee e convertite al cattolicesimo; entrambe hanno subito la persecuzione nazista, avrebbero potuto fuggire in America, ma rifiutarono, per portare fino in fondo la loro croce.

Due donne coraggiose, battagliere, con la coscienza illuminata dal Vangelo; uno spirito che ricorda molto quello di Teresio Olivelli, partigiano cattolico assassinato dai nazisti il 17 gennaio 1945, a soli 29 anni, nel campo di concentramento di Hersbroeck e che ci ha lasciato questa

Preghiera del ribelle

SIGNORE

che fra gli uomini drizzasti la tua Croce

segno di contraddizione

che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro la perfidia e gli interessi dominanti,

la sordità inerte della massa, a noi oppressi

da un giogo oneroso e crudele che in noi

e prima di noi ha calpestato Te, fonte di libere vite

dà a noi la forza della ribellione…

 

 

Edith Stein, già nel 1933, alcune settimane dopo l'insediamento di Hitler al cancellierato, scrisse a Roma per chiedere a papa Pio XI e al suo segretario di Stato, il cardinale Pacelli, già nunzio apostolico in Germania e futuro papa Pio XII, di non tacere più e di denunciare le prime persecuzioni contro gli ebrei. Edith esprime così il pensiero sotteso alla sua missione: “L’anima della donna dev’essere espansiva e aperta a tutti gli esseri umani; dev’essere tranquilla, di modo che nessuna piccola fiamma venga estinta da venti impetuosi; calorosa di modo da non intorpidire i germogli più fragili…”. Una missione che l’ha condotta al martirio e, giustamente, Giovanni Paolo II l’ha elevata agli onori degli altari;

Simone Weil è stata una lucidissima osservatrice delle cause di oppressione, come il capitalismo industriale (e per fare ciò non ha esitato a lasciare il suo lavoro di ricercatrice all’Università per farsi assumere, come operaia fresatrice,  alla Renault), così come i totalitarismi, criticando non solo il marxismo, ma anche quei movimenti che assumono una sorta di fatalismo e di disinteresse nei confronti di chi al momento soffre, aspettando che una felice catastrofe porti un capovolgimento della società in cui " gli ultimi saranno i primi ".    "La croce è la nostra patria ", diceva più volte. Tutta la sua militanza politica e sindacale è stata caratterizzata da una fortissima tensione spirituale, uno slancio ed una ispirazione etico-religiosa, l'intenzione di una scelta esistenziale: quella di stare sempre dalla parte degli oppressi, nelle fabbriche prima, poi, allo scoppio della guerra, cercò di costituire un corpo di infermiere di prima linea, che assistessero sul fronte francese i soldati feriti e moribondi, un progetto ambizioso: costituire un  contrappeso di generosità da contrapporre alla violenza estrema del nazismo, come da lei illustrato: “Soltanto Hitler ha finora colpito l'immaginazione delle masse. Ora bisognerebbe colpire più forte di lui. Questo corpo femminile costituirebbe senza dubbio un mezzo in grado di riuscirci. ... Questo corpo da una parte e le S.S. dall'altra creerebbero, con la loro contrapposizione, un'immagine da preferire a qualsiasi slogan. Sarebbe la rappresentazione più clamorosa possibile delle due direzioni tra le quali l'umanità oggi deve scegliere” (Un monito che dovrebbe valere per noi, anche in questi giorni).

Ma il suo fisico esile e già duramente provato dalla tbc cedette nel 1943.

Due donne, quindi, “fortemente schierate”, sempre, senza se e senza ma, dalla parte degli ultimi, dei più deboli, degli oppressi, lontane anni luce da quei cristiani che oggi fanno i distinguo tra poveri italiani e poveri stranieri, tra profughi e migranti economici.

Una distinzione che, soprattutto oggi, appare alquanto scivolosa e inopportuna: il diritto all’asilo è un diritto regolamentato, in particolare dalla Convenzione di Ginevra, che definisce “rifugiato” colui che è «perseguitato per ragioni di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche». Chi scappa dalla fame o da una non ben definita “terribile angoscia” non ricade in queste definizione, ricadendo automaticamente nella categoria onnicomprensiva (e non giuridica) di “migrante economico”.

Questa distinzione non tiene conto delle ragioni che stanno alla base della scelta migratoria e che la qualificano come “forzata”. Scappo perché mi piovono bombe in testa, o perché il mio Governo mi vuole morto perché ho fatto propaganda per il partito di opposizione, o perché nel mio Paese è in atto una persecuzione religiosa (e allora ho diritto ad essere accolto); oppure, lascio la mia terra perché una grave siccità sta compromettendo la possibilità di coltivarla, o perché ne sono stato espropriato per darla in concessione ad una multinazionale, o perché i rifiuti tossici hanno avvelenato le acque pescose da cui traevo la mia unica fonte di sostentamento, o perché non posso accettare che mio figlio scavi con le mani nude nelle cave di coltan, materiale radioattivo, per due euro al giorno (e allora vengo respinto). Non è una libera scelta, ma una scelta dettata dalla necessità di sopravvivenza operata da persone in estrema difficoltà che abbiamo il dovere morale (e speriamo anche giuridico, prima o poi) di accogliere.

Poi, a fronte di questi cattolici “respingenti”, leggi l’articolo “Io, mussulmana, difendo il crocifisso…”, e allora ti rendi conto che, è vero, per noi cristiani Gesù è Dio, ma è anche vero che “lo Spirito soffia dove vuole…”, e io credo che abbia soffiato molto più forte su Asmae che sui tanti Roby.