Enzo Bianchi e Bose - rassegna stampa

03-06-2020 - Notizie

Il nostro cammino di Comunità di Bose in “Monastero di Bose” del 1 giugno 2020

 

All’indomani della solennità della Pentecoste, la Comunità di Bose ha accolto la notizia che il suo fondatore, fr. Enzo Bianchi, assieme a fr. Goffredo Boselli e a sr. Antonella Casiraghi hanno dichiarato di accettare, seppure in spirito di sofferta obbedienza, tutte le disposizioni contenute nel Decreto della Santa Sede del 13 maggio 2020. Fr. Lino Breda l’aveva dichiarato immediatamente, al momento stesso della notifica. A partire dai prossimi giorni, dunque, per il tempo indicato nelle disposizioni, essi vivranno come fratelli e sorella della Comunità in luoghi distinti da Bose e dalle sue Fraternità. Ai nostri amici e ospiti che ci hanno accompagnato con la preghiera e l’affetto in questi giorni difficili chiediamo di non cessare di intercedere intensamente per tutti noi monaci e monache di Bose ovunque ci troviamo a vivere. Pregate per ciascuno di noi, e per la Comunità nel suo insieme, perché possa proseguire nel solco del suo carisma fondativo: fedele alla sua vocazione di comunità monastica ecumenica di fratelli e sorelle di diverse confessioni cristiane, continui a testimoniare quotidianamente l’evangelo in mezzo agli uomini e alle donne del nostro tempo

 

 

ll giorno 02/giu/2020, alle ore 09:10, "Enrico Peyretti enrico.peyretti@gmail.com [sullasoglia]"< sullasoglia@yahoogroups.com> ha scritto:

 

La vicenda di Bose e il Vaticano si è chiusa, ora, 1 giugno, con l'obbedienza degli allontanati. Rimane in tutti gli amici e gli osservatori l'amarezza per le divisioni interne come per i metodi dell'intervento d'autorità. In tutte le comunità evangeliche c'è da riflettere umilmente sulla necessaria testimonianza di pace paziente e positiva, di concorde soluzione dei conflitti naturali, di come va esercitato nella chiesa il ministero dell'unità e della guida. Senza di ciò non c'è veramente la chiesa fraterna. Osservando i poteri del mondo, Gesù ha detto: "Non così tra voi". E' stato un dolore: che ora sia un umile insegnamento, a tutti i gradi di responsabilità. E che le cose di tutti siano gestite da tutti.

 

Padre Bianchi: fatemi restare. Ma il Papa gli ha detto di no

 Fra Enzo ha accettato di andarsene

di Carlo Tecce | 3 Giugno 2020

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Papa Francesco ha punito due volte il fratello Enzo Bianchi, fondatore e già priore della comunità monastica di Bose. La prima col decreto vaticano del 13 maggio scorso che ne disponeva l’allontanamento, dopo una visita apostolica che ha sancito la burrascosa convivenza col successore Luciano Manicardi. La seconda, negli ultimi giorni, respingendo i tentativi di Bianchi di ottenere una sorta di clemenza papale o quantomeno misure più tenui, non così severe. Lunedì, a tarda sera, invece, l’ex priore ha ceduto. Padre Amedeo Cencini, stimato psicologo della Chiesa e delegato pontificio a Bose, ha convinto Bianchi a lasciare la sua comunità a tempo indeterminato. Una vicenda amara per la Chiesa.

Per seminare lo spirito rivoluzionario del Concilio Vaticano II, nell’inverno del ‘65, un giovane Bianchi, astigiano di Castel Boglione, affittò una cascina in disuso nella frazione di Bose, comune di Magnano, provincia di Biella. Qui il fratello Bianchi, che non s’è mai fatto prete, costruì quella che ai sensi del diritto canonico è un’associazione privata di laici, ma per la Chiesa più visionaria è una comunità cristiana di monaci, uomini e donne, cattolici e protestanti: religiosi impegnati nel dialogo tra le religioni.

Negli anni, Bianchi ha assunto il ruolo di portavoce e di riferimento della Chiesa progressista, subendo le prevedibili contumelie di quella tradizionalista. Ha collaborato con la Chiesa di Benedetto XVI, ma soprattutto con il pontificato di Jorge Mario Bergoglio. È papa Francesco che l’ha elevato a simbolo per l’unità dei cristiani e l’ha nominato consulente del Pontificio consiglio e poi uditore all’assemblea generale del sinodo dei vescovi sui giovani.

Nel gennaio del 2017, a 74 anni non ancora compiuti, ben prima del 75esimo prologo della pensione nel clero, il fratello Bianchi, chiamato anche padre Bianchi, si dimise da priore di Bose e fu elettore, assieme ai confratelli, del vice Luciano Manicardi. In Vaticano si celebrò la pacifica e cordiale transizione di una comunità ormai diffusa in Italia con altre quattro sedi. Quel passaggio di consegne, secondo le indagini vaticane, di fatto non è avvenuto.

All’indomani della festa dell’Immacolata, il 9 dicembre, su richiesta dell’intera comunità e del priore Manicardi, il Vaticano ha spedito a Bose una commissione ispettiva di alto profilo: il già citato Cencini, consultore della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica; il padre Abate Guillermo Leon Arboleda Tamayo; la madre Anne Emmanuelle Devéche. Per circa un mese gli inviati di Francesco – perché la vicenda, va precisato, è stata seguita direttamente dal pontefice – hanno svolto l’inchiesta, ascoltato e riascoltato gli abitanti della comunità, hanno scartabellato i documenti negli archivi, hanno verificato le molteplici segnalazioni ricevute. In gran segreto, la relazione di Cencini e colleghi è stata consegnata a papa Francesco.

Nessun altro esame è stato affidato alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata, se non l’ordine di Bergoglio, firmato dal cardinale Pietro Parolin, il segretario di Stato, di espellere Bianchi e altri quattro monaci da Bose, il fratello Goffredo Boselli, il fratello Lino Breda e la sorella Antonella Casiraghi per “seri e gravi problemi nell’esercizio dell’autorità” di Manicardi. In sostanza, Bianchi è accusato di aver sabotato con i suoi amici il governo di Manicardi finché la comunità dei laici, pare compatta, non si è ribellata. Dopo che Cencini ha notificato il provvedimento, Breda si è presto adeguato, mentre Bianchi ha cercato di negoziare con il Vaticano una soluzione diversa per sé e pure per Boselli e Casiraghi. Papa Francesco, però, è stato irremovibile. Questo rigido atteggiamento ha innescato le più svariate illazioni. Per il Vaticano la permanenza di Enzo Bianchi a Bose mette a rischio l’esistenza della comunità. Condannando se stesso, Bianchi ha salvato Bose.

Enzo Bianchi accetta di lasciare la comunità di Bose con “sofferta obbedienza”

      La Stampa  02 Giugno 2020

 

 

Enzo Bianchi ha accettato, con «sofferta obbedienza», di lasciare Bose, la comunità del Biellese da lui stesso fondata nel 1965, dopo le incomprensioni e i contrasti con il nuovo priore Luciano Manicardi e il resto del monastero. Era stato un decreto papale a ordinare il temporaneo allontanamento dalla struttura, nota a livello internazionale per essere in prima fila nel dialogo ecumenico. In una nota della stessa comunità, si spiega che Bianchi, 77 anni, uno dei più noti teologi e divulgatori cattolici in Italia, si è allontanato insieme a due fratelli e una sorella molto legati all'ex priore: Lino Breda, Goffredo Boselli e Antonella Casiraghi. «All'indomani della solennità della Pentecoste, la comunità di Bose ha accolto la notizia che il suo fondatore, fr. Enzo Bianchi, assieme a fr. Goffredo Boselli e a sr. Antonella Casiraghi hanno dichiarato di accettare, seppure in spirito di sofferta obbedienza, tutte le disposizioni contenute nel Decreto della Santa Sede del 13 maggio 2020 – si legge sul sito della comunità -. Fr. Lino Breda l'aveva dichiarato immediatamente, al momento stesso della notifica. A partire dai prossimi giorni, dunque, per il tempo indicato nelle disposizioni, essi vivranno come fratelli e sorella della comunità in luoghi distinti da Bose e dalle sue fraternità. Ai nostri amici e ospiti che ci hanno accompagnato con la preghiera e l'affetto in questi giorni difficili chiediamo di non cessare di intercedere intensamente per tutti noi monaci e monache di Bose ovunque ci troviamo a vivere». «Pregate per ciascuno di noi, e per la comunità nel suo insieme, perché possa proseguire nel solco del suo carisma fondativo: fedele alla sua vocazione di comunità monastica ecumenica di fratelli e sorelle di diverse confessioni cristiane, continui a testimoniare quotidianamente l'evangelo in mezzo agli uomini e alle donne del nostro tempo», conclude la nota.

 

 

Enzo Bianchi accetta decreto; lascerà la comunità di Bose

 

Luciano Moia e Riccardo Maccioni, AVVENIRE   lunedì 1 giugno 2020

 

A confermare la notizia è il sito della fraternità. Trovata l'intesa, l'ex priore raggiungerà la località che gli sarà assegnata

 

 

Bose ritrova la serenità. Dopo lunghi mesi di tensione, è stato trovato un accordo che mette d’accordo tutti. Questa sera a tarda ora, dopo tre giorni di dialogo e di incontri, c’è stata la svolta sofferta ma tanto attesa. Nessun vincitore, nessun vinto.

L’ex priore Enzo Bianchi e i tre confratelli a cui un decreto della Segreteria di Stato ha imposto l’allontanamento, hanno trovato l’intesa con il delegato pontificio, padre Amedeo Cencini, incaricato di far rispettare il provvedimento. Nei prossimi giorni l’accordo sarà perfezionato. Bianchi ha accettato di allontanarsi da Bose a “tempo indeterminato” e raggiungerà la località che gli sarà indicata.

Per i due fratelli Goffredo Boselli e Lino Breda il periodo di lontananza sarà di cinque anni, ma in un monastero diverso. Stesso tempo di “assenza forzata”, ma con una destinazione ancora diversa, per Antonella Casiraghi, la sorella compresa nella stessa decisione vaticana.

L’intera comunità riunita ha appreso la notizia con un sospiro di sollievo. Non tanto perché l’ex priore e gli altri confratelli hanno scelto di allontanarsi secondo le indicazioni della Santa Sede, sulla base di un documento “approvato in forma specifica dal Papa”. Quanto per la possibilità che questa incomprensione possa essere ricomposta in tempi ragionevoli.

Non si tratta infatti di un allontanamento permanente. Nessun siluramento, nessuna volontà di “scacciare” Enzo Bianchi dalla realtà che lui stesso ha ideato e costruito 55 anni fa. Ma la richiesta di un tempo di riflessione, in una località diversa, per permettere a tutti di ritrovare serenità e di ridefinire gli obiettivi connessi al carisma di Bose. La speranza di tutti è che questo periodo si possa chiudere, secondo le modalità e i tempi che saranno definiti con l’aiuto della Segreteria di Stato, per riavviare tutti insieme un percorso di fraternità di nuovo importante e sereno. Con l’accordo siglato ieri sera, e che ora dovrà essere perfezionato con le indicazioni delle varie destinazioni per Bianchi e per i confratelli che avevano deciso di rimanere legati a lui, si chiude però un periodo difficile.

Ci vorrà probabilmente tempo per rimarginare una ferita che rischiava di danneggiare l’immagine di Bose, confondere i tanti amici della comunità e, soprattutto disorientare i fratelli delle diverse confessioni cristiane che ormai da decenni guardano alla piccola realtà del Biellese come a un faro di speranza nel segno dell’unità. Con questa consapevolezza si è mossa la Segreteria di Stato. Prima i tentativi di ricomporre in via informale le incomprensioni che si erano create tra il fondatore di Bose, il nuovo priore Luciano Manicardi e il resto della comunità.

Poi, di fronte agli esiti poco efficaci di questi inviti al dialogo, la decisione di un passo formale, più impegnativo certo, ma anche più efficace per imprimere una svolta a una stagnazione rischiosa per tutti. Così tra il 6 dicembre 2019 e il 6 gennaio 2020 i visitatori apostolici – la delegazione vaticana era formata dall’abate Guillermo Leon Arboleda Tamayo, da suor M.Anne Emmanuelle Devéche, abbadessa di Blauvac e dallo stesso padre Cencini – hanno ascoltato a lungo, spesso per intere giornate, il fondatore, il nuovo priore e tutti i membri della comunità. Sulla base della loro relazione, la Santa Sede ha emanato il decreto che, lo scorso 13 maggio, ha deciso l’allontanamento temporaneo di Enzo Bianchi e degli altri tre confratelli.

Una decisione accolta dell’ex priore con profonda sofferenza. “Siamo disposti, nel pentimento, a chiedere e a dare misericordia”, aveva dichiarato mercoledì scorso in un comunicato. E misericordia, nell’ascolto paziente e nella disponibilità ad accogliere le sue considerazioni fino all’accordo finale, è stata impiegata con autentico spirito di fraternità senza ricorrere agli strumenti ultimativi del diritto canonico. Sarebbe stato davvero spiacevole infatti che la decisione di perseverare nella non obbedienza fosse sfociata in un decreto di dimissioni dalla comunità da parte della Santa Sede. Scelta che, pur prevista dalle norme, nessuno ha mai davvero preso in considerazione.

E alla fine la buona volontà dimostrata da entrambe le parti è stata premiata. Bose ora può ripartire. Può mettere da parte le incomprensioni “per quanto riguarda l’esercizio dell’autorità e la gestione del governo”, può ritrovare il clima fraterno e rimettere a punto le linee portanti per quel processo di rinnovamento che, come auspicato dal priore Manicardi, intende imprimere nuovo slancio alla vita monastica ed ecumenica. Certo, le questioni sul tappeto sono tante e importanti, a cominciare dalla configurazione giuridica di Bose che, a oltre mezzo secolo dalla fondazione e nonostante la statura internazionale conquistata, è rimasta un’associazione privata di fedeli che dipende dal vescovo locale. Forse una struttura inadeguata per la svolta decisa oggi che apre alla comunità nuove e ancora più rilevanti prospettive.