Mobilitazione civile

02-09-2020 - Notizie

“Mobilitazione civile”  di Giovanni Valentini | 2 Settembre 2020

Cari mamme e papà, la scuola riguarda tutti: collaboriamo

 

Cari signori Genitori, vogliamo cercare di riaprire le scuole, per far studiare più o meno regolarmente i nostri figli e nipoti, oppure vogliamo discutere su chi deve misurare la febbre ai ragazzi prima di farli uscire di casa o di farli entrare in classe? O magari, se-come-e-quando devono indossare la mascherina di protezione? Oppure, vogliamo continuare a dibattere sull’aumento della “capienza massima” dei mezzi pubblici dal 75 o all’80 per cento, salvo eccezioni? O non possiamo provare magari a organizzarci anche fra di noi, marito e moglie, nonno e nonna, parenti e conoscenti, per accompagnarli a turno in auto, in moto o motorino e andare a riprenderli a fine giornata?

La riapertura delle scuole non è solo un problema del governo, della volenterosa ministra Azzolina o del solerte ministro Speranza. È un problema di tutti noi, grandi e piccoli, giovani e anziani. E per quanti ritardi, incertezze e omissioni si possano attribuire ai politici, siamo noi cittadini che dobbiamo impegnarci a soccorrere i ragazzi in questa emergenza sanitaria e socio-educativa, per partecipare a una mobilitazione civile senza aspettare che sia la Protezione civile, o chi per essa, a intervenire e a risolvere tutto.

Dovrebbe essere, la ripresa dell’attività scolastica, anche un problema dell’opposizione, di un’opposizione responsabile e costruttiva. Ma qui si ha l’impressione che il centrodestra, più che alla riapertura delle aule, punti all’apertura di una crisi di governo. A lanciare spot elettorali. A strumentalizzare la situazione a fini di propaganda politica. A demonizzare e delegittimare le mascherine, piuttosto che a sostenerne l’uso e l’utilità. A disquisire se è opportuno che i banchi mono-posto abbiano le rotelle o meno. E magari, a dar ragione a quegli insegnanti che si rifiutano – chissà mai perché – di sottoporsi al test sierologico che è un semplice prelievo del sangue a scopi e-pi-de-mio-lo-gi-ci. Vale a dire d’indagine e di prevenzione.

Lamentiamo da sempre la “separazione” o il distacco fra la scuola e la famiglia. I genitori che non parlano con i professori e viceversa. O i genitori che difendono i figli anche quando non studiano e prendono brutti voti in pagella. Adesso potremmo mettere in pratica tutti i nostri buoni propositi. L’istruzione spetta in primo luogo alla scuola, ma la formazione presuppone e implica una collaborazione continua con la famiglia. Nessuna di queste due “istituzioni” sociali può delegare all’altra, in esclusiva, il compito e la responsabilità di far crescere i giovani e aiutarli a diventare adulti.

“Non chiedetevi cosa può fare il vostro Paese per voi, chiedete che cosa potete fare voi per il vostro Paese”, esortò un grande presidente americano come John Fitzgerald Kennedy nel suo celebre discorso d’insediamento alla Casa Bianca nel 1961. Ecco, più modestamente, noi genitori e nonni possiamo chiederci ora che cosa possiamo fare per la scuola, per la pubblica istruzione, per l’educazione civica. Cioè, per il futuro delle giovani generazioni e del nostro Paese. Questa potrebbe essere anche l’occasione propizia per ammodernare e rilanciare finalmente la scuola, all’insegna della condivisione, nell’interesse e a vantaggio della comunità nazionale. Magari predisponendo e utilizzando, se e quando necessario, anche la didattica a distanza. Di riforme scolastiche, nell’Italia repubblicana, ne abbiamo già avute diverse. Oggi, nell’era post-Covid, sarebbe già tanto non replicare il “modello Billionaire”.