Se nella Giornata della memoria...

25-01-2019 - Notizie

Se nella “Giornata della memoria” ci si scorda cos'è la destra e cos'è la sinistra...

di Gabriele Sala

 

Domenica 20 gennaio ho partecipato in qualità di uditore, presso la locale sede del PD, alla presentazione delle diverse mozioni che il prossimo 3 marzo porteranno alla scelta del nuovo Segretario nazionale del Partito Democratico.

Nel corso della presentazione, in un punto in cui in una delle mozioni si criticavano le politiche migratorie dell’attuale Governo, uno dei presenti si è alzato in piedi dicendo: “Io sono sempre stato del PD, e prima ancora del PCI, ma devo dire che sulle politiche migratorie ha ragione Salvini: qualcuno mi spieghi cosa ci fanno quelle navi delle ONG in mezzo al Mediterraneo!”

Ovviamente, in sala si è avvertito un clima di sconcerto e di imbarazzo: comunque, gli si è assicurata una risposta nel corso della discussione, al termine della presentazione delle mozioni.

Ma il problema è un altro.

Io posso anche augurarmi (anche se non lo credo) che quell’intervento sia stato sostenuto da qualche bicchiere di vino di troppo ma, certamente, non è pensabile che il 4 marzo scorso siano stati i fumi dell’alcol a far transitare 6 dei 12 milioni di elettori che nel 2008 avevano votato PD, verso partiti di destra; e non è neppure pensabile che quei voti siano migrati più a sinistra (le percentuali di LeU e Potere al Popolo lo dimostrano): risulta evidente che molti di quegli elettori hanno scelto di votare la Lega o il M5S, e proprio per le politiche sull’immigrazione (mi sento di escludere la flat tax o il reddito di cittadinanza).

La risposta data al “compagno” (le virgolette, in questo caso, sono d’obbligo) è stata univoca e corretta: “Le navi sono lì per salvare vite umane; se quei tre giovani sopravvissuti al naufragio, dove in 117 hanno invece perso la vita, hanno detto che era meglio morire nel Mediterraneo che tornare in Libia, è evidente che non sono le navi delle ONG ad incentivare le partenze, ma solo la forza della disperazione”.

Ormai, tutti sappiamo cosa succede nei campi di concentramento libici, luoghi che somigliano terribilmente ai lager nazisti (ci sono numerosi servizi televisivi, dalla BBC, a VICE News, alle Iene, che documentano quanto avviene nel loro interno), anche se nessuno si muove per fermare un genocidio a connotazione sempre più razziale.

Anche dopo il 27 gennaio 1945, 74 anni fa, giorno della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau da parte dell’esercito Sovietico, quando vennero rese note le atrocità compiute al suo interno, molti civili residenti in quei luoghi dissero di non sapere nulla di quello che era successo nel campo.

In realtà si trattò di un colpevole, quanto complice silenzio.

Così oggi ci troviamo di fronte ad un’Europa che fa finta di non sapere o che, come avviene in Italia, addirittura plaude al Ministro degli Interni, la cui unica preoccupazione è quelle di ricacciare quei disperati in quei lager, foraggiando profumatamente la Guardia Costiera libica, costituita da milizie spesso al soldo del miglior offerente, sovente in lotta tra loro per il controllo di traffici illeciti, tra cui quello dei migranti, che il nostro Ministro, a parole, dice di voler combattere.

Mia moglie, infermiera, fin tanto che ha lavorato ai Poliambulatori dell’ASL, aveva dato la propria disponibilità a spostarsi a Novara per collaborare all’espletamento dei controlli sanitari dei giovani provenienti dal Centro Migranti di Settimo Torinese, gestito dalla Croce Rossa; al ritorno, mi raccontava che i giovani non presentavano problemi dal punto di vista internistico o infettivologico; ma ogni volta tornava sconvolta  dalla vista di quei piedi e quei dorsi feriti, martoriati cruentemente da armi da fuoco, bastoni e sbarre di metallo, dalle ustioni su tutto il corpo provocate da mozziconi di sigaretta o plastica fusa; degli occhi sbarrati che si riempivano di lacrime quando sentivano pronunciare la parola “Libia”.

E poi ci sono le ferite dell’anima, quelle più difficili da cancellare. Io che lavoro in un Servizio Psichiatrico, ho visto molti di questi ragazzi ricoverati nel reparto di diagnosi e cura (SPDC) e, una volta dimessi, proseguire con trattamenti psicofarmacologici per lunghi periodi.

Noi oggi abbiamo, giustamente istituite per Legge, la Giornata della memoria, per ricordare le vittime della Shoah, a causa dei crimini compiuti dai nazifascisti; la Giornata del ricordo, per non dimenticare le vittime delle foibe ad opera dei comunisti di Tito; ma se non siamo in grado di vedere quello che sta succedendo sotto i nostri occhi, alle porte di casa nostra, a nulla saranno servite quelle commemorazioni.

Forse tra qualche anno si farà una nuova Norimberga, come auspica il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, forse i nostri nipoti istituiranno la “Giornata della testimonianza” per ricordare le stragi nel Mediterraneo. E se ci chiederanno: “Ma quando queste atrocità accadevano, voi dove eravate?”, noi cosa potremo rispondere?