Ma Francesco è solo?

18-07-2019 - Notizie

Ma Francesco è solo, come dice Marco Politi? Un prezioso libro di analisi del pontificato. Comunque Francesco ha iniziato un nuovo corso nella Chiesa


Marco Politi ha scritto un libro prezioso con il suo recente “La solitudine di Francesco” (Laterza). Esso fa una descrizione della Chiesa cattolica di oggi, partendo dal punto di vista più importante, quello del ruolo del papa nella concretezza dell’azione di Francesco. Il libro contiene una documentazione ricchissima con interviste dirette, fatti e documenti. Non è privo di una tesi di fondo, quella delle grandi difficoltà del papa e della sua conseguente solitudine ma l’analisi non è forzata, descrive i chiaroscuri, la complessità delle situazioni, la geopolitica così come le realtà interne alla grande “macchina” spirituale, organizzativa e clericale dell’universo cattolico.

Forse quanto manca è la ricerca di quanti appoggiano Bergoglio all’interno della Chiesa perché sapevamo già dei molti non credenti o di cultura laica che lo apprezzano, anche molto. Sarà vero che non sempre il consenso che c’è alza la voce, ma esiste; sono i gruppi di base impegnati nel sociale, chi vive una spiritualità più libera, i cristiani in condizione di minoranza, soprattutto gli “ultimi”, il popolo di Dio fuori dal circuito clericale magari con le sue devozioni antiche e via di questo passo. Sono tanti. Il consenso a Bergoglio esiste, usa poco i social, non è abituato molto ad organizzarsi, non alza la voce, non ha interessi di ruoli o di potere di qualsiasi tipo da difendere. Bisognerebbe avere la capacità di avere informazioni diffuse ben al di là della situazione italiana.

 

Un nuovo volto di Dio

Il libro si apre con emozionanti dialoghi di Francesco con dei bambini in una parrocchia romana. È un “altro” Dio quello di cui parla Bergoglio, un Dio che ama tutti, credenti e non, cristiani ed islamici, che perdona e capisce, è un Dio che cerca le persone e non le lascia, che richiede un cuore capace di stupore, poco importa se si è peccatori con insuccessi nella vita. È il Dio della misericordia, non quello degli steccati, della prevalenza della casistica nelle norme morali, del relativismo, è un Dio universale superiore ai recinti confessionali, “fedele, premuroso, che non abbandona mai i suoi figli”. Politi ha fatto bene a introdurre con il leitmotiv del magistero di Francesco che è quello di presentare un altro volto di Dio.

 

Le cose vanno male

Poi dodici capitoli descrivono la situazione generale. Essa appare oggettivamente in evidente peggioramento, in questa seconda fase del pontificato. Politi mi sembra realista più che pessimista. In Italia la nuova recente fase politica è esplicitamente lontana da qualsiasi sensibilità bergogliana, idem per le linea prevalsa nel 2016 con l’avvento di Trump in diretto contrasto con i messaggi di dialogo del papa. Basti pensare, tra le tante situazioni in arretramento, alla rottura in Palestina e al rilancio del riarmo nucleare. In Europa assistiamo all’emergenza del sovranismo, dominante ad Est (con vasti consensi cattolici come in Polonia), ma in crescita ovunque e il prevalere in America Latina di regimi dalle pratiche anticristiane. E poi tutto il resto, le disuguaglianze che aumentano, le migrazioni, le offese all’ambiente, ecc.

 

2018: un undici settembre

Arriva poi il 2018 che Politi definisce l’11 settembre di Bergoglio. Al centro la gravissima questione della pedofilia del clero; sembrava che la questione, con ritardi e incertezze, fosse affrontata seriamente senza che fosse sempre al centro di tutto. Così non è stato. Prima la penosa vicenda del Cile, poi le informazioni dalla Pennsylvania e infine dalla Chiesa tedesca, nel frattempo l’attacco frontale di Mons. Viganò con la richiesta di dimissioni. In effetti tutto è ancora in alto mare. La Commissione ad hoc istituita da Bergoglio con ampi poteri è stata boicottata alla grande dalla Curia e il papa non è riuscito a sorreggerla a sufficienza. Francesco, allora, da una parte invita alla mobilitazione il Popolo di Dio (fine agosto), dall’altra convoca l’incontro internazionale di febbraio al più alto livello possibile, poi dà direttive in maggio, ma intanto la consapevolezza che questa questione sia presente ovunque si è diffusa e che le pratiche di copertura del prete pedofilo siano state la norma per decenni.

 

Bergoglio sotto tiro

Gli interventi sulla struttura della Curia che potrebbero essere più efficaci sono quelli del decentramento, quando egli affida ai vescovi le dichiarazioni di nullità dei matrimoni, maggiori competenze in materia di traduzione delle Scritture, e ai confessori via libera controllata per i divorziati risposati di accostarsi all’Eucaristia, dopo due sinodi difficili sulla famiglia. Molte altre questioni vengono a galla, ultima quella delle donne nella Chiesa, che Bergoglio affronta con reticenza e congelando l’ipotesi del diaconato femminile. Dopo un avvio del pontificato dal grande impatto, alla base e anche tra molti non credenti, nel momento del consolidamenti tutto diventa difficile e si rallenta, il clero è spesso disorientato e soprattutto forze potenti dentro la Chiesa e fuori si stanno organizzando pensando a un Conclave che non potrà essere troppo lontano nel tempo. Non ci sono più remore, si intensificano i testi contrari, l’uso dei social, l’aggressività di interventi, inconcepibili in passato. Cardinali e altri sono usciti allo scoperto. Müller, dopo il licenziamento da prefetto dell’ex-S.Ufficio, è diventato il portavoce della linea contraria, tanti invece seguono passivamente, brontolando sottovoce. Mons. Bettazzi ha detto: “Francesco piace alla gente, meno al clero, meno ancora ai vescovi”. Troppi sono quelli che continuano come prima, il peso di 35 anni di rigorosa selezione nelle nomine episcopali, all’insegna della ortodossia e della soggezione alla struttura verticale, si sente. Poiché il libro era già in stampa Politi non parla dell’attacco più duro a Bergoglio. È stato quello degli “Appunti” di Ratzinger di metà aprile. Il papa emerito non copre esplicitamente l’offensiva contro Bergoglio, ma il suo testo è il momento di più autorevole contraddizione con il nuovo corso. Tutte le resistenze a Francesco guardano a lui. Ratzinger scrive quello che pensa da sempre, dopo la sua “conversione” nel ’68, ma proprio ciò testimonia la diversità radicale delle due linee.

 

Il nuovo corso di Bergoglio. La partita è aperta

Tutto ciò premesso, Politi trae delle conclusioni e dice: “Bergoglio è solo”. Questa osservazione sarebbe comune “nelle conversazioni private nel mondo ecclesiale romano e non romano”. Ma Politi non dice che è perdente. A mio giudizio la partita è aperta. Politi, che tende verso il pessimismo (per chi è bergogliano come lui) è anche ricco nel descrivere molto altro del pontificato. Vale la pena ricordare orizzonti più generali della sua azione perché servono a capire meglio a che punto siamo e come è più opportuno muoversi per chi crede di essere in una fase del tutto particolare della storia della Chiesa. Francesco è uomo determinato, gode di buona salute, ha un’attività instancabile, ma soprattutto regge bene psicologicamente e sulla base di una grande fede, alle aggressioni. Vuole continuare e dice: “Conservo sempre la pace interiore che mi è venuta al tempo del Conclave, è un dono dello Spirito che mi è arrivato dall’inizio del pontificato e che sento fino ad oggi”. “È un gesuita!”, dice Politi. Le sue scelte strategiche permangono e sono quelle che delineano il suo nuovo corso. Mi pare che si possa dire, senza sbagliare, che le azioni che dipendono direttamente da lui e che non devono fare i conti con nomine, ruoli, strutture, prudenze per l’unità della Chiesa, ecc., siano quelle che diano il segno. Gli interventi contro il “sistema” di dominio nel mondo del Potere, i discorsi ai movimenti popolari, la collocazione dalla parte degli ultimi e delle periferie, la mirabile “Laudato Si'", la sua separazione dall”Occidente”, la denuncia diretta dei vizi della curia e del clericalismo sono i punti fermi della sua testimonianza dell’Evangelo. Sono quelli che più creano contrasto anche se in modo meno diretto (nella Chiesa è più comodo sollevare questioni dottrinali che negare le realtà del piano inclinato della situazione del mondo che Francesco mette sotto gli occhi di tutti).

 

Le altre Chiese cristiane, l’Islam, la Cina

L’altro aspetto profetico della sua azione è quello che riguarda il rapporto con le altre Chiese cristiane, con l’islam e con la Cina. Da questo punto di vista i suoi interventi nei confronti delle chiese evangeliche hanno già segnato un punto di non ritorno. Nei confronti dell’Ortodossia i tentativi non possono andare oltre quel poco che la realtà permette. Con l’Islam la linea è stata la più aperta possibile, contribuendo a un riconoscimento esplicito dei suoi valori spirituali e contrastando le demonizzazioni sparse in tante aree fondamentaliste. In ogni modo il complesso della collocazione internazionale del papato rimane l’altro fatto nuovo; c’è una netta diversità rispetto al passato quando tutto passava sotto la lente dell’anticomunismo, del relativismo, della teologia della liberazione da contrastare. Aldilà dei problemi di gestione della Chiesa Francesco è un punto di riferimento mondiale, sopra le parti, “voce di chi non ha voce”, è una ricchezza per tutta l’umanità. Rimane da ragionare sui “processi da mettere in moto” che Francesco propone perché la Chiesa si rilanci ed affronti al meglio le tante difficoltà di ogni tipo e perché la via sinodale non sia una semplice “voce” della comunicazione del Vaticano. Il percorso è stato avviato con la riforma del sinodo dei vescovi dell’ottobre scorso, i sinodi fatti hanno dato risultati alterni, quasi sempre non sono serviti a niente, in Germania si sta avviando il percorso di un sinodo tedesco, in Italia se ne parla, per ora abbastanza a vuoto. Francesco scommette su questo percorso che potrebbe permettere alle Chiese locali di essere più “libere”. Il prossimo sinodo panamazzonico di ottobre è la grande scommessa. Il documento preparatorio, sull’ambiente, i ministeri e la violenza nei confronti delle popolazioni indigene ha indicato una via di grande prospettiva che non dovrà essere bloccata dalla curia e che il papa dovrebbe avere il coraggio di avvallare.

 

Un Vaticano III?

Il libro si conclude con una conversazione con Hans Küng. Egli appoggia papa Francesco, non sa fino a dove egli potrà arrivare senza spaccare la Chiesa, ritiene che l’attuale episcopato cattolico non sarebbe in grado di celebrare un nuovo Concilio riformatore perché il corpo episcopale è ancora tutto emanazione di Wojtyla e di Ratzinger. Identica era la posizione del card. Martini, perché “si tornerebbe indietro invece che andare avanti”. Probabilmente per questa consapevolezza i movimenti riformatori come We Are Church-Noi Siamo Chiesa non hanno mai fatta propria la bandiera di un Vaticano III.
 

Roma, 16 luglio 2019      

Vittorio Bellavite, coordinatore nazionale NOI SIAMO CHIESA