MONSIGNOR ROMERO E LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE

12-06-2019 - Notizie

Intervento di Mons. Luigi  Bettazzi: Ronco di Cossato 14 dicembre 2007

(trascrizione non rivista dal relatore)

Buonasera a tutti.

Sono lieto di essere ancora qui in questa chiesa ammirato per come l’avete sistemata. Mi hanno invitato a parlare della teologia della liberazione di Mons. Romero e, forse gia’ l’altra volta l’avevo detto che io non scrivo piu’ i discorsi come fanno il papa e i vescovi: una volta in una piccola citta’ del Friuli quando chiesi scusa perche’ non avevo il discorso scritto sapete cosa mi dissero? “Ma no monsignore, puo’ parlare a vanvera…”  volevano dire “a braccio”…

Della teologia della liberazione hanno un po’ sparlato, ma io vorrei cominciare a dire che il nome  “liberazione” e’ partito proprio dalla Bibbia. Vi ricordate come e’ nato il popolo di Israele? Abramo, Isacco poi Giacobbe, poi erano andati in Egitto, ma e’ stato quando il Signore li ha liberati dall’Egitto e poi li ha portati attraverso il deserto: li’ e’ cominciata la “liberazione” del popolo di Israele; difatti e’ proprio li’ nel deserto che si e’ costituito come un popolo. Mose’ sul Sinai ha dato le tavole della legge ed e’ proprio li’ nel deserto che si e’ fatta proprio la fede verso Dio. L’esodo, e il popolo ebraico ha sempre ricordato l’uscita dall’Egitto e la liberazione, Dio si e’ rivelato, Javhe’ colui che ti sta liberando. La Pasqua e’ cominciata proprio la’, l’uscita dall’Egitto, l’agnello pasquale che hanno ucciso e poi il sangue per cui sono morti tutti i primogeniti d’Egitto, ma gli Ebrei avevano messo il sangue sulla porta e sono stati risparmiati: la Pasqua della liberazione dall’Egitto.

Quando e’ venuto Gesu’ Cristo, anche lui ha fatto la pasqua, era il  ricordo di quella pasqua, ma invece dell’agnello e’ stato Gesu’, il venerdi’ quando uccidevano gli agnelli da mangiare al sabato, perche’ era il sabato la pasqua, e siccome quando calava il sole non potevano piu’ lavorare, allora li uccidevano alle tre del venerdi’, cosi’ potevano fare la pasqua alla sera. Gesu’ e’ la vera Pasqua. Allora i cristiani hanno sempre pensato la liberazione, giustamente, come la liberazione dalla schiavitu’ interna del peccato, perche’ l’essere umano e’ libero, perche’ capisce e decide, pero’ in pratica siamo schiavi del nostro egoismo. Io non so se a Biella ma dalle altre parti e’ cosi’; oppure le difficolta’ esterne che ci impediscono di essere liberi, delle volte dici: “vorrei, ma sa non ci riesco…” vuol dire che non sei proprio coraggioso: Gesu’ e’ venuto per renderci veramente liberi, la liberazione interiore, la liberazione dal peccato. Allora la liberazione del popolo ebraico è la liberazione interiore.

Oggi la grande novita’ e’ cominciata con il Concilio, con Giovanni XXIII, perche’ e’ vero che i cristiani, se noi leggiamo anche la Bibbia, gli Atti degli apostoli e la prima chiesa, cercavano di essere liberi, al punto di dire “io adoro dio”,  “no tu non devi guarda che ti ammazzo”, “ io sono libero, io scelgo di adorare Dio”, tutti i martiri, era proprio un grande atto di liberta’ contro quelli che non volevano permettertelo. Poi quando a un certo punto, noi ricordiamo Costantino l’imperatore, han detto “no, guardate, il cristianesimo e’ ancora meglio, facciamo cosi’: noi garantiamo, proteggiamo i cristiani, e i cristiani devono garantire l’impero”. Allora hanno iniziato i cristiani: non abbiamo piu’ bisogno di essere liberi, anzi obbligavano gli altri a fare come volevano loro, perche’ dicevano: noi garantiamo lo stato e lo stato ci protegge, e allora ecco la liberta’ nostra. ma imposta contro la mancanza di liberta’ degli altri; se un altro, per esempio, va contro lo stato noi lo combattiamo e allora quando hanno cominciato ad esserci delle religioni diverse, per esempio i musulmani, gli arabi, noi abbiamo detto “no, guardate, non vi lasciamo la liberta’ perche’ voi siete contro di noi e vi facciamo la guerra crociata e vi distruggiamo”. Oppure anche all’interno della chiesa quando qualcuno, per esempio gli eretici, dicevano “ah, ma non sono d’accordo” “no guarda, o sei d’accordo con noi o se no ti brucio”. Anche le streghe, quante donne hanno bruciato come streghe, nelle valli di Lanzo sopra Torino in 250 anni ne abbiamo bruciate 500: dicevano “te sei una strega”, no, si, ti torturiamo e sotto tortura devi dire se sei una strega, quelle dicevano di si’ per smettere la tortura e le bruciavano. Dalle nostre parti, non so se anche nelle vostre montagne, ci sono i “pian delle masche”, nel nostro dialetto le streghe, e voi avete avuto  Fra Dolcino da queste parti, cioe’ ecco la liberta’, noi imponevamo il nostro pensiero, siccome abbiamo la verita’, se tu non ci stai ti faccio fuori.

Era un po’ come dire il chiudersi dentro la nostra liberta’.

Quando papa Giovanni ha cominciato: intanto ha detto “facciamo un concilio”. Voi sapete che il concilio vuol dire quando il papa chiama tutti i vescovi del mondo, perche’ se c’e’ un qualche problema, come si fa a stabilire nella chiesa, hanno cominciato agli inizi a discutere “E’ uno o tre?”, c’e’ uno, Dio, ma com’e’ che Padre Figlio Spirito Santo? I musulmani ci dicono sempre “voi non adorate mica Allah, Allah e’ uno solo e voi ne avete tre”, allora hanno cominciato a dire ma come e’ ma come non e’ ed e’ stato l’imperatore a dire “raccogliamo tutti i vescovi del mondo, che allora non erano poi neanche tanti, e insieme decidono come e’”. Si sono messi insieme e hanno detto che Dio e’ uno solo ma sono tre, padre figlio e spirito santo, una natura e tre persone, e’ una espressione, mica che abbiano spiegato, e’ per dire.. C’era mons. Tonino Bello, ne avete sentito parlare, era un vescovo morto giovane, era stato presidente di Pax Christi dopo di me, lui spiegava a modo suo, diceva “Vedi don Luigi, che ero poi io, se fossero 1+1+1 fa tre, e invece 1 x 1 x 1 fa 1, sono tutti l’uno per l’altro, e allora per questo sono uno solo”.  Non lo spiegava mica ma dava l’idea: noi siamo come Dio ci vuole non se siamo l’uno per se’  ma se siamo l’uno per l’altro, perche’ Dio sono tre persone talmente l’uno per l’altro da fare un Dio solo.  Non si spiega, e’ un mistero. Allora in un concilio hanno detto cosi’ e chi non ci sta niente. Gesu’ Cristo e’ vero Dio  o vero uomo, qualcuno diceva e’ vero Dio, uomo si ma.., no e’ vero uomo… allora i vescovi “vero Dio e vero uomo, una persona ma due nature” cosi’ quando c’erano dei problemi…

Allora nel 1869 avevano radunato in Vaticano tutti i vescovi e alla fine avevano detto che il papa, quando parla proprio da papa, e’ infallibile, e allora non c’e’ mica piu’ bisogno di chiamare degli altri vescovi, dica lui. Ma papa Giovanni diceva, si’ e’ infallibile, ma deve raccogliere il pensiero di tutta la chiesa. La’ a Roma non avevano mica tanta voglia di fare il concilio, perche’? Per tanti motivi. Io dico che anche nella vita civile i governi non amano i parlamenti perche’ nei parlamenti ci sono le opposizioni, bisogna scendere a compromessi. Nella chiesa il Vaticano e’ il governo e il concilio era il parlamento, e’ per questo a Roma non avevano tanta voglia, ma papa Giovanni non lo dice a nessuno e poi lo convoco’, cosi’ quando lo aveva detto lo hanno dovuto fare. Lui ha detto anche “un concilio come gli altri, dogmatico, che dice le verita’ e chi non ci sta’ fuori?, no, le verita’ le sappiamo gia’, ma lui diceva “pastorale”, cioe’ “come diciamo le verita’ di sempre alla gente di oggi”, ecco allora come dirle?, Io delle volte in un libretto che ho scritto ho detto “c’era un pedagogista americano che si chiamava Dewey che diceva “se io devo insegnare il latino a un ragazzino che si chiama Joe e’ importante che io sappia bene il latino ma e’ importante anche che io conosca bene Joe, per sapere come lui lo impara, anche i vostri professori devono conoscere voi cosi’ capite bene,” allora il papa Giovanni che dice “dobbiamo dirlo per la gente di oggi, e allora proprio parlando alla gente di oggi la Chiesa che non deve chiudersi in se’”.

Aveva anche scritto una famosa enciclica che si chiama “Pacem in terris”, c’era stata la crisi a Cuba, sembrava che l’America e la Russia facessero la guerra tra di loro, una guerra atomica, non potevano piu’ tirarsi indietro. Allora Kennedy  parlo’ al papa e il papa senti anche da Krusciov e nell’autunno del 1962 fece un famoso appello “Politici del mondo fermatevi, il mondo non vuol la guerra, vuol la pace!” e fu facile per Kennedy dire “per la Russia mai ma per il papa mi fermo” e anche Krusciov disse “per l’America mai, per il papa non mi interessa tanto ma per questa volta mi fermo”. E fu cosi’ colpito papa Giovanni di essere stato strumento di pace che fece questa enciclica, ma quale fu la novita’: che i papi scrivono sempre di cose religiose per i cristiani, e’ il loro compito, per quella volta papa Giovanni scrisse su un valore umano, la pace, e non solo per i cristiani ma aggiunse “per tutti gli uomini di buona volontà”. Cioe’ il papa fece capire che la chiesa e il cristiano non deve pensare solo a se’ ma deve aiutare tutti gli uomini ad essere migliori, anche quelli che non sono cristiani, e per tutti gli uomini di buona volonta’, Il pensare a quali sono i problemi del mondo, il cristiano fara’ politica come cristiano e come uomo, ma come cristiano deve capire quali sono le cose importanti per gli esseri umani e per tutta la societa’.

Fu nel concilio che venne fuori il fatto, il problema si diceva, della “chiesa dei poveri”. E’ vero Dio ama tutti ma ha un pensiero particolare per i poveri. Sapete nell’antico testamento c’e’ un libro che dice “nel mondo i ricchi si fanno sempre giustizia da soli, perche’ sono ricchi e sono potenti anche se dicono delle cose sbagliate tutti gli battono le mani perche’ sono ricchi, …una volta… adesso non so…, i poveri invece hanno sempre torto perche’ sono poveri, anche se dicono delle cose giuste li rimproverano tutti: c’e’ nella bibbia. E allora il Signore dice “ai poveri faccio giustizia io, prendo le difese dei poveri. Quando si dice la “giustizia di Dio” e’ Dio che fa giustizia per i poveri, e siccome i poveri da soli fan fatica, succede anche adesso, se uno ha tanti soldi si prende degli avvocati che li mescolano tutto, riescono sempre a venire fuori, un poveraccio invece finisce sempre in prigione.. no qui no.. ma in Australia capita….

Gesu’ Cristo ha mostrato di mettersi un po’ dalla parte dei poveri, lo penseremo a natale, e’ persino nato in una grotta, e’ nato immigrato per mettersi dalla parte dei piu’ poveri. C’era sul giornale oggi che in piazza san Pietro mettono la casa di Giuseppe invece della grotta di Betlemme…

Era un paese mal considerato, povera gente, per dire come ha voluto mettersi dalla parte dei poveri, e quando saremo alla fine del mondo, andate a leggere l’ultimo giudizio, il Signore che mette da una parte, dice “venite benedetti” perche’? Sara’ che andavano in chiesa, facevano delle belle offerte, no, no: avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete e mi hai dato da bere, ero nudo e mi hai vestito. No, Signore, ti abbiamo mica mai visto… Quando l’hai fatto al piu’ piccolo dei miei fratelli l’hai fatto a me. Andate maledetti, ma perche? Sono sempre andato in chiesa, ho fatto delle belle offerte… No, avevo fame e non mi hai dato, avevo sete e non mi hai dato, ero nudo e non mi hai vestito! T’ho mica mai visto, t’avessi visto ti avrei fatto fare indigestione…No, no, se non lo hai fatto al piu’ piccolo dei miei fratelli non lo hai fatto a me! Nel giudizio alla fine il Signore che cosa guarda? Come abbiamo trattato i poveri.

Direi che se guardiamo la chiesa primitiva, negli Atti degli apostoli, mettevano insieme i beni proprio perche’ tutti potessero avere da vivere.

Papa Giovanni diceva: la chiesa ha sempre aiutato i poveri, ma non basta la chiesa per i poveri, deve essere la chiesa dei poveri, cioe’ che i poveri si sentano tutti, non soltanto chi sta bene cosi’ e che magari aiuta, ma devono sentirsi tutti quanti a casa loro.

Durante il Concilio un francese che era stato in Palestina, era venuto su col vescovo, era quello che spingeva perche’ nel concilio si parlasse molto della chiesa dei poveri. Qui ho anche un fatto personale perche’ io sono un po’ un pezzo di archeologia, il concilio e’ cominciato 45 anni fa e adesso i vescovi che c’erano allora stanno morendo tutti, proprio sul giornale di oggi c’e’ scritto che ne e’ morto uno, io c’ero e ho dei ricordi personali. Andavo al venerdi’ sera, c’era questo francese, padre Gautier, faceva delle riunioni per parlare della chiesa dei poveri, c’era un gruppetto di vescovi, c’era Helder Camara, e una sera un vescovo dell’Indonesia disse “Ma sapete che il papa ha chiesto al cardinale Lercaro, che era l’arcivescovo di Bologna, che era la mia citta’ e io ero vescovo ausiliare (una specie di viceparroco nelle diocesi grandi) di preparare del materiale che vuole fare un enciclica.. come.. deve chiederlo a noi… per dieci minuti…poi si giro’ verso di me .. ma lei che e’  l’ausiliare del cardinale e’ vero che il papa ha chiesto a lui? E io dissi no, non credo, se fosse vero lo saprei , ah, meno male.. e si ando’ avanti tranquilli fino alla fine, ma quando scendevamo dalle scale un vescovo del Belgio, che era mio amico, disse “hai fatto bene a dire cosi’” perche’ lui non deve saperlo”,… e fu cosi’ che io lo seppi… perche’ a me non aveva detto niente. Poi dopo ho saputo da don Dossetti, che era segretario del cardinale che il papa aveva un po’ paura che si parlasse di questo nel concilio, … perche’ la chiesa dei poveri,… poi viene fuori la politica, la lotta di classe, quelle cose li’, allora e’ meglio che io faccio una bella enciclica, allora aveva chiesto al cardinale che raccogliesse delle idee, ma in segreto: aveva fatto tre gruppetti, questi dovevano dire che cos’e’ la poverta’ nella bibbia e nella teologia, questi la poverta’ nella sociologia, e questi la poverta’ nella pastorale, poi insieme hanno raccolto e hanno presentato al papa. E il papa nel 1967 ha scritto un’enciclica “Populorum progressio”, io credo che e’ proprio un enciclica sulla chiesa dei poveri. I papi scrivono in italiano, oppure in polacco, oppure in tedesco, ma poi gliele traducono in latino e chi traduce in latino deve mettere le prime parole che si capiscano: pacem in terris, e’ facile, la pace in terra, e’ sulla pace; populorum progressio e’ un po’ piu’ difficile perche’ progressio vuol dire sviluppo, populorum in latino puo’ voler dire “dei pioppi” o dei popoli, ma tutti capivano, fin dalle prime righe diceva che il nuovo nome della pace e’ lo sviluppo dei popoli, ma il mondo e’ organizzato in modo che certi popoli si sviluppano a spese di altri che non possono piu’ svilupparsi, questo si diceva 40 anni fa.

Noi in Concilio non eravamo riusciti a parlare tanto, ma quando nel 1968 i vescovi dell’America Latina si trovarono a Medellin in Colombia per dire “come facciamo ad applicare il concilio al continente dell’America Latina”, che e’ il continente piu’ cattolico, meta’ dei cattolici stanno li’, ma anche quello con tante ingiustizie, allora fu li’ che dissero “bisogna fare la scelta preferenziale dei poveri”. Noi li’ abbiamo avuto dei problemi, ma la scelta preferenziale dei poveri cosa vuol dire? Scegliere i poveri contro i ricchi? No. Ma prima di tutto dobbiamo vedere le cose con gli occhi della gente, dei poveri, perche’ noi li vediamo sempre con gli occhi di chi sta bene. I giornali sono tutti in mano a quelli che stan bene, e allora le cose le presentano tutte a modo loro: guardate quando dicono “bisogna salvare l’economia” cosa si fa, si comincia a licenziare della gente; anche la crisi di Torino, si’ ma dovevamo risparmiare, si’ ma se risparmi chi paga? La gente. Cominciamo a vedere le cose con gli occhi dei poveri, della gente che rischia, e allora capire che nel mondo chi sta bene cerca soltanto i propri interessi. Chi organizza il mondo? Fanno gli incontri G8, vuol dire gli otto paesi piu ricchi: non finiranno per organizzare il mondo per i loro interessi? E chi ci va di mezzo? I Paesi poveri del mondo.

Bisogna liberare dall’egoismo il mondo: la liberazione.. capire che il Signore vuole che noi non facciamo delle rivoluzioni con delle guerre, siccome la’ nei paesi poveri le dittature dicevano “ma noi difendiamo la religione”  la chiesa dice “tu vai contro il pensiero di Dio”, la teologia dice che il mondo deve andare verso i poveri: ci saranno sempre le differenze, ma non le differenze che obbligano nel mondo  venti, trenta milioni di esseri umani a morire ogni anno per la fame o per le conseguenze della fame, un miliardo e mezzo di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno.  Si riesce a vivere con un euro al giorno? Allora si e’ detto che noi, se vogliamo essere cristiani,  dobbiamo liberare dall’egoismo che soffoca, che fa morire, che impedisce di guarire: la teologia della liberazione.

Qui in Europa, ma soprattutto in Germania, i vescovi avevano paura, perche’ la Germania era divisa  a meta’, meta’ era di qua e meta’ era sotto il comunismo, allora avevano paura che parlare della teologia della liberazione fosse come il marxismo, fosse giusto cosi’, la lotta di classe, allora avevano paura e mettevano in guardia. C’era un cardinale di Essen che organizzava, mandava i teologi europei in America Latina per dire “no, non si puo’ la teologia della liberazione…”.. forse un po’ avevano influenzato anche il Cardinal Ratzinger e allora di fronte alla teologia della liberazione era un po’ preoccupato, ma invece dobbiamo capire che era prendere le difese dei poveri.

E qui allora entra monsignor Oscar Arnulfo Romero.

Era del Salvador, voi sapete dove e’ il Salvador? Avete presente l’America del Nord, dove ci sono il Canada’ e gli Stati Uniti, poi c’e’ il Messico e l’America del Sud, il Venezuela, la Colombia, il Peru’, il Cile, il Brasile. In mezzo c’e’ l’America Centrale, sono dei piccoli stati, il Guatemala, c’e’ poi Panama, dove c’e’ il canale, e poi c’e’ il Salvador, uno stato di 4 milioni di  abitanti, come il Piemonte. Li’ c’erano delle dittature militari, sapete gli Stati Uniti favorivano un po’ le dittature militari, erano “il giardino di casa” . Le dittature militari erano a favore di quelli che stavano bene, i grandi industriali del caffe’ in Salvador, erano 14 famiglie, che guadagnavano sul caffe’ e dominavano tutto quanto lo stato.

Io non l’ho conosciuto monsignor Romero, ma avevo avuto un qualche rapporto con lui perche’ quando si ritiro’ l’arcivescovo della capitale sembrava che l’ausiliario, il vicevescovo, diventasse vescovo ma il dittatore disse “non mi fido, perche’ quello li’ e’ troppo avanzato, allora aveva insistito con il Vaticano perche’ mandasse come arcivescovo monsignor Oscar Arnulfo Romero perche’ era un vescovo piu’ conservatore, e il Vaticano disse “mandiamo quello” e mandarono lui.

E’ andato li’ proprio perche’ era un conservatore, soltanto che lui lì, stando con la gente ha capito che doveva prendere le difese dei piu’ poveri.

Ammazzarono un gesuita, un certo padre Rutilio Grande: io sono stato dopo 10 anni e dopo 20 della morte di monsignor Romero, nel 2000, andammo a vedere anche dove avevano ammazzato mons. Rutilio Grande, mentre stava andando in un paese, e allora hanno portato la’ la salma, gli spararono perche’ dicevano che questo padre gesuita era un po’ rivoluzionario, in fondo prendeva le difese dei piu’ poveri, e lo portarono in questo villaggio, in una chiesa, e monsignor Romero ando’ tutta la notte a fare la veglia intorno alla salma, e lui dice che senti’ quello che diceva la gente, le loro sofferenze, le loro difficolta’, l’oppressione che subivano, che appena appena chiedevano un po’ di giustizia gli sparavano come avevano sparato a padre Rutilio Grande, che stava andando in macchina con un contadino e suo figlio e ammazzarono tutti e tre, c’e’ una croce li’ in mezzo alla strada. E lui quella notte disse “la gente mi ha convertito”, mi ha fatto capire che qui stanno soffrendo una grande ingiustizia, chiedono soltanto di poter vivere, di potere avere il necessario, e allora lui comincio’ a prendere le difese dei piu’ poveri. Aveva fatto anche un ufficio li’ nella capitale, con degli avvocati, perche’ quando uno aveva dei soprusi, delle ingiustizie, lo potevano consigliare, e lui alla messa della domenica nella cattedrale finita la messa con la radio diceva “guardate ci sono queste ingiustizie, …, queste e queste…, non va bene” e allora se l’erano presa contro di lui.

Ne 1979 monsignor Romero aveva saputo che c’era un movimento cristiano (Pax Christi) che era nato per reagire in modo non violento alle ingiustizie e allora disse a questo movimento “perche’ non porti qualche vescovo europeo che venga a visitarci, cosi’ ci incoraggia”, era’ gia’ tutto organizzato dal 4 al 13 gennaio del 1980. Io allora ero presidente internazionale di Pax Christi, movimento per la pace, che aveva sede nel Belgio, ero stato 10 anni presidente italiano e quando avevano fatto l’internazionale non avevano trovato di meglio e avevano fatto presidente me. Avevamo organizzato che eravamo 10 vescovi dell’Europa, c’era anche un cardinale, il cardinale di Vienna, e saremmo andati la’ per visitare i vescovi del Guatemala, del Salvador, del Costarica, di Panama, cosi’ davamo anche coraggio.

Nell’ottobre del 1979 monsignor Romero disse “aspettate”, perche’ in Nicaragua sono gia arrivati i Sandinisti, da noi c’e’ una nuova giunta con un democristiano, un certo Napoleon Duarte, “aspettate”. Allora noi non siamo andati.

Il 24 marzo hanno ammazzato monsignor Romero: se l’erano presa contro di lui perche’ chiedeva giustizia. E i giorno prima, il lunedi’ era il 24, il 23 domenica alla fine della messa in cattedrale aveva detto “cari soldati voi non potete sparare sulla gente, sono vostri fratelli, dovete fare il vostro mestiere, ma quando vi comandano di sparare contro la gente voi non potete, non dovete sparare” perche’ sono vostri fratelli, perche’ e’ una ingiustizia. Allora il giorno dopo, mentre diceva la messa, lui stava in un ospedaletto sulla collina, non stava neanche piu’ in vescovado perche’ aveva paura, all’offertorio gli hanno sparato e lo hanno ammazzato li’ sull’altare.

Allora io dissi “ma adesso andiamo” mi dissero c’e’ un momento troppo violento, ma se e’ un momento violento allora e’ proprio.. e organizzammo come Pax Christi nel giugno del 1981 una missione, un gruppo andava in Nicaragua quindici giorni, un altro gruppo di tre o quattro faceva una settimana in Guatemala e una in Salvador, poi ci saremmo trovati tutti in Panama, e io andai non con i gruppi per non richiamare l’attenzione, ma andai tre giorni in Guatemala, tre giorni in Salvador, una settimana in Nicaragua, e cosi’ quei tre giorni che stetti in Salvador andai a dormire nella camera dove dormiva gli ultimi giorni monsignor Romero, c’era ancora la suora che lo aveva accolto quando gli avevano sparato. Confesso che quelle due notti non ho mica dormito tanto perche’ andavo a curiosare, mi interessava vedere di che cosa si interessava monsignor Romero, i suoi libri, le sue carte, con rispetto; e allora vedevo che da una parte leggeva molto la Bibbia, si ispirava alla Parola di Dio, ma dall’altra parte si interessava molto delle situazioni della sua gente, la Parola di Dio per vedere come aiutare la gente, nelle sue sofferenze. Ho capito davvero la teologia della liberazione: lui diceva “io guardo come il Signore vuol bene alla gente, ai poveri, ai sofferenti, e vuol bene agli oppressi, ma allora guardiamo alle situazioni, che cosa si puo’ fare, non per fare delle guerre ma per muoverci in modo di fare capire alla gente come deve reagire, non deve lasciarsi opprimere inutilmente” e ai grandi, ai responsabili, ai politici, se dicono di essere cristiani, come devono comportarsi per liberare la gente dall’estrema poverta’ in cui e’. E mi dissero che la’ quando avevano ammazzato monsignor Romero alla sera sulla collina dove c’erano le ville delle quattordici famiglie avevano brindato, avevano bevuto perche’ finalmente avevano ammazzato l’arcivescovo. E li’ il capire che il cristiano se vuole essere coerente deve far capire come il mondo deve organizzarsi non perche’ chi sta bene stia sempre meglio e gli altri peggio per loro, ma perche’ chi ha delle maggiori responsabilita’, delle maggiori responsabilita’  le metta al servizio, si impegni per elevare le situazioni di miseria e di disagio.

Per la teologia della liberazione ci sono state delle preoccupazioni da parte degli europei, soprattutto come dicevo dei tedeschi: puo’ darsi che qualcuno abbia letto il marxismo non come teologia dell’ateismo ma come analisi delle situazioni, non e’ che le cose avvengano cosi’ per caso, e’ perche’ chi organizza le cose le organizza secondo i propri interessi. Poi il modo per reagire deve essere un modo nonviolento e un modo serio. Questo lo aveva capito monsignor Romero e per questo si era convertito da uomo molto chiuso come era prima a un uomo che aveva cercato di prendere le difese dei piu’ poveri.

Adesso qualcuno ha incominciato a dire la’ in America Latina, lo considerano gia’ come santo, San Romero dell’America Latina, hanno iniziato a fare il processo, alcuni vescovi dicono che era santo perche’ si comportava bene, non c’entra il martirio, ma si comportava bene chiedendo la giustizia per i piu’ piccoli, per i piu’ poveri e per questo lo hanno ucciso.

Ho scritto in qualche libretto che i martiri noi li abbiamo sempre considerati martiri della fede, li ammazzavano nei primi secoli, come adesso anche qualcuno, martiri della fede in certi paesi anche dei preti, tu sei prete cattolico, qui bisogna essere musulmani e lo fanno fuori: martire della fede; come i primi martiri anche tutti gli apostoli, Pietro e Paolo, rinunciate alla fede cristiana, non rinunciamo. Papa Giovanni Paolo II ha inventato i martiri della carita’: vi ricordate di padre Massimiliano Kolbe, era un frate, lo avevano messo in prigione i tedeschi, e la’ in prigione, ad Auschwitz, uno aveva cercato di fuggire e allora come facevano i tedeschi li mettevano tutti in fila e uno su dieci lo uccidevano, e quando sono arrivati al dieci uno ha iniziato a dire “ma no, ho famiglia, ho dei figli, non voglio morire, allora il padre Kolbe dice ai tedeschi “lui ha famiglia io non ce l’ho, ammazzate me” e lo hanno ammazzato: era un martire della carita’, dell’amore. E io dico che monsignor Romero e’ martire della speranza, siccome agiva per dare speranza ai poveri lo hanno ammazzato per quello. Anche un altro vescovo in Guatemala, monsignor Girardi, che raccolse tutte le ingiustizie che facevano ai poveri, doveva presentare il libro al martedi’  e il lunedi’ lo hanno ammazzato: martire della speranza. Comportarsi in modo che anche se gli altri ci possono uccidere per dare speranza alla gente soprattutto ai piu’ piccoli e ai piu’ poveri.

Questo e’ monsignor Romero che la’ venerano come il santo dell’America Latina, ed e’ su monsignor Romero che padre Turoldo, ne avrete sentito parlare, era un padre servita, morto tempo fa di tumore,  ed era un poeta, ha fatto anche una poesia sul tumore che aveva, ed ha scritto anche su monsignor Romero e vorrei proprio che sentissimo, io ho fatto della prosa, ma padre Turoldo faceva della poesia.

 

Padre Turoldo ricorda così  monsignor Romero: “Nessuno e’ andato a terminare quella messa.

 

Amico, qui ti devi fermare. E medita. E rileggi e cerca: anzi cerchiamo di capire perche’ siamo tutti coinvolti. E’ intervenuto Dio, ed e’ intervenuto direttamente, intenzionalmente. Qui non e’ stato un incidente sul lavoro, come non e’ stato un incidente sul lavoro la condanna a morte di Cristo. Qui c’e’ tutto un progetto che continua. E’ Dio che vuol farci capire.

Non lo ha colto (parlo naturalmente del vescovo Oscar Romero) per una strada; si potrebbe dire: non fosse passato per quella strada! Non lo ha colto in un salotto; uno potrebbe dire: non fosse andato in quel salotto!  Dio non lo ha colto mentre teneva una conferenza: poteva non accettare, oppure trattare un tema asettico.

Invece lo ha colto mentre celebrava. E non poteva non celebrare. E celebrava in un ospedale.  E stava con il calice in mano. E aveva appena detto che in quel calice c’era del vino in attesa di farsi sangue. Non sapeva neppure di essere un profeta cosi’ incombente. Perche’, a finire la consacrazione questa volta, piu’ che  le sue parole, sono state le pallottole di altri cristiani, di poveri killers, come nel Getsemani o nel Litostrato. Sempre cosi’: poveri soldati che non sanno quello che fanno. Mentre lo sanno i capi, i capi si’ lo sanno! E per essi sono di difficile applicazione le stesse parole di Cristo: “Padre, perdona perche’ non sanno….”. No, i capi lo sanno, lo sapevano, e lo sapranno: la storia lo conferma.

Invece non so se tutta la cristianita’ lo sappia, cioe’ abbia capito che qui e’ intervenuto Dio stesso. Perche’ non si e’ mosso nessuno: eccetto, naturalmente, i poveri. E’ stata stroncata una messa, e nessuno e’ andato a terminarla. Pure in mezzo a tanti viaggi! E non occorreva neppure fare discorsi: bastava appunto andare. Dire solo: un fratello nell’episcopato e’ stato ucciso mentre celebrava, percio’ noi andiamo a terminare la messa. Bastava solo questo. Forse il mondo avrebbe cambiato faccia. O almeno certo i poveri non si sarebbero sentiti cosi’ soli. Perche’ poi, non si trattava neppure di un assassinio sacrilego, infatti non era ucciso un vescovo perche’ vescovo, ma e’stato ucciso un vescovo perche’ “si e’ fatto popolo”. Santa Teresa dice che i poveri non hanno voce: Romero era diventato la voce dei poveri. (…)

E cosi, per me, dopo Papa Giovanni, dopo il concilio, la morte di Romero e’ il piu’ purpureo e squillante segno dei tempi: Dio e’ intervenuto a tempo giusto, sull’uomo giusto, nel momento piu’ santo, quando si consumava sul mondo la passione di suo figlio, Gesu’ Cristo nostro Signore, Amen.

Ed e’ certo un segno ancora piu’ grande dei precedenti. Ma come ricordiamo che non si e’ avuto il coraggio, a concilio aperto, di proclamare santo il confessore di Cristo Giovanni, mentre il popolo continua a venerarlo e a crederlo santo in virtu’ di nessuna organizzazione; cosi’ oggi non si ha il coraggio di proclamare santo il vescovo Romero ucciso con il calice in mano, in quanto, si dice a Roma, non e’ morto per la fede. Quasi che morire per la giustizia non sia un morire per le opere della fede: quasi che, infatti, senza le opere della giustizia e della pace e dell’amore possa dirsi viva una fede!  Cioe,’ non ci siamo accorti che, proprio questo e’ il segno che una chiesa e’ vera e vive: se c’e’ qualcuno che da il sangue per il povero, per il popolo di Dio. E, dunque, non e’ questa la fede? Romero, santo vescovo della Chiesa di Dio. prega per noi:  perche’ si capisca”.

                                                                                       

( Sotto il Monte:  16 marzo 1981 – Adista )