La Newsletter di Paolo Farinella, prete

05-12-2018 - Notizie

SAN TORPETE CHIUDE A NATALE
GESÙ È ESPULSO DALL’ITALIA DAL DECRETO SICUREZZA DI SALVINI

San Torpete, parrocchia nel cuore di Genova centro-est, non celebra il Natale 2018. Nata nei secoli XI-XIII come parrocchia privata del casato dei Marchesi Cattaneo della Volta, nel 1995 fu ceduta alla Diocesi. Dopo un decennale primo restauro, la chiesa, aperta al pubblico nel luglio del 2005, fu affidata al prete Paolo Farinella, con il mandato di farne un «centro culturale». Con l’impegno di tanti collaboratori, il mandato è stato realizzato fino a oggi: San Torpete è un luogo di spiritualità, di poesia, di cultura, di musica e di politica con il suo fulcro nell’Eucaristica domenicale, frequentata da persone di altri quartieri cittadini e da fuori Genova. Da «Parrocchia senza parrocchiani», San Torpete è diventata la par-rocchia della diaspora dei pellegrini nomadi.

Natale non è più Natale cristiano: non più «memoria» della nascita di Gesù, ma cinico fatto commerciale, mescolato a ripetuti riti e liturgie, «merci in vendita» nel pagano «spirito natalizio», sequestrato dal mercato neocapitalistico. I cattolici non credono affatto che Natale sia la coscienza della «prossimità di Dio» per costruire una nuova umanità universale. Essi si accontentano colpevolmente della favoletta innocua del presepe che, tra oche, animali, mestieri, pupazzi e meccanismi d’inge-gneria idraulica, fa del «mistero fondamentale della fede cristiana», l’Incarnazione del Lògos-Verbum-Parola, uno strumento di alienazione a beneficio di bambini e adulti infantili che, pur battezzati, solo in quell’occasione entrano in una chiesa. Turisti del religioso flocloristico.

Il clima buonista domina il tempo natalizio, tra babbi-natale, buoi, asini, befane e zampogne, tanto che i giornali (Il Secolo XIX di sabato 1-12-2019), parlano di «spirito del Natale» riferendosi alle prospettive di commercio e di vendita. Il «mistero di Dio che viene» è ridotto a religione civile e pagana, occasione di circostanza da cui Dio è escluso ed espulso. Le luminarie stradali indicano i «negozi» come capanne di Betlemme con gli angeli adoranti la merce esposta in vendita, segnata da una stella lampeggiante.

I cristiani sono complici del degrado di Natale, perché la memoria della nascita di Gesù non c’entra nulla con questo Natale, trasformato in saga paesana di abbuffate tra regali e presepi, mentre accanto «i poveri Cristi» muoiono di fame e freddo in mare, nei bordelli della Libia, pagati dall’Italia, che fomenta le guerre con l’immondo commercio delle armi, da cui ricava illeciti guadagni. Il cibo si butta via, mentre sulle stesse strade «Gesù, il migrante dei migranti» muore di fame e di freddo al canto di «Tu scendi dalle stelle al freddo e al gelo».

Nel 2018 non si può celebrare il Natale, anche per «obiezione di coscienza» al Decreto Legge N. 113/2018, spudoratamente conosciuto come decreto sicurezza, sebbene sia un decreto di massima insicurezza e sfregio dei valori e dei sentimenti più profondi della Democraziae del Diritto. Dietro parole roboanti, confuse e immorali, si nasconde la volontà determinata di colpire «i Migranti», proprio alla vigilia di quel Natale che celebra la nascita di Gesù, emigrante perseguitato dalla polizia di Erode, fuggito alla persecuzione, accolto in Egitto e ritornato a stabilirsi a Nàzaret, dopo un viaggio allucinante e pericoloso attraverso il deserto del Neghev.

Tutto questo avviene nel silenzio complice di un mondo cattolico che inneggia a un ministro che dondola un presepe di plastica, sventola un vangelo finto e illude con il Rosario in mano, senza suscitare un rigurgito di vomito dei cosiddetti cattolici da salotto. Papa Francesco li chiamarli «cristiani da pasticceria». In questo anno 2018, se Gesù, con Maria e Giuseppe, si presentasse da noi per celebrare la sua nascita, col decreto immondo di Salvini, sarebbe fermato alla frontiera e rimandato indietro perché migrante economico, perché senza permesso di soggiorno e perché in Palestina non c’è una guerra «vecchia» dal 1948.

Inneggiando Salvini, uomo incolto, senza alcun senso dello Stato e del Diritto, i cattolici sono complici di lesa umanità e di «deicidio» perché ogni volta che si fa un torto sul piano del Diritto alla persona del povero, lo si fa a direttamente a Gesù nella carne viva dei migranti. Con quale diritto i cristiani possono pretendere di celebrare il Natale di quel Gesù che il loro Paese, senza alcuna loro resistenza o protesta, espelle l’Uomo nel Figlio di Dio?

A pochi giorni del varo di questa legge col voto positivo del Sg. Di Maio che si fa fotografare mentre bacia il sangue di San Gennaro (povero lui!), come è possibile aprire le chiese e baloccarsi con ninne-nanne, Tu scendi dalle stelle, canti gregoriani, presepi scellerati, quando fuori il vero Cristo è offeso, torturato, stuprato, vilipeso, venduto, schiaffeggiato, ucciso, come l’«Uomo dei Dolori» d’Isaia profeta? (Is 53).

Il decreto «Salvini» è incostituzionale, e «prima gl’Italiani» è un obbrobrio giuridico che fa straccio di secoli di conquiste di civiltà giuridica. Mentre aspettiamo la sentenza della suprema Corte che non arriverà prima di due anni, il Diritto langue, la Democrazia è ferita, la Costituzione sbranata e… i cristiani… non si vergognano di assistere ed essere conniventi di questo scempio ad ogni «uomo che viene in questo mondo.

Non ci resta che assumere l’unico gesto di dignità rimasto: la nostra coscienza opposta come bastione di obiezione totale con atto pubblico, radicale, dirompente e inequivocola chiesa di San Torpete in Genova resterà chiusa perché per un Natale senza Cristo, un Natale senza Dio, perché Natale senza Uomo.

Possa la chiesa, chiusa per fallimento, stimolare il pensiero e la riflessione dei credenti e quanti hanno coscienza che Natale sia «Dio-con-noi-Im-ma-nù-el».

Le celebrazioni riprenderanno con l’Epifania (6/01), la «manifestazione del Signore ai popoli del mondo», festa di universalità senza confini, compiuta da «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» (Ap 7,9). Non celebrate la mia nascita – dice Gesù – perché Io-Sono da sempre; celebrate piuttosto la vostra ri-nascita di creature nuove: convertitevi e tornate al Vangelo (Mc 1,15).