Dopo Salvini l’Italia torni umana

02-09-2019 - Notizie

Dopo Salvini l’Italia torni umana

di Furio Colombo | Il Fatto Quotidiano  1 Settembre 2019

Sono passati appena due giorni dal distacco di Salvini dalla poltrona, amata con furore, di ministro dell’Interno, e già si ha l’impressione che un respiro di sollievo si sia levato in Italia. Non sarà di tutti, ma di tanti che hanno avuto l’impressione di uscire da un periodo già troppo lungo di emergenza, in cui l’Italia attacca, offende, disprezza e respinge, senza un solo alleato o un solo compagno di viaggio.

Questa emergenza è segnata da un cattivo fiato di guerra che, oltre a generare sentimenti ostili, incontra anche stupore. L’Italia trincerata di Salvini che vuole salvarsi tenendo in mare per settimane donne e bambini si comporta come il leader di un piccolo Paese offeso che teme mancanza di rispetto per la sua irrilevanza. Nel mondo l’Italia è apparsa rovesciata: la piccolezza del suo superministro con poteri esclusivi (così Salvini ha interpretato il suo ruolo) è stata fatta passare per piccolezza e irrilevanza del Paese, che bisogna per forza difendere, se necessario in modo spietato.

Stabilito che Salvini non c’è più, che ha davvero lasciato il Viminale dove giocava con le divise per far apparire i poliziotti come suoi cloni, dove ha seriamente tentato di trasformare le Forze dell’ordine italiane in sgherri che, nel cuore della notte, sgomberano bambini terrorizzati, da case che hanno sempre abitato, stabilito che, anche se diventasse primo ministro non avrebbe mai più il potere incontrollato e arbitrario che si è attribuito in questa prima prova segnata dalla triste allegria della Repubblica di Papeete, siamo certi di poter dire che una sorta di liberazione è avvenuta.

Lo avrete notato: i prefetti – umiliati dai compiti esclusivamente anti “clandestini” che venivano loro imposti in città dove si spara per le strade e si spaccia liberamente, e i mafiosi continuano a frequentare “il circolo” dei cittadini rispettabili – hanno interrotto di loro iniziativa la triste trafila degli sgomberi, eseguiti senza preavviso, senza spiegazioni e senza luoghi alternativi di accoglienza. Nessun governo normale potrà dichiarare, senza mentire, che i porti sono chiusi e nessuna nave affollata di esseri umani (molti torturati nei “porti sicuri” della Libia) sarà tenuta per settimane al largo delle coste italiane, nel mare in tempesta e nel sole di agosto.

S’intende che il clima di tormentosa emergenza che il governo Salvini aveva imposto all’Italia continua ad avere il grande alleato ricevuto in dono dai peggiori personaggi della destra americana, come Stephen Bannon e Stephen Miller: la grande fake news dell’immigrazione organizzata e manovrata per riempire l’Italia di africani che dovranno sostituire i bianchi nel grande complotto.

La paura, del tutto inventata, resta grande e scenderà molto lentamente. Si sa che le superstizioni sono più forti e durature delle religioni organizzate ed è noto che questa superstizione si aggancia al razzismo e ha doppia forza per durare. Però, in questa sua seconda vita, Salvini dovrà far breccia e cercare selfie senza il potere (il suo super potere che non dava alcuna indicazione di un limite nel lavoro di altri colleghi o in quello delle opposizioni o in quello, per Salvini particolarmente odioso, dei competenti). E dunque la sua missione di spargere ostilità e paura sarà molto diversa dai giorni di Papeete, anche se resta duro il lavoro per il ritorno alla civiltà. Se, quando un nuovo governo ci sarà, resta necessario e urgente tornare a un mondo di civiltà che Salvini aveva completamente cancellato.

La storia della civiltà ci insegna che chi rischia di morire deve essere salvato. E dopo averne salvati nove, nessuna persona civile si ferma per dire che dieci però sono troppi. Non ci sono precedenti o esempi nella storia del mondo di salvataggi interrotti perché troppi volevano essere salvati. I Paesi portatori di civiltà devono creare passaggi legali e protetti. In questo modo cominceranno a partecipare alla conoscenza e al controllo della migrazione. Nel linguaggio della civiltà, ma anche nel significato normale delle parole, “illegale” non vuol dire “clandestino”. Clandestino è chi si nasconde deliberatamente alle istituzioni e alle Forze dell’ordine. Qui è il contrario. Gli illegali cercano disperatamente una attenzione che non riescono a ottenere.

E per smontare del tutto la leggenda sovranista, si deve dire che gli scafisti hanno spesso il merito di fare ciò che alla Marina militare di un Paese civile e ai suoi volontari viene impedito di fare. Se l’epoca della mortuaria emergenza di Salvini è finita, una nuova strada della convivenza umana può cominciare.