Fratelli tutti. Critiche a populisti, nazionalisti e liberali...

05-10-2020 - Notizie

Fratelli tutti. Critiche a populisti, nazionalisti e liberali: l’enciclica tutta politica di Francesco

di Fabrizio D’Esposito | il Fatto Q.  5 Ottobre 2020

La politica com’è oggi: “Ricette effimere di marketing che trovano nella distruzione dell’altro la risorsa più efficace”. E la politica come dovrebbe essere: “Carità, cuore dello spirito della politica”. La terza enciclica di papa Francesco è anche e soprattutto un documento di altissimo valore politico, nell’accezione più ampia del termine. Pagine che restituiscono una dimensione nobile della cosa pubblica quasi dimenticata in questo tempo di nazionalismi e populismi animati dall’odio.

Com’è ormai noto da settimane, l’enciclica ha un titolo francescano, nel senso del santo d’Assisi: Fratelli tutti. E il suo svolgimento tende alla fraternità e all’amicizia sociale, nel solco di “un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio”. Papa Bergoglio pone all’inizio la visita di San Francesco al Sultano Malik-al-Kamil in Egitto come critica alle guerre dialettiche che vogliono imporre dottrine. Insomma nessuna paura del diverso che sia un islamico, un migrante, un povero. Qui c’è anche la citazione dell’abbraccio ad Abu Dhabi nel febbraio del 2019 tra lo stesso pontefice e il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb.

Ma è appunto il cupo quadro politico di oggi, più che il timore di una guerra religiosa, a muovere il pensiero di Francesco. Ché il dissolversi della “coscienza storica” mette in pericolo, per esempio, l’ideale di un’Europa veramente unita e umana. Sotto accusa ci sono i “nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi” che arrivano finanche a manipolare e svuotare espressioni fondamentali come democrazia, libertà, giustizia, unità. Oggi, in politica, “vincere è sinonimo di distruggere”. Da qui la rinascente xenofobia, perché “il razzismo è come un virus che muta facilmente”. Francesco si sofferma su quei nazionalismi che da Trump agli italiani Salvini e Meloni fanno leva sui sentimenti cristiani dei loro elettori: “È inaccettabile che i cristiani condividano questa mentalità e questi atteggiamenti, facendo a volte prevalere certe preferenze politiche piuttosto che profonde convinzioni della propria fede”.

Alla “migliore politica” è dedicato l’intero quinto capitolo della Fratelli tutti. Qui, attenzione, il pontefice argentino (mèmore delle sue radici peroniste, anti-liberali e anti-globaliste) rifiuta la “divisione binaria” tra populista e non populista e fa perno sulla carica positiva della “categoria mitica” del popolo, da contrapporre alle “visioni liberali individualistiche” ossessionate dal profitto e dalla riduzione dei costi del lavoro.

Insomma c’è un populismo “insano”, quello chiuso e che deforma la parola popolo, e uno invece che identifica “coloro che difendono i diritti dei più deboli della società”. Il termine giusto, per Francesco, è “popolare”: “Ci sono leader popolari capaci di interpretare il sentire di un popolo, la sua dinamica culturale e le grandi tendenze di una società”. Ovviamente, la costruzione di una nuova fraternità (“un’unica umanità”) non può non tenere conto di un’emergenza, quella pandemica, che sta cambiando il mondo. In ogni caso, il Coronavirus, al contrario di quanto sostengono i clericali di destra, non può essere un “castigo divino”. Semmai è “la realtà che geme e si ribella”.