Salvare Notre Dame

17-04-2019 - Notizie

Salvare Notre Dame, ma anche nos frères

di Gabriele Sala

La mia sarà anche una voce controcorrente, perdonatemi, ma proprio non riesco a far parte del coro. Abbiamo visto tutti in diretta televisiva il terribile incendio alla Cattedrale di Notre-Dame di Parigi. E’ certamente un grave sfregio alla cultura mondiale, all’ingegno e alla creatività degli uomini, ma pare che l’edificio non abbia riportato danni strutturali, le opere d’arte al suo interno siano state portate in salvo e nessuna persona sia stata coinvolta nell’incendio, come contrariamente è avvenuto in molte altre circostanze analoghe.

 Macron ha dichiarato che la Cattedrale verrà riportata al suo antico splendore e, immediatamente, si è aperta una gara di solidarietà per raccogliere i fondi necessari alla ricostruzione. Alcuni grandi imprenditori nell’ambito della moda e del petrolio hanno devoluto centinaia di milioni di euro (anche se in passato, pare, non fossero stati così generosi nei confronti del fisco francese). Insomma, tutto lascia sperare che Notre-Dame tornerà presto ad essere l’opera d’arte come era stata pensata dall’architetto Jean d’Andely e realizzata con le braccia e il sudore di molti fabbri, muratori e carpentieri.

E’ ammirevole l’impegno e la generosità profusi per salvare quest’opera realizzata da mano d’uomo; ma mi chiedo perché non si metta altrettanto impegno e generosità per salvare le tante altre opere realizzate con mano di Dio: le migliaia di persone annegate nel Mediterraneo, o respinte se salvate dalle navi delle poche ONG che ancora, con coraggio, ancora solcano quel mare di morte, o torturate lungo le rotte balcaniche. Queste, specialmente se ci vogliamo considerare cristiani, sono opere di Dio, uniche, irripetibili!

Con i mezzi e la tecnologia di cui disponiamo, oggi siamo in grado di riprodurre perfettamente ogni opera d’arte, nei minimi particolari: ma non saremo mai in grado di ricreare un’esistenza di cui, volutamente, abbiamo rifiutato di prenderci cura (“Allora il Signore disse a Caino: «Dov'è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?». Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!”) (Genesi 4, 9-10).

Mi chiedo: “Ma può un’opera d’arte, per quanto preziosa, valere più di una vita umana, per quanto povera e misera essa sia?”, “Potrebbe una madre, messa di fronte ad una scelta obbligata tra il perdere un figlio o la sua casa, per quanto bella ed accogliente essa sia, decidere di tenersi quest’ultima?” E Maria, madre di tutti i viventi, come può gioire per lo zelo di molti nel ricostruire una chiesa a Lei dedicata, vedendo migliaia di suoi figli lasciati morire nella più totale indifferenza, se non nel disprezzo o in un disumano cinismo?

Non ho mai visto Parigi, e mi sarebbe piaciuto visitare Notre-Dame. Però in Etiopia ho visto donne percorrere, con grande dignità, chilometri di piste polverose con una tanica d’acqua in testa per dissetare la famiglia; in Kenya, ho visto bambini sopportare in silenzio dolorose medicazioni per curare profonde ferite; in Palestina, pastori condurre, ostinatamente, le loro pecore al pascolo sulle loro terre, con il rischio di venire arrestati o attaccati da coloni israeliani più radicali e violenti; in Bosnia, giovani subire, dopo aver percorso migliaia di chilometri a piedi, provenienti da Afghanistan, Iran, Siria, Tunisia, ecc.. percosse, torture e ogni tipo di vessazione da parte della polizia croata e che, nonostante tutto, non rinunciano a ritentare di entrare in Europa, al prezzo delle loro stesse vite; o, come ho visto recentemente in un campo profughi siriano in Libano, dove fra tende improvvisate, si cerca di mantenere una parvenza di normalità, mandando i bambini a scuola: una scuola di lamiera, dove i bambini, ammassati come sardine in scatola, imparano a leggere e scrivere.

Ecco, per me queste sono le vere opere d’arte che meritano di essere protette e tutelate come autentico patrimonio di Umanità.