Ma anche Gesù era “comunista” come questo papa?

02-06-2019 - Notizie

Ma anche Gesù era “comunista” come questo papa?

di Giovanni Valentini |  Il Fatto Quotidiano 1 Giugno 2019

“Quando la società – locale, nazionale o mondiale – abbandona nella periferia una parte di sé, non vi saranno programmi politici, né forze dell’ordine o di intelligence che possano assicurare illimitatamente la tranquillità”

(dalla prima Esortazione apostolica “Evangelii gaudium” di papa Francesco, promulgata il 24 novembre 2013)

C’è soltanto un metro per giudicare legittimamente, da credenti o non credenti, questo Papa “venuto dalla fine del mondo” e sottoposto ormai a critiche più o meno velate, dall’interno o dall’esterno della Chiesa, sul web e perfino sui social network. È quello di valutare i suoi atti, le sue scelte e i suoi comportamenti in rapporto al Vangelo e alla predicazione di Cristo. È in quei quattro libri, scritti da Matteo. Marco, Luca e Giovanni, che sono impressi a caratteri indelebili i canoni della fratellanza umana, della solidarietà e della giustizia sociale.

Ma il Vangelo è un testo troppo rigoroso e impegnativo per essere applicato ogni giorno e in ogni momento dal popolo dei cristiani, compresi i prelati, i vescovi, gli arcivescovi e i cardinali. Tant’è che la stessa dottrina cattolica contempla il percorso del peccato, del pentimento e del perdono, attraverso il sacramento della confessione. E tuttavia, perfino nell’accezione più comune e più laica, il Vangelo resta – per così dire – lo Statuto della comunità cristiana, il Verbo che non si può contraddire o contestare. La Parola del Signore.

Chi critica dunque papa Bergoglio per i suoi continui e pressanti richiami a quei valori fondamentali, fino al punto di bollarlo come un “comunista”, si colloca fuori o contro il Vangelo. E chi, nelle segrete stanze della Curia romana, ordisce piani o complotti per delegittimarlo e indurlo alle dimissioni, rinnega di fatto la predicazione di Cristo. Anche lui, allora, era come Francesco un “comunista”, un rivoluzionario, un sovversivo?

Bisogna leggere il saggio fresco di stampa di Marco Politi, pubblicato da Laterza sotto il titolo La solitudine di Francesco, per rendersi conto di che cosa sta accadendo intorno alla sua figura nel mondo cattolico e in quello politico, dopo le riforme di Bergoglio, la difesa dell’Ambiente in nome di un nuovo modello di sviluppo economico-sociale, la “guerra santa” alla pedofilia e agli abusi dei vescovi omosessuali. Già il sottotitolo del libro Un papa profetico, una Chiesa in tempesta riflette una situazione a dir poco tesa e inquietante. È proprio in questo quadro che s’inseriscono certe polemiche politiche contro Bergoglio: tanto più rilevanti perché, a quanto risulta da una recente indagine di Ipsos Italia, alle ultime Europee un cattolico praticante su tre ha votato per la Lega, passata in un anno da quarto a primo partito tra i frequentatori abituali della messa.

Ora, come dice il Vangelo, scagli la prima pietra chi è senza peccato. E non sarà un ex alunno dei Gesuiti a fare una difesa d’ufficio del primo Papa in tutta la storia della Chiesa che proviene da quella Compagnia. Ma si fa fatica a riconoscere nella retorica e nella propaganda di Matteo Salvini lo spirito evangelico della predicazione “umanista” di Cristo. Di colui cioè che difendeva i poveri e gli “ultimi”, scacciava i mercanti dal tempio e perdonava l’adultera o la prostituta.

C’è solo da consolarsi all’idea che, se sono esatti i dati dell’Ipsos, due cattolici su tre non votino per il Carroccio. Ma intanto chi va a messa la domenica deve sapere di essere circondato ormai da elettori e fedeli leghisti. “Scambiatevi un segno di pace”, dice il sacerdote prima della comunione eucaristica. Sarà opportuno farlo sempre più con maggiore sobrietà.

Giovanni Valentini