Gabriele Sala risponde a Paolo Farinella

06-12-2018 - Notizie

Gabriele Sala in merito alla lettera di Paolo Farinella, prete

Caro don Mario, comprendo e condivido l'angoscia, il disgusto, l'amarezza di don Paolo per i brutti tempi che stiamo vivendo, e non solo in Italia. Anch'io faccio sempre più fatica a trovarmi in sintonia con molti cattolici che vengono in chiesa (e perfino tra alcuni membri della "Commissione Missioni" del Consiglio Pastorale Parrocchiale che, per fortuna, hanno lasciato).

Tuttavia, proprio perché cristiani, da un lato dobbiamo lasciare aperta una porta alla speranza, e dall'altra ricercare nelle Scritture una risposta alle angosce del nostro tempo. 

La situazione descritta da don Paolo mi ha fatto ricordare l'episodio descritto in Genesi relativo alla vicenda di Sodoma e dei suoi abitanti. Rileggendo l'intera vicenda, infatti, non si trova traccia di pratiche omosessuali tra i suoi abitanti, bensì dell'usanza di stuprare gli stranieri, una pratica diffusa un po' in tutti i luoghi e in tutte le epoche per affermare il proprio disprezzo, l'odio e la propria superiorità sui nemici, sugli sconfitti.

Anche nel libro di Ezechiele si trova conferma di quanto sopra affermato: «Questa è stata la colpa Sodoma: era orgogliosa di vivere nell’abbondanza e nella sicurezza. Non aveva preoccupazioni, tuttavia non ha aiutato i poveri e gli oppressi. È diventata arrogante e ha commesso azioni che io detesto. Allora io l’ho fatta scomparire dalla faccia della terra come tu sai» (Ezechiele 16, 49-50)

Come vedi, la Storia si ripete: oggi, tra Decreto sicurezza e finanziaria, la sodomizzazione degli ultimi non è più fisica, ma sempre di quello si tratta.

Abramo, nel brano sopra citato, chiede al Signore di praticare la giustizia, evitando di condannare i pochi giusti a causa dei molti empi.

Allo stesso modo, io credo che noi dobbiamo celebrare la nascita del Signore, anche se viene in un mondo che non lo accoglie, come non lo ha accolto 2.000 anni fa, ad eccezione dei pochi pastori (che poi erano gli esclusi, gli emarginati). Quindi, almeno per loro, io credo che questo Natale debba essere celebrato.

Con grande affetto, un caro saluto. Gabriele.