Il voto del 26 maggio

15-05-2019 - Notizie

L’Europa scelga l’etica e la politica della solidarietà e  sia protagonista di un  nuovo  corso  pacifista nel  mondo.

Le speranze e le proposte di   ”Noi Siamo Chiesa” per il voto del 26 maggio

 

La crisi di fiducia nell’idea di Europa e nell’Unione Europea è  contestuale   alla pesante situazione  sociale e politica del nostro continente. Dall’inizio del  terzo millennio ci troviamo di fronte a una china discendente che non accenna a fermarsi . Lo strapotere  dell’economia, della finanza e  delle  élites sociali e politiche continua e si intensifica. L’Europa si trova di fronte  al disordine dello scenario geopolitico globale che vede da una parte  la guerra mondiale a pezzi e dall’altra un sistema  molto spesso basato sull’arbitrio e la violenza sui popoli. Come  pensare a un percorso alternativo?

 

L’Europa in difficoltà

Ci troviamo ora di fronte a queste importanti elezioni per il Parlamento dell’Unione Europeo. La democrazia europea partecipata e consapevole si scontra con situazioni difficili: gli orientamenti degli elettori sembrano quasi dovunque essere la conseguenza di ragionamenti fatti su logiche  di politica interna, il ruolo dell’UE nei suoi meccanismi reali è ben poco conosciuto, dominano slogan semplificatori di realtà complesse, l’unità nella diversità non viene capita, la crisi    da ormai dieci anni genera  paura e insicurezza e porta da una parte alla protesta grezza e semplificata, dall’altra  a un’ondata di simpatie per le facili soluzioni sovraniste e nazionaliste. Esse hanno sempre bisogno di nemici,  prima l’Europa e     l’euro,  ora     soprattutto   i migranti. Questi  ultimi    vengono  usati per   realizzare politiche non solo ciniche e immorali  (i muri, il divieto di soccorso in mare, la chiusura dei centri di accoglienza ecc..) ma anche dannose in prospettiva per lo stesso sviluppo economico e sociale del continente. L’Unione  Europea ,   dopo  un lungo periodo di  apertura   ed  un certo consolidamento delle sue iniziative, si trova ora davanti a grandi difficoltà, a cui contribuiscono   la crisi determinata dalla Brexit e la presenza di governi in alcuni  paesi dell’Est che mettono in discussione i suoi stessi principi democratici .

 

Gli aspetti della crisi

La crisi si prolunga nel tempo. La    globalizzazione,  con lo strapotere delle multinazionali e della finanza pesa sui ceti più deboli, aumenta fortemente  le disuguaglianze, rende stabile la disoccupazione     che colpisce soprattutto i giovani mentre un welfare prima  accettabile, ora perde colpi. Altri  problemi si aggravano, da quello della denatalità a quello della tutela dell’ambiente (niente di meglio è stato detto della Laudato SI), i poteri criminali     mantengono la loro forza, in certi paesi l’illegalità è cosa  diffusa, la digitalizzazione pone nuovi gravi problemi per  quanto  riguarda il suo controllo. La   famiglia perde di coesione e i poteri pubblici in molti paesi   la  trascurano, i diritti umani hanno una tutela faticosa. Molti problemi sono la conseguenza di fattori di tipo culturale, morale e sociale ma certamente il  ruolo delle istituzioni pubbliche  ha una grande importanza.

 

L’Europa e il mondo

L’Europa, che si vantava di aver contribuito ad eliminare le guerre al suo interno, ha perso poi la scommessa  quando ha partecipato all’intervento nella ex-Jugoslavia e poi agli interventi in Medioriente anche al di fuori del quadro dell’ONU. Nello scenario geostrategico mondiale l’Unione Europea potrebbe avere una funzione straordinaria di mediazione e di responsabilità  davanti ai nuovi assetti pluripolari del  mondo,  nel rafforzare l’ONU, nell’incentivare il  multilateralismo, per un nuovo rapporto Nord-Sud che  elimini la sfruttamento sistemico (Africa) delle risorse e la distruzione dell’ambiente,  per l’interposizione nelle guerre  in corso.  Questa  assenza dell’Unione  Europea  ci sembra determinata da una parte dalle    differenti ed egocentrate  politiche estere dei vari Stati che impediscono quasi sempre una linea comune, dall’altra dalla soggezione, per la gran parte dei paesi,  alle logiche della Nato che sono sempre una emanazione diretta della politica USA. E allora non si può firmare il Trattato ONU sul disarmo nucleare, si è accettata la linea del forte spostamento a Est della linea  armata della Nato creando le condizioni per una nuova guerra fredda, si partecipa al riarmo anche nucleare, non si ha una posizione  neutrale sulla situazione dell’Ucraina, non si riesce a bloccare l’export di armi usate nello Yemen dall’Arabia Saudita, si sopporta che ben cinque paesi dell’UE mantengano armi nucleari sul proprio territorio, oltre ai due che le detengono in proprio.   Dopo la caduta del muro di Berlino il sogno di un nuovo corso, fondato sulla pace e sulla giustizia,  non ha visto l’UE come protagonista . Giudicherà la storia.

 

La nostra Chiesa

La nostra Chiesa si è sempre dichiarata a favore della collaborazione e dell’unità tra i paesi europei. Ciò è abbastanza connaturato alla funzione e alla visione universalista di una Chiesa che, per definizione è “cattolica” ( cioè  universale) e che, nella sua linea generale, dovrebbe contrastare ogni tipo di nazionalismo. Ciò non toglie che questa posizione sia stata e possa essere contraddetta da Chiese e da conferenze episcopali che si sono lasciate coinvolgere nella preghiera a Dio per i propri soldati contro i  soldati “nemici”, pure cattolici. Ciò detto, ora si presenta in Europa una situazione in parte nuova, è quella del fondamentalismo che si rifà alla religione per sostenere posizioni antievangeliche parlando di “Stato cristiano”, di “valori cristiani”, di “radici cristiane” e via di questo passo.  Gli esponenti di questo orientamento si appellano in modo arrogante alla base cattolica, alle sue paure, alle sue superstizioni, ai suoi tradizionalismi. Le strutture cattoliche hanno un compito più impegnativo di prima nel contrastare queste posizioni. Ma ci sono vescovi e parroci che forse le condividono e che, comunque,   tacciono  per quieto vivere, per calcolo o perché vedono dietro questo spirito di parte la difesa di un tradizionalismo religioso di cui fanno parte, oppure di una identità nazionale in cui l’appartenenza religiosa  è un elemento caratterizzante.

Noi stiamo invece con chi non accetta queste “prudenze” e sappiamo bene da che parte sta papa Francesco. La Chiesa ha altri grandi compiti in questo momento di difficoltà dell’Europa . Sono quelli  di proporre una storia comune dell’Europa perché i giovani conoscano il passato, sono quelli dell’intensificazione  dei rapporti ecumenici con la altre confessioni cristiane (pensiamo ai paesi dove è in maggioranza  l’ortodossia). C’è il dovere di contrastare  con forza  le forme risorgenti di antisemitismo e di continuare nel dialogo interreligioso, in particolare con l’Islam.

Il rapporto tra i credenti e i portatori di altre convinzioni è stato oggetto della ricerca e della proposta nel nostro circuito di credenti di base. Ci riferiamo  al movimento 3GI (Gruppo Internazionale, Interculturale   e Interconvizionale) che ha  arricchito i contenuti di laicità senza aggettivi che ci sforziamo di proporre per le istituzioni    e per il nostro vivere  comune.

 

La nostra speranza, il nostro impegno

In questa situazione la nostra speranza vuole avere radici evangeliche, guarda ai tempi lunghi, vuole essere  paziente, ma non è passiva e vuole partecipare alla concretezza della storia anche nella occasione  delle prossime elezioni europee. Come già in passato, pensiamo e  proponiamo per il rilancio dell’idea di Europa e dell’Unione Europea questi obiettivi:

–maggiore coesione sociale fondata su politiche   che contrastino lo strapotere dell’economia di mercato e l’egemonia della finanza internazionale; per raggiungere  questo  obiettivo  è   necessario

— maggiore ruolo ed   maggiore  autorità   delle    istituzioni comunitarie, in particolare del Parlamento,  in cui siano più efficaci le sensibilità democratiche e le forze che le  organizzano;                                                                                                                                                                                                                     

 –miglioramento del welfare, della giustizia sociale e dell’occupazione, riduzione delle disuguaglianze;

–resistenza al fondamentalismo, al nazionalismo e a l populismo;

–politica internazionale europea, indipendente dagli   Stati Uniti, al fine di   difendere la pace e gli interventi umanitari nel mondo, in particolare in Medio Oriente possibilmente nel   quadro dell’azione dell’ONU;

–impegno in modo diretto per il disarmo non solo   nucleare , in particolare per la firma del Trattato  Onu per la proibizione generalizzata delle armi nucleari;

–sostegno alle iniziative di pace fondate su azioni nonviolente;

–politica di accoglienza e di integrazione dei migranti che riattivi il soccorso in mare, che generalizzi i corridoi umanitari e che veda corresponsabili su questi obiettivi  tutti i paesi dell’Unione;

–rigorosa applicazione degli impegni presi alla COOP21 di Parigi sul clima;

–contrasto al neocolonialismo in Africa e altrove e sostegno alla crescita dei paesi poveri e  politicamente    deboli.

 

Chiesa,diritti umani e laicità

Infine “ Noi Siamo Chiesa” invita la Chiesa    a  impegnarsi :

–per una convivenza   che rispetti la libertà di pensiero,     di coscienza e di religione, compresa   la libertà di avere   o di non avere una religione o di cambiare religione;

–per la parità dei diritti e la non discriminazione tra le persone, qualunque sia il loro sesso o il loro orientamento  sessuale;

— per   la reciproca indipendenza tra le istituzioni pubbliche e   quelle religiose   e la  neutralità dello Stato nei confronti delle religioni e di ogni altra corrente di pensiero;

–per un rapporto con l’Unione Europea e  il Consiglio d’Europa fondato sulla  ricchezza della propria sensibilità solidaristica ed universalistica e lontano da interventi non rispettosi della  laicità di queste istituzioni.

 

“Noi Siamo Chiesa”   partecipa al sentire comune dei cattolici di base perché un’altra Europa sia possibile che è stato  espresso con   efficacia dal  Manifesto di Pax Christi internazionale “L’Europa che vogliamo”. Paolo Rumiz ha scritto che l’Europa deve essere “un’anomalia democratica che intralcia assolutismi, mafie, fondamentalismi e le economie di rapina che saccheggiano il Pianeta”.

Il voto del 26 maggio è un adempimento doveroso e deve   essere parte  dell’impegno generale e permanente di  ogni cristiano per  una   Chiesa più evangelica    e per una società più giusta.

NOI SIAMO CHIESA