DONNE PER LA CHIESA

03-01-2019 - Notizie

DONNE PER LA CHIESA di Paola Lazzarini

 

Sapevamo che sarebbe stato molto difficile che le regole di voto cambiassero in corso, ma avevamo speranza che un segnale sarebbe stato dato, anche perché numerose voci interne al Sinodo hanno iniziato a levarsi e non solo da parte di suore, ma anche di superiori di ordini maschili come gesuiti e domenica anni. Le parole del cardinale Marx, poi, ci avevano davvero fatto  sperare: "la Chiesa sarebbe sciocca, pazza, se rinunciasse alla partecipazione delle donne alle sue decisioni, vanno coinvolte altrimenti in tante se ne andranno e avranno ragione a farlo" ha dichiarato il 24 ottobre. Eppure il Sinodo è finito e questo segno non c'è stato.

Inutile nascondere il disappunto: il voto di una o due donne non avrebbe modificato molto, ma sarebbe stato un segnale di ascolto e valorizzazione del legittimo desiderio delle donne di partecipare, inoltre avrebbe costituito un precedente a partire dal quale lavorare per costruire nuove forme, davvero sinodali, di decisioni making ecclesiali.

Senza scoraggiarci abbiamo poi ricevuto e letto con grande attenzione il documento finale, fiduciose di trovare lì, se non una risposta, almeno una concreta direzione per il futuro. I paragrafi che si occupano direttamente delle donne sono due: il 55 e il 148. Il paragrafo 55 dice una cosa significativa, cioè che "emerge tra i giovani la richiesta che vi sia un maggiore riconoscimento e valorizzazione delle donne nella società e nella Chiesa" insomma qui la Chiesa ha ammesso di ricevere dai giovani un insegnamento al quale non era stata in grado di giungere da sola: il valore dell'uguaglianza!

Al punto 148 si parla esplicitamente della necessità evangelica prima di tutto, di coinvolgere le donne nei processi decisionali, ma nessuna azione concreta viene proposta e neppure adombrata. Tutto rimane nell'ambito dell'auspicio… Un auspicio che però ha dei limiti (questo sì) netti e concreti: gli ipotetici futuri ruoli decisionali non devono richiedere "specifiche responsabilità ministeriali". Insomma le donne vanno coinvolte, prima o poi e in qualche modo purché non chiedano riconoscimenti ufficiali e soprattutto l'ordinazione ministeriale. Per quanto riguarda il voto alle donne nei sinodi futuri non ci sono aperture reali, nella versione ufficiosa del documento finale uscita nei giorni precedenti alla chiusura del sinodo si diceva che "è stata sollevata anche la questione della presenza femminile alle assemblee sinodali, evitando la disparità tra la rappresentanza della vita religiosa maschile e femminile" ma la frase è sparita dalla versione ufficiale. Al termine di questo percorso, a tratti entusiasmante e a tratti deludente, abbiamo scelto di prendere comunque questo documento e di farne oggetto di riflessione, anche critica, e approfondimento - come il Papa ha chiesto - e invitiamo tutte le donne a farlo perché il processo sinodale non finisce mai e dobbiamo viverlo da protagoniste. L'appropriazione di una parola autorevole, da parte delle donne credenti, non è semplice e va costruita con pazienza a partire da una personale conversione che implica il riconoscimento della "matrice" nella quale siamo inserite e che per tanti anni abbiamo data per scontata: questa chiesa clericale e maschilista non è l'unica possibile! E anche se siamo convinte che lo Spirito Santo abbia condotto la storia della Chiesa attraverso i secoli, lo siamo altrettanto del bisogno costante di conversione al Vangelo di Gesù Cristo. Per questo possiamo dire che, nel nostro lavorare per un cambiamento della condizione delle donne, c'è un infinito amore, un amore dolente, verso questa Chiesa che non vogliamo lasciare, ma che vogliamo servire nella parità.                    Paola Lazzarini                       Adista 1 dicembre 2018